Europa Nord America Centro America Sud America Africa Asia Oceania

Home | ©2012 La Finanza sul Web | Articolo visto 16363 volte 05 giugno 2012

CARTA STAMPATA VS NUOVI MEDIA: INTEGRAZIONE E NUOVI MODELLI DI BUSINESS

Nel 2011 la rivoluzione digitale è entrata in una nuova era. È arrivata l’era del mobile, in cui le persone sono collegate alla rete ovunque si trovino. Più di quattro adulti americani su dieci sono in possesso di uno smartphone. Uno su cinque possiede una tablet. Le nuove autovetture hanno internet tra gli optionals. Si vive all’ombra del social networking.

Di Emanuela Melchiorre  •  Inserito in: Economia, Economia Internazionale, Europa, Nord America, Planisfero, Primo Piano, Video

Per le news, la nuova era digitale porta benefici e svantaggi. Se da un lato la maggiore facilità di accesso alle informazioni può portare ad un consumo dell’informazione più frequente e continuato nel corso della giornata, dall’altro lato si è intensificata la capacità degli intermediari tecnologici di controllare il flusso di notizie. Inoltre, l’esplosione di nuove piattaforme mobili e di canali social media rappresenta un altro strato di tecnologia con cui gli “opifici di notizie” devono tenere il passo. Il divario tra quest’ultimi e la tecnologia deve progressivamente colmarsi.

A 15 anni dall’ inizio dell’era digitale, nella stampa sembra ancora dominare la ”cultura dell’inerzia”: fino ad ora l’industria della notizia si è mostrata in ritardo nel suo adattamento alle nuove tecnologie e culturalmente legata a modelli comunicativi e di business obsoleti. Tanto è vero che non è stato ancora elaborato un modello di business vincente. L’ industria dei quotidiani è paralizzata da numerosi ostacoli. Il principale è che quella parte dei giornali che cresce, il digitale, continua a produrre solo una piccola parte dei ricavi, mentre la parte che si sta restringendo, la stampa, produce ancora il grosso dei ricavi. Una sensazione molto diffusa è che dopo 15 anni di transizione digitale, i dirigenti editoriali sentono di essere ancora ai primi passi nella definizione di un modo con cui andare avanti.

Le best practices che possono essere attualmente osservate sono molto poche: vi è quella pioniera del Wall Street Journal, che dall’11 maggio 2009 è diventato completamente a pagamento anche nella sua versione digitale; quella del New York Times che il 22 luglio dell’anno scorso ha lanciato il suo paywall (contenuti a pagamento), seppur tra molte polemiche. In Europa solamente Springer, l’editore della Bild Zeitung, il più diffuso quotidiano tedesco ed europeo, e il Süddeutsche Zeitung hanno optato per l’accesso a pagamento alle notizie.. Il risultato del cambio di rotta del prestigioso quotidiano statunitense dalla scorsa estate, per i vari livelli d’accesso alle notizie è stato quasi mezzo milione di abbonamenti. Certamente il successo delle sottoscrizioni digitali è indiscutibile e fa del giornale di New York il secondo quotidiano statunitense per numero di abbonamenti digitali, alle spalle del The Wall Street Journal che vanta oltre 537mila sottoscrizioni. L’andamento nel lungo periodo degli introiti dal digitale è egregiamente illustrato dal grafico realizzato da Alan D. Mutter che mostra quanto sia ancora difficile che il digitale possa compensare la perdita di introiti pubblicitari e da abbonamenti verificatasi in questi ultimi anni.

La carta stampata vive da anni una profonda crisi, con ricavi pubblicitari e di vendite di copie in costante contrazione. Sono numerosi i grandi e piccoli gruppi editoriali che si trovano a far fronte a riduzioni di personali e a “ristrutturazioni”, eufemismo usato per intendere licenziamenti a spron battuto. L’evento più rilevante in questi ultimi anni, a memoria di chi scrive, è stato la vendita di Newsweek da parte della Washington Post.

 

Per qualche tempo ci si è aspettato che Internet potesse salvare i quotidiani dalla palude delle perdite. Ma in molti casi questo non è avvenuto. Nel 2011, la maggior parte dei settori dei media è riuscito a fermare le perdite subite in termini di pubblico dell’anno prima, anche se per alcuni di essi il guadagno era minimo. I siti d’informazione hanno visto la crescita maggiore, mentre il pubblico della stampa, soprattutto dei quotidiani, si è mostrato in continuo calo.

