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Home | ©2012 La Finanza sul Web | Articolo visto 15710 volte 22 luglio 2012

E ora la Merkel vuole la Grecia fuori dall’euro

Di Arnaldo Vitangeli  •  Inserito in: Finanza Internazionale, Primo Piano

Il fallimento delle politiche economiche fin qui sperimentate per contrastare la crisi che, nata nel 2008 nella finanza Usa, ha presto investito il mondo intero, trasformandosi in crisi dei debiti sovrani, appare ogni giorno più evidente.

Tutte le misure messe in campo in questi anni infatti non hanno ottenuto, a livello di stabilità finanziaria, il minimo successo mentre hanno contribuito a indebolire fortemente l’economia reale.

Ricordate la prima manovra del governo Berlusconi a agosto del 2011? In quell’occasione le divergenze politiche furono messe da parte e, in clima di emergenza, fu votata e approvata in tempi record una manovra da 50 miliardi, con l’assenza di emendamenti da parte dell’opposizione, allo scopo di superare l’emergenza spread.

Un anno dopo, nonostante il cambio del governo, l’adozione di manovre ben più severe e di misure a livello comunitario (tra cui il MES), per contrastare la crisi del debito dei vari paesi, la situazione appare peggiorata.

La Grecia e la Spagna, infatti, sono nuovamente sull’orlo del default e, questa volta, si parla esplicitamente per il paese ellenico, di uscita dall’euro, mentre un anno fa l’ipotesi era, perlomeno a livello istituzionale, ritenuta impensabile.

Madrid ha recentemente comunicato di aver bisogno di 100 miliardi di euro per ricapitalizzare le sue banche e, pochi giorni dopo, è emerso che sei delle autonomie spagnole sono a rischio default.

I 100 miliardi chiesti dalla Spagna però non rappresenterebbero, secondo il governo spagnolo, un vero salvataggio, ma solo un prestito concesso per ricapitalizzare il sistema bancario.

Di salvataggi veri e propri, invece, ne ha avuti due la Grecia, il primo a maggio 2010, per un ammontare di 110 miliardi, il secondo nell’ottobre 2011 per altri 130 miliardi di euro.

Questi prestiti ovviamente avevano precise condizioni, e cioè che Atene applicasse una serie di misure durissime di contenimento della spesa pubblica, fatte di tagli ai servizi, anche i più essenziali come scuole e ospedali, di licenziamenti di dipendenti pubblici e di riduzione di pensioni, salari e aiuti ai più deboli, al fine di riportare il rapporto debito-pil entro quota 120% per il 2020.

Ora però dal settimanale tedesco Der Spiegel arriva una notizia secondo la quale “fonti ufficiali” dell’UE riterrebbero impossibile che Atene riesca a riportare il rapporto debito-pil alla soglia stabilita e, pertanto, l’FMI sarebbe intenzionato a bloccare gli aiuti alla Grecia che, quindi, in assenza di altri trasferimenti andrebbe in default a settembre. Gli organi ufficiali dell’Unione non hanno commentato la notizia.

Il ministro dell’Economia tedesco Philipp Roesler invece si è dichiarato molto scettico sulla possibilità che Atene riesca mantenere gli impegni presi con i creditori, e ha affermato che “se la Grecia non soddisfa i requisiti richiesti non saranno possibili altri aiuti al Paese”. Ha poi rincarato la dose sostenendo che un’uscita della Grecia dalla moneta unica non spaventa più di tanto la Germania.

Che l’obbiettivo di riduzione del debito fissato da UE e FMI fosse irrealistico era abbastanza ovvio sin dall’inizio, non perché il governo ellenico rifiutasse di applicare le misure richieste dai creditori (tagli e ancora tagli) ma semplicemente perché queste misure avrebbero portato a un crollo del Pil e, di conseguenza, all’impossibilità di ridimensionare il rapporto tra quest’ultimo e il debito.

Nel 2011 la Grecia ha perso il 5,5% del proprio prodotto interno lordo, il che significa che se anche avesse abbattuto il proprio debito del 5% il rapporto tra i due sarebbe cresciuto e non diminuito, e dunque il Paese sarebbe stato più vicino, e non più lontano al default. Numeri ancora peggiori sono previsti per l’anno in corso, il che significa che una diminuzione del debito semplicemente non può avvenire.

Le misure recessive dunque, tanto care all’Euroburocrazia e al Fondo Monetario, non solo si sono rivelate inutili per allontanare il rischio di insolvenza dei paesi indebitati, ma hanno impoverito i cittadini e l’economia reale in maniera drammatica.

Ma Spagna e Grecia non sono i soli Stati che hanno adottato dure misure di contenimento della spesa pubblica per poi trovarsi peggio di prima. Anche in Italia infatti, nonostante il governo Monti abbia approvato le misure impopolari richieste dall’Europa, lo spread è tornato a livelli da allarme rosso e il Presidente del Consiglio fa sapere di essere pronto a nuove e più incisive misure di contenimento della spesa e alla (s)vendita di molti beni dello stato, ossia alle dismissioni.

Tutto questo ci sembra un film horror già visto e temiamo di conoscerne il finale.

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Autore: Arnaldo Vitangeli » Articoli 123 | Commenti: 230

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