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Home | ©2012 La Finanza sul Web | Articolo visto 15325 volte 18 giugno 2012

Finanza ed etica: un accordo è possibile

Di Redazione  •  Inserito in: Ricerche e Studi

di Laura Vitale e Francesca Tufino

La finanza etica nasce come critica al sistema di relazioni economiche della finanza classica, e all’uso “distorto” che, con pratiche speculative, viene fatto del denaro. E’ una finanza alternativa a quella tradizionale che, pur mantenendone i meccanismi di base (l’intermediazione, la raccolta, il prestito), ne riformula i valori di riferimento: la persona anziché il capitale, l’idea e non solo il patrimonio, l’equa remunerazione dell’investimento piuttosto che la speculazione. E, al canonico parametro di valutazione rischio/rendimento, si aggiunge una valorizzazione del riflesso dell’investimento sull’economia “reale” che mira a dare una valenza anche sociale alle scelte d’investimento.  Che siano Fondi comuni o banche o fondazioni o cooperative finanziarie, tutto è rigorosamente “etico”: sostanziarsi nell’organizzazione e nella gestione dei servizi d’intermediazione finanziaria con lo scopo di rispettare determinati valori umani, sociali e ambientali e addivenire al raggiungimento di obiettivi moralmente vincolanti: questo il comun denominatore delle diverse manifestazioni della finanza etica.

L’argomento è di grande attualità; sono molti infatti i convegni che, in questo particolare momento, studiano la finanza etica come motore di cambiamento per l’economia. Ed il fatto che già da molti anni si sia diffusa una concezione di etica associata alla finanza palesa l’esistenza di una qualche grave patologia insita nella finanza tradizionale.

 

Irrobustiti dalla crisi

 

I Socially Responsabile Investment “puri” o SRI,  solo in Europa  hanno superato le 600 unità, con asset gestiti superiori ai 50 miliardi di euro e soprattutto con incrementi costanti anche tra la fine del 2008 e il 2009, il che, visto il periodo più incerto che i mercati finanziari hanno attraversato, è tutto dire. Il messaggio di questi dati è chiaro: la crisi, anziché indebolire, ha irrobustito  i driver che sostengono questa crescita. L’aumento dei fondi SRI in numero e asset è una prova importante, e soprattutto facilmente visibile, di come questo nuovo modo di concepire la finanza si stia affermando.

Certo è che la finanza etica non si configura come esperienza umanitaria, altrimenti non sarebbe finanza.

L’aver compreso che la crescita è la leva più importante su cui contare per uno sviluppo sociale delle imprese, dell’occupazione e del benessere in genere, non significa infatti che le banche etiche siano associazioni di beneficienza o che gli investitori di fondi etici non siano interessati al rendimento.  I termini “finanza” ed “etica” non sono dunque antitetici e l’associazione dei due è tutt’altro che forzata: esprime infatti in maniera viva la necessità di riportare la finanza e più in generale i soggetti finanziari a svolgere la loro funzione originaria di garanti del risparmio, di operatori che agevolino il trasferimento delle risorse nel tempo e nello spazio e, soprattutto, che sostengano lo sviluppo dell’economia reale, evitando gli impieghi puramente speculativi. E’ proprio in questo contesto che s’inserisce la teoria espressa dalla finanza etica: far sì che le proprie istituzioni si configurino come imprese sociali di mercato.

 

 Imprese sociali di mercato

 

La moderna finanza etica nasce nei primi anni del XX secolo quando in Usa si aprì un dibattito sul rapporto tra finanza e religione (protestante) e tra profitto e morale. Molte istituzioni religiose consideravano immorale investire i propri risparmi in società fabbricanti o commercializzanti alcool, tabacco, gioco d’azzardo e pornografia. Come risposta a questa assunzione di responsabilità morale da parte degli investitori nacque nel 1928 il Pioneer Fund, il primo fondo etico che gestiva gli investimenti finanziari di istituzioni religiose statunitensi.

Passata la seconda guerra mondiale, tra gli anni ‘60 e ‘70 del secolo scorso, numerose comunità religiose ed università americane (quindi stavolta sono coinvolti anche i laici) si rifiutarono di investire in titoli di aziende coinvolte nella guerra del Vietnam.  

Nel 1971 nacque il primo fondo etico dell’era moderna, il Pax World Fund, che escludeva dal cosiddetto “universo investibile” le società collegate al settore degli armamenti. In Gran Bretagna la diffusione della finanza etica ebbe inizio negli anni ‘80 con lo Stewardship Unit Trust. In quegli anni, intanto, un altro grande tema stava diventando particolarmente sentito dagli investitori eticamente orientati ed era quello dei diritti umani, con specifico riferimento al regime di apartheid allora vigente in Sudafrica. In quegli anni, molto importante è ricordare anche la nascita della società di servizi per gli investimenti etici EIRIS 

 

Dal microcredito alle Mutue Autogestione

 

Senz’altro però la finanza etica vive la sua più sorprendente esperienza nei paesi in via di sviluppo con la nascita della madre di tutte le banche etiche, la Grameen Bank, l’istituto di credito fondato nel 1976 in Bangladesh dal professore universitario, Muhammad Yunus. L’idea di fondo che ne ha ispirato la nascita e lo sviluppo è che per risolvere il problema della povertà bisogna puntare sul concedere giuste opportunità alle persone, facendo leva sulle capacità esistenti e sulla validità dei loro progetti imprenditoriali. Questa banca ha il merito di aver diffuso l’idea del microcredito,  che è praticato in più di 58 paesi..

Venendo all’Europa, le esperienze apripista sono senz’altro, la nascita in Olanda nel 1980 della Triodos Bank, il cui obiettivo è quello di sostenere lo sviluppo di imprese impegnate nella produzione agricola e industriale ecocompatibile e la fondazione in Germania, sulla spinta del movimento verde, della Ökobank la cui mission è sostenere lo sviluppo di attività legate alla tutela dell’ambiente, al commercio equo e alla salute.

Anche l’esperienza italiana della finanza etica nasce tra la fine degli anni ’70 e gli inizi degli anni ’80 con l’emergere del risparmio autogestito quando, grazie a molte organizzazioni di volontariato, si fece chiara l’esigenza di una più ampia concezione dello sviluppo umano e sociale, uno sviluppo ove la produzione della ricchezza e la sua distribuzione si fondassero sui valori della solidarietà civile, piuttosto che sull’imperativo dell’efficienza. Sono le Mag (Mutua Autogestione) le figure di riferimento della finanza etica in Italia, delle cooperative finanziarie autogestite che  raccolgono il risparmio tra i propri soci per finanziare progetti con elevata utilità sociale. La loro filosofia si basa sulla partecipazione dei soci alla gestione, su interventi rivolti verso progetti di cooperative e associazioni oltre che su garanzie degli impieghi basate sulla conoscenza delle persone e dei progetti da finanziare.

 

Nasce la Banca Popolare Etica

 

La ristrutturazione del sistema creditizio italiano avvenuta nei primi anni ’90 portò le Mag esistenti a dover affrontare nuovi e pesanti vincoli (capitale, oggetto sociale, operatività). Per evitare che l’esperienza finanziario-sociale accumulata in tanti anni andasse persa, nacque l’esigenza di creare una banca, che potesse fare ciò che le Mag si erano prodigate a fare, fino a quel momento, nel loro ambito territoriale. Nel marzo del 1999 si compie il progetto della Banca Popolare Etica, un istituto finanziario ordinario sottoposto alla vigilanza di Banca d’Italia che ha come obiettivo principale quello di gestire il risparmio per orientarlo verso iniziative socio-economiche che perseguano finalità sociali, operando nel rispetto della dignità umana e della natura.