 

 

Il ruolo preponderante dei giganti della tecnologia

 

Un ristretto numero di giganti della tecnologia, nell’ultimo anno, ha per di più cominciato a muovere e consolidare rapidamente il proprio potere, diventando i creatori di canali comunicativi digitali e “personal” estremamente integrati. Google, Amazon, Facebook, Apple e pochi altri stanno conducendo il mondo globalizzato verso l’integrazione di hardware, di sistemi operativi, di browser su cui la gente naviga, di e-mail e servizi con cui essi comunicano, di reti sociali con cui si accomunano e di piattaforme web con le quali la gente fa shopping, gioca e scommette. Questa integrazione globale fornirà alle aziende dati dettagliati e personali relativi ad ogni consumatore.

Già nel 2011, cinque tra le maggiori aziende tecnologiche hanno rappresentato il 68% di tutte le entrate pubblicitarie online e questo elenco non comprende Amazon e Apple, che hanno ottenuto la maggior parte dei loro introiti da transazioni, download e dispositivi. Tutto questo solleva la questione se i giganti della tecnologia troveranno vantaggioso acquistare i grandi media della carta stampata tradizionale per integrarli e renderli parte del “pacchetto completo” che offrono ai consumatori.

Ci sono già segni di più stretti legami finanziari tra i giganti tecnologici e i big delle news. YouTube vuole diventare un produttore di contenuti televisivi originali per Reuters notizie. Yahoo ha recentemente firmato una partnership con ABC News per essere il suo fornitore unico di video news per la rete. AOL ha acquistato The Huffington Post. Con il lancio del suo Reader sociale, Facebook ha creato una partnership con The Washington Post, The Wall Street Journal, The Guardian e con altri player principali delle news. Nel marzo 2012 il co-fondatore di Facebook Chris Hughes ha acquistato la rivista New Republic, che vanta una tradizione quasi centenaria.

 

 

Monetizzare il web

 

 

 

Nel 2011 l’Associated Press ha lanciato una partnership con due dozzine di aziende per la licenza di notizie e ha cominciato a raccogliere royalties dagli aggregatori. Circa un decimo dei quotidiani statunitensi sopravvissuti alla crisi del settore hanno lanciato una sorta di piano di sottoscrizione digitale o paywall.  Il Financial Times e The Boston Globe hanno deciso di non partecipare alle APP controllate da Apple e da Google preferendo la creazione di pagine mobili utilizzando HTML 5.

Tuttavia, secondo un recente rapporto del Project for Excellence in Journalism tali sforzi sono ancora limitati e i risultati in termini di introiti economici sono inadeguati. Secondo tale rapporto i migliori siti di notizie utilizzano poco uno specifico canale della pubblicità digitale i cosiddetti “smart”, che è destinato a crescere più rapidamente, ossia una pubblicità personalizzata sulla base dei comportamenti degli utenti internet. Finora, le società di informazione stanno prevalentemente utilizzando Twitter, la popolare piattaforma di networking, per diffondere i propri contenuti, piuttosto che impegnarsi con lo studio dei gusti e delle preferenze del proprio pubblico.

I problemi dei giornali sono diventati anche più acuti nel 2011. Sebbene il pubblico online sia cresciuto, la circolazione di stampa ha continuato a diminuire. Nel 2011, le perdite in dollari in termini di pubblicità della carta stampata hanno superato i vantaggi in termini di entrate digitali, con un rapporto di circa 10 a 1. In sintesi, l’industria della notizia non è molto più vicina ad un nuovo modello di ricavi rispetto all’anno precedente ed ha perso sempre più terreno rispetto ai rivali nel settore tecnologico. Ma la crescente evidenza del consumo di notizie digitali fa ritenere anche che la notizia stia diventando una parte più importante e pervasiva della vita delle persone.

 

 

Analisi economiche e gli introiti pubblicitari

 

Il consumo di internet sta crescendo fortemente a livello mondiale, a spese soprattutto del broadcasting. Il consumo di radio, ad esempio, in termini di minuti al giorno è sceso del 23% dal 2006, mentre quello della carta è sceso del 7%. La televisione continua ad essere il principale veicolo pubblicitario, con una spesa totale di 180 miliardi di dollari nel 2010. Al secondo posto i giornali, con 97 milioni, seguiti da internet (62 mld), i magazine (43) e la radio (32).

Ma i quotidiani si posizionano dietro internet e tv per quanto riguarda la crescita degli investimenti: la pubblicità sull’online è cresciuta del 22% in Asia nel 2010, rispetto all’ 11% della tv e al 3% dei quotidiani. In Europa gli investimenti pubblicitari su internet sono cresciuti del 14%, contro il 9% della tv, mentre le spesa è calata dell’1% sui quotidiani.

In Sud America, la crescita della pubblicità su internet è stata del 31%, mentre per la tv del 19% e per i giornali del 6%.

Nel Nord America la pubblicità su internet è aumentata del 13% e quella della tv dell’8%, mentre quella sui quotidiani è scesa del 9%. Negli Stati Uniti l’online ha superato i giornali e in Europa e in Asia si appresta a raggiungerli.

