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Home | ©2012 La Finanza sul Web | Articolo visto 14729 volte 25 ottobre 2012

Crisi dello stato collasso economico questione morale

Di Arnaldo Vitangeli  •  Inserito in: Libri de La Finanza

Il saggio “Crisi dello stato collasso economico questione morale” di Roberto Melchiorre, scritto nel 2010 e, per esigenze editoriali, pubblicato da Armando editore solo nel 2011, costituisce una preziosa anticipazione del disastro politico, culturale, economico e sociale che oggi appare evidente anche agli occhi dei cittadini più incredibilmente fiduciosi nella capacità demiurgica del tandem Napolitano-Monti.

Il saggio accenna preliminarmente ad alcune delle questioni più dibattute, tutte riguardanti il tentativo di condannare il tarlo dell’evasione fiscale: la questione morale, quella culturale e quella del rispetto della Costituzione. Esse sono tuttavia considerate dall’autore dirette soprattutto a evitare il cuore del problema.

Egli, quindi, con l’ausilio di dati statistici desunti da autorevoli fonti pubbliche e attraverso un particolareggiato confronto con la situazione dei principali stati del mondo occidentale affronta l’esame dell’evoluzione della finanza pubblica nel nostro paese da un duplice punto di vista, tecnico e storico.

Dalla semplice disamina dei dati raccolti risulta evidente che la crisi che andava maturando in Italia rientrava a ogni buon titolo nella scia di quella che aveva già violentemente colpito alcuni paesi del mondo occidentale e, in primis, gli Stati Uniti, a decorrere dallo scoppio della bolla immobiliare nel 2007.

Il risultato dell’analisi è che l’Italia era ben predisposta a inserirsi nell’alveo della crisi generale. Essa è da decenni tra i paesi più spendaccioni del mondo, con una pressione fiscale altissima, con i servizi pubblici più scadenti per quantità e qualità.  Tutti questi parametri sono in continuo aumento, non solo in termini assoluti, ma anche in percentuale sul prodotto interno lordo. A fronte di entrate crescenti non aumentano gli investimenti, ma le spese improduttive, gli sprechi e la corruzione.

Il grottesco è rivelato quando si scopre che l’evasione fiscale, comunque calcolata, non è molto distante da quella degli altri paesi occidentali, e segna in complesso una tendenza a una leggera diminuzione.

Ciononostante, lo Stato tende a demonizzare il contribuente (=evasore) per concentrare l’odio popolare verso un pericolo diverso da quello reale.

Il risultato è disastroso non solo dal punto di vista della solidarietà sociale, ma anche da quello del welfare e della crescita economica del paese, il cui rallentamento (dal +5% al -2%) è iniziato negli anni Settanta, dopo la grande riforma fiscale che ha determinato in pochi anni (dal 1970 al 1996) l’aumento mostruoso della pressione fiscale di diciotto punti (dal 25% al 43%).

La cura caparbiamente praticata da questo governo Monti, c. d. dei tecnici, sicuramente non votato in democratiche elezioni, anticipato dalla gratitudine del Presidente della Repubblica dimostrata a Monti con il conferimento di una rendita vitalizia di alcune decine di migliaia di euro mensili, imposto autoritariamente dallo stesso Presidente della Repubblica, reso possibile dalla defezione dall’alleanza di governo di Alleanza Nazionale, dalla minaccia di Maroni di ritirare anche la Lega Nord, dalle pesanti intimidazioni giudiziarie inferte a Berlusconi, dalla sottrazione a Berlusconi medesimo di alcune centinaia di milioni di euro attraverso una contestata ordinanza giudiziaria contraria a precedenti decisioni giudiziarie definitive, dalla poco onorevole fuga dalle responsabilità di Berlusconi, consiste in un’ulteriore esasperazione della già insopportabile pressione fiscale.

È il contrario di ciò che la logica e la scienza economica suggerirebbero di fare per rilanciare l’economia; ma è vizio costante di tutti i regimi autoritari del passato e del presente quello di succhiare il sangue ai cittadini per sovvenire a pretese “ragioni di stato”. La più frequente di queste ragioni si è rivelata di solito la guerra!

La caratteristica più amena di questo regime “autoritario” è quella di voler imporre la sua politica anche al governo che subentrerà dopo la sua caduta.

Epilogo comico o tragico?

Il crollo della fiducia del popolo italiano di far valere la propria sovranità alle prossime elezioni e il pericolo di un’astensione di massa fanno propendere per l’alternativa più drammatica.

Ma per chi votare? Mancano gli uomini all’altezza della situazione. Manca la certezza che costoro sarebbero lasciati governare pacificamente. La fiducia nella giovane democrazia italiana è  stata incrinata. 

 

Il libro è disponibile al link

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Autore: Arnaldo Vitangeli » Articoli 120 | Commenti: 254

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