Banca Etica nasce consapevole che lo sviluppo della finanza etica, come strumento di cambiamento, ha bisogno di un orizzonte ampio e di una prospettiva politica transnazionale, per cui fin da subito rafforza la propria partnership europea e i rapporti con le istituzioni comunitarie. La prima rete europea che ha visto la partecipazione di Banca Etica è stata INAISE, l’Associazione Internazionale degli Investitori nell’Economia Sociale, i cui soci, attraverso le loro politiche di investimento, promuovono lo sviluppo di organizzazioni e imprese operanti nei settori dello sviluppo sostenibile ed ambientale, dell’economia sociale, dello sviluppo sociale, dell’educazione e della formazione. Nel 2001, Banca Etica, insieme ad altre cinque istituzioni finanziarie europee, ha poi dato vita a FEBEA, la Federazione Europea Banche Etiche ed Alternative. Nel 2002, d’intesa con altre nove istituzioni finanziarie europee (tutte già associate di FEBEA), è stata fondata SEFEA, una Società Europea di Finanza Etica ed Alternativa, nata come strumento operativo in grado di sostenere finanziariamente e non, i propri soci, creando quelle sinergie che solo una rete può generare.

Oggi, la Fondazioneculturale Responsabilità Etica, Banca Popolare Etica, Etica Sgr (la società di gestione del risparmio istituita da Banca Etica che dal 2003), EtimosFEBEA, SEFEA e l’azienda agricola la Costigliola (una società agricola istituita nel 2005 che rappresenta la “casa” del Sistema, intesa come luogo fisico, fulcro e motore di iniziative, incontri e sperimentazioni sui molteplici temi dello sviluppo sostenibile) costituiscono il Sistema Banca Etica: attori diversi della finanza etica uniti da una storia e da obiettivi comuni e ispirati da un lungo percorso di cittadinanza attiva e responsabile. Dal 2005 Banca Etica è anche partner di Fiare.

I tre soggetti finanziari nel 2006 hanno costituito un gruppo di lavoro comune che ha verificato la presenza di un sistema di valori condiviso. L’idea, scaturita dal gruppo di lavoro, è quella di costruire una banca popolare etica europea con sede in Italia, organizzata col modello delle circoscrizioni territoriali di Banca Popolare Etica; una banca indipendente, autonoma e decentrata che cerchi, assieme alle reti internazionali esistenti, di promuovere lo sviluppo di una società “giusta”.

 

Il metodo di valutazione per concedere credito

 

Ma responsabilità etica ed efficienza vanno d’accordo? L’efficienza rimane una componente cruciale della responsabilità etica, del resto è proprio l’assunzione di responsabilità, sia nel mettere a disposizione il proprio risparmio sia nel farne un uso economicamente costruttivo, il fondamento di una partnership tra soggetti con pari dignità. I  criteri di riferimento per gli impieghi sono la responsabilità sociale e ambientale, e la promozione degli stessi avviene valutando i progetti col duplice criterio della vitalità economica e dell’utilità sociale. Una volta individuati progetti “eticamente bancabili” si procede col doppio studio di fattibilità. Nella valutazione delle imprese/organizzazioni/enti oggetto di finanziamento, alla tradizionale istruttoria bancaria si aggiunge infatti un’istruttoria etica che sia in grado di valutare l’effettivo valore sociale ed economico dell’impresa che richiede il fido o la facilitazione. Il metodo di valutazione seguito da Banca Etica costituisce uno dei metodi più originali concepiti nell’ambito della finanza etica. Il metodo in questione, detto VARI (Valori Requisiti Indicatori) parte dalla definizione di nove Valori fondamentali per Banca Etica che il richiedente deve dimostrare di rispettare (partecipazione democratica, trasparenza, pari opportunità, rispetto dell’ambiente, qualità sociale, rispetto delle condizioni di lavoro, volontariato, solidarietà verso le fasce deboli, legami territoriali). Ad ogni Valore corrispondono dei Requisiti essenziali che ne garantiscono il rispetto. Definiti Valori e Requisiti è indispensabile identificare gli Indicatori che permettono la verifica del rispetto degli stessi: la semplicità di osservazione, la significatività, la rilevanza, la misurabilità, la comprensibilità, la coerenza, la riproducibilità, l’affidabilità.

Per la realizzazione dell’istruttoria etica, la banca si avvale in via prioritaria delle Circoscrizioni Locali, in virtù del loro radicamento nel territorio e della loro conoscenza delle reti locali di economia sociale e civile. Per la raccolta delle informazioni le Circoscrizioni, a loro volta,  si avvalgono della figura del valutatore socio-ambientale, incaricato dell’applicazione del modello VARI.

Oltre a quelle adottate dalla Banca Etica, sono molte le metodologie che supportano l’attività di “Ethical screening” volta all’identificazione/selezione  del beneficiario dell’investimento e che consentano la SWOT analysis  di un investimento etico. Si segnala a riguardo la continua proliferazione di organizzazioni indipendenti che si occupano di assegnare alle imprese veri e propri “rating etici”.    

 Altra caratteristica cruciale della finanza etica è la trasparenza. Qualsiasi atto deve essere di dominio pubblico, poiché il rispetto dell’impiego del risparmio dei cittadini deve trovare riscontro nei criteri di ripartizione della ricchezza. Ne discende che i beneficiari del credito debbono avere requisiti, soggettivi e oggettivi, tali da contribuire al benessere della comunità, le attività finanziarie devono rendicontare in modo minuzioso e completo l’attività ex ante (budget sociale) ed ex post (Bilancio Sociale)  nonché l’intera amministrazione della struttura.

 

Performance uguali o addirittura superiori

 

Ma chi investe in Fondi Etici subisce perdite in conto capitale? Cioè l’etica ha un “costo”? Si, quello di limitare le proprie scelte di investimento a un sottoinsieme del portafoglio di mercato. In sostanza, l’investitore etico deve aggiungere al classico criterio di minimizzazione del rischio per un dato livello di rendimento (o, analogamente, massimizzazione dei rendimenti per un dato livello di rischio), l’ulteriore vincolo di possedere una quota di investimento pari a zero su quei titoli che violano i propri criteri di eticità. Il sacrificio si sostanzia quindi in minore capacità di diversificazione. Ma se i criteri di esclusione fissati non sono troppo restrittivi, la diversificazione è possibile e il costo aggiuntivo è addirittura trascurabile. Un criterio generalmente adottato dai fondi etici per assicurare una adeguata diversificazione è quello del “best in class”, ovvero della selezione di quelle imprese che in ciascun settore sono all’avanguardia nella responsabilità sociale.

E l’evidenza cosa mostra? Il dato è che, nonostante i maggiori vincoli operativi dei gestori etici, le performance ottenute dai fondi etici risultano perfettamente in linea con quelle degli altri fondi dimostrando spesso, andamenti superiori. Il Premio Alto Rendimento 2011, prestigioso riconoscimento promosso da Il Sole 24 Ore,  è stato attribuito a due dei fondi comuni di investimento di Etica Sgr: Valori Responsabili Azionario ha vinto come “Miglior fondo azionario geografico-azionario internazionale”, mentre Valori Responsabili Bilanciato come “Miglior fondo italiano-fondi bilanciati”. Il premio, che si riferisce ai rendimenti dei due fondi su tre anni (periodo 2008-2010), è la conferma di come una finanza che valuta aziende e Stati sulla base della responsabilità sociale e ambientale possa costituire una scelta vincente. Insomma il fondante impegno sociale non toglie nulla ai rendimenti e alla sicurezza dei prodotti offerti, anzi nel medio e lungo periodo la valutazione socio-ambientale aggiunge valore. L’auspicio per il futuro è che, come già sta accadendo all’estero,  gli investimenti sostenibili smettano di essere una piccola nicchia, divenendo un vero e proprio mainstream. Una nuova realtà finanziaria che possa essere uno strumento per realizzare più efficacemente il “sogno” di un’altra economia che non solo è possibile ma necessaria. Un antico detto ebraico, tratto da La teoria delle Felicità Economica (Bonder N. 1999), cita, infatti, “la strada più lunga è quella che va dal cuore alla tasca”. Lunga si, ma non impossibile.

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