 

 

Pubblicità: calano i ricavi

 

Vi è una trasformazione strutturale nel rapporto fra pubblicità e ricavi dei quotidiani, nel senso che non ci sarebbe più una corrispondenza diretta con l’andamento del Pil e dell’economia. Nel ventennio prima del 2001 i ricavi pubblicitari crescevano più del Pil nei periodi di rialzo e diminuivano di meno del Pil durante le crisi. Questo non si è più verificato a partire dal 2001, quando nei periodi di crescita dopo la crisi l’aumento dei ricavi pubblicitari non è andato di pari passo.

La tv resta ancora il veicolo principale. I ricavi pubblicitari hanno subito un forte colpo a causa della recessione globale, ma nel 2010 il declino ha rallentato. Globalmente I ricavi sono calati del 23% nel quinquennio ma solo del 3% nell’ ultimo anno.

In Nord America il calo è stato del 17% su cinque anni ma un aumento dell’ 1% nel 2010. In Europa occidentale la diminuzione è stata del 12% nell’ ultimo quinquennio e del 2% l’ anno scorso. L’ Europa orientale ha visto un calo del 3% negli ultimo 5 anni e un altro 3% nel 2010. In Asia-Pacifico, nel quinquennio i ricavi pubblicitari erano caduti dell’ 1%, mentre l’ anno scorso il calo è stato del 4%. In America latina il declino è stato del 23% nel quinquennio e del 3% l’ anno scorso.

 

 

Un nuovo modello di business per il web

 

Tornando a Internet, ossia al veicolo di informazione che costituisce il focus di questo nostro approfondimento, osservare le best practices potrebbe portare fuori dal pantano in cui i siti internet di informazione si sono invischiati, pagando quello che qualcuno ha definito “il peccato originale” della rete, ossia la totale gratuità delle informazioni in essa contenute. Il Financial Times e Usa Today sono impegnati a costruire, attraverso la verticalizzazione e la specializzazione, un modello di proposizione dei contenuti più articolato e coerente con le aspettative del pubblico web. Il Financial Times diversifica ulteriormente l’informazione istituendo una serie di portali indipendenti mirati all’audience di nicchia del mondo economico-finanziario (China Confidential, China Confidential Funds, SchemeXpert, Money Media, MandateWire, Medely Global Advisor, FT Tilt), perseguendo sempre più un obiettivo editoriale coerente con una politica di pagamento dei contenuti.

La ricerca di una più alta specializzazione e verticalizzazione dei contenuti può essere perseguita anche all’interno di realtà giornalistiche più generaliste. L’esempio vincente è in questo caso USA Today, il più popolare foglio generalista degli States, che ha deciso di passare da una suddivisione per quattro categorie di informazione (News, Sport, Money, Life) a una molto più articolata, costituita da ben 13 sezioni.

La chiave di svolta è quindi una migliore capacità di rispondere alla domanda pubblicitaria e a una maggiore efficienza nei veicolare i contenuti in modalità pull, ossia quando è il cliente a personalizzare il contenuto da scaricare nell’emergente mercato delle applicazioni mobili ( come iPad e succedanei). Da un punto di vista giornalistico l’obbiettivo deve essere mirare a contenuti di maggiore qualità nel singolo settore di informazione. Inevitabilmente questo produrrà un più alto livello di competizione tra i canali verticali digitali nati nel mondo internet.

In conclusione, nessuno pensa che si debba far pagare l’informazione generalista sul web, ma è giunto il momento di cominciare a pensare seriamente a una offerta diversificata e più curata di contenuti di approfondimento o di nicchia. Questa resta l’unica strada per cercare di mettere a fuoco un modello economico di informazione digitale sostenibile e di non incatenarsi per sempre ai ricavi decrescenti della pubblicità tradizionale. 

ScarsoMediocreSufficienteDiscretoBuono
Loading ... Loading ...

Autore: Emanuela Melchiorre » Articoli 70 | Commenti: 230

Emanuela Melchiorre è un’economista e una giornalista che ha collaborato con importanti istituti di ricerca nazionali, con il dipartimento di economia pubblica dell’Università La Sapienza di Roma e con l’Investment Centre della Fao. Scrive regolarmente di economia politica e di politica economica su giornali e su riviste specializzate. ---- Emanuela Melchiorre is an economist and a journalist. She has worked with national research institutes, with the Department of Economics at the University La Sapienza of Rome and the FAO Investment Centre. She writes regularly in newspapers and magazines about Economics and Economic Policy.

Seguimi su Twitter | Pagina Facebook

0 Commenti   •  Commenta anche tu!

Nessun Commento ancora. Vuoi essere il primo?

Lascia un commento   •   Leggi le regole

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Abbonati

Ogni nuovo post ti verrà inviato alla tua casella email

Inserisci la tua email: