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Home | ©2012 La Finanza sul Web | Articolo visto 12656 volte 26 settembre 2012

Energia geotermica: una risorsa che l’Italia può sfruttare di più

L’Italia ha un elevato potenziale geotermico, una tradizione nel suo sfruttamento ed un know how tecnologico che esportiamo

Di Redazione  •  Inserito in: Economia Italiana

di Patrizia Licata

 

La geotermia in Italia rappresenta non solo una fonte di energia alternativa che aiuta il paese a ridurre la dipendenza dalle fonti fossili e le emissioni inquinanti, ma un’industria con alte competenze tecnologiche. Non sempre riconosciuta. Eppure da sempre (i primi sviluppi risalgono agli inizi del Novecento) abbiamo un primato nella produzione di energia elettrica che sfrutta le grandi temperature nelle profondità nel sottosuolo, e fino a qualche decennio fa eravamo uno dei pochi paesi del mondo a utilizzare questa risorsa. Oggi in Italia la produzione di elettricità con la geotermia delle alte temperatura (particolarmente sviluppata in Toscana) si aggira sui 5650 gigawatt orari annui, grazie a una trentina di impianti con una capacità di 772 megawatt.

La geotermia per la generazione di elettricità ha ricevuto slancio nel 2010 con il decreto legislativo 22/2010, dopo il quale si sono registrate 110 richieste per nuovi permessi di ricerca, di cui 21 già assegnati, per un totale di 11.000 km quadrati di superficie coperta; decine di nuovi soggetti sono entrati sul mercato e sono aumentate le iniziative basate su tecnologie all’avanguardia (zero emissioni e ciclo binario) – fattori che permettono all’Unione geotermica italiana (Ugi) di prevedere che la capacità di produzione di energia elettrica di fonte geotermica potrebbe presto aumentare di almeno 200 Mw. Il corrispondente investimento e la ricaduta economica si aggirano intorno a 1 miliardo di euro nei prossimi 10 anni. 

“L’Italia è un paese privilegiato per l’elevato potenziale geotermico presente in molte sue regioni, che può essere utilizzato anche con nuovi impianti ad emissioni zero e a ridottissimo impatto ambientale”, afferma Tommaso Franci dell’Ugi. “Inoltre  possiediamo una rilevante tradizione industriale nell’ambito della geotermia, con una filiera qualificata sia nell’ambito delle prospezioni (superficiali e in profondità) che nell’impiantistica. Uno sviluppo ulteriore della geotermia significherebbe un ampio coinvolgimento di aziende nazionali e locali, con forti ricadute occupazionali”.

Il nostro know-how nel settore è riconosciuto a livello internazionale: nella produzione e realizzazione delle pompe di calore acqua-acqua (per gli impianti di riscaldamento) copriamo quasi il 100% della domanda italiana ed esportiamo all’estero metà della produzione, al contrario di altre rinnovabili dove importiamo molte componenti e tecnologie (per esempio nel fotovoltaico). 

 

La “nuova frontiera” delle pompe di calore

 

La geotermia non serve però solo alla generazione di energia elettrica sfruttando le alte temperature a grandi profondità. Interessanti prospettive sono offerte anche dallo sfruttamento delle basse temperature a livelli meno profondi: “La geotermia a bassa entalpia – il sistema di impianti termici che consentono di riscaldare gli edifici d’inverno traendo calore dal sottosuolo e raffeddandoli d’estate - potrebbe fornire un contributo rilevante al nostro paese producendo energia termica in grado di soddisfare parte del fabbisogno nazionale, con notevoli vantaggi ambientali ed economici  che gioverebbero molto soprattutto in questo periodo di crisi”, afferma Gian Vito Graziano, presidente del Consiglio nazionale dei geologi (Cng).

“La direttiva europea su queste fonti di energia risale al 2009 e le pompe di calore geotermiche rappresentano una nuova frontiera”, continua Graziano. “Ma si tratta di un sistema con costi già relativamente bassi e che andranno ulteriormente abbassandosi. Non è necessario intervenire sugli immobili o creare grandi campi di pannelli come nel solare o torri anti-estetiche come nell’eolico”.

Paragonato ad altre fonti energetiche tradizionali per il riscaldamento, la geotermia ha il costo più basso (si risparmia fino all’80% dei costi energetici): unico neo, la realizzazione dell’impianto ha un prezzo di 5000-10.000 euro per una villetta unifamiliare. In compenso, a parità di KWh generato, il consumo di suolo è notevolmente ridotto se paragonato alle altre risorse alternative (meno di un terzo rispetto all’eolico, un nono rispetto al solare termico).

Che sfrutti alte o basse temperature, che serva per la generazione di elettricità a scopi industriali o a riscaldare gli edifici, dunque, la geotermia ha prospettive interessanti: secondo l’Ugi nel 2020 potremmo arrivare a coprire con la geotermia l’1-2% del fabbisogno nazionale, una quota che può sembrare piccola ma che rappresenta una notevole crescita rispetto a oggi. Nella bassa entalpia abbiamo accumulato un certo ritardo, ma il Piano di Azione Nazionale per le fonti rinnovabili (Pan) prevede che per il 2020 il consumo da impianti con pompe calore geotermiche arrivi a 500 Kilotep anno, oltre dieci volte più del consumo attuale.

 Un nodo da risolvere: l’incertezza delle norme

 

Gian Vito Graziano

Vanno tuttavia risolti alcuni nodi. Nel caso della geotermia delle alte temperature, occorrerebbe, secondo l’Ugi, un sistema di incentivazione che tenga presenti i fattori peculiari della geotermia rispetto ad altre fonti alternative, come gli elevati costi di prospezione, il rischio minerario, l’innovazione tecnologica dei cicli a zero emissioni, le potenzialità della media entalpia.

Nella bassa entalpia, andrebbero sanati l’incertezza normativa e gli squilibri tra le varie regioni, tra casi molto “virtuosi”, come Lombardia e Emilia Romagna, dove diversi impianti sono già funzionanti per il riscaldamento delle case e degli uffici pubblici, e altri, come la Sicilia, dove la geotermia è pochissimo sviluppata, anche per la mancanza di direttive locali.

La confusione a livello normativo, in particolare, è un potente ostacolo al decollo della geotermia in Italia:  “Occorre semplificare le procedure autorizzative e uniformare le norme nazionali, con la possibilità poi per le Regioni di adottare specifiche sulla base del contesto territoriale di riferimento”, afferma Graziano del Cng. Questi punti – insieme ad altri – sono stati inseriti nel recente appello al governo Monti lanciato dal Cng e dall’Ugi, un documento firmato anche dall’Associazione Nazionale Impianti Geotermici, dall’Associazione nazionale ingegneri minerari, dall’Associazione nazionale imprese specializzate in indagini geognostiche e dalla GEOHP, consorzio di imprese specializzate in geotermia.

“A livello delle Regioni, le applicazioni della direttiva europea sono variegate, per cui ognuna si comporta diversamente, o addirittura manca del tutto un quadro di riferimento, e questo impedisce di investire nel settore”, osserva Graziano. “Allo stato attuale le Regioni devono decidere autonomamente quale ente si occupa delle pratiche per le installazioni geotermiche e in che modo, e il funzionamento può variare di molto. Si finisce per non sapere a chi fa riferimento la questione: alcuni rimandano alle Province, altri al Genio civile”.

 

In arrivo linee guida sul mercato geotermico?

 

La situazione potrebbe finalmente cambiare perché il governo Monti sta per emanare delle linee guida sul mercato geotermico ed è questo che ha spinto il Cng ad aprire un tavolo di lavoro con le altre associazioni, allontanando ogni rischio che lo sviluppo di questa industria sia frenato dalla mancanza di un quadro di riferimento normativo e autorizzativo nazionale e regionale, oltre che dal ritardo nella conoscenza della tecnologia da parte di professionisti e operatori. Il settore attende in particolare l’emanazione del decreto ministeriale attuativo del D.Lgs. 28/2011 che deve indicare le prescrizioni per la posa in opera degli impianti di produzione di calore da risorsa geotermica (sonde geotermiche) destinati al riscaldamento e alla climatizzazione di edifici: il documento congiunto di Cng e Ugi vuole rappresentare un riferimento per l’emanazione di tale decreto da parte del ministero dello Sviluppo Economico di concerto con il ministero dell’Ambiente e con il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti.

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