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Home | ©2012 La Finanza sul Web | Articolo visto 40874 volte 27 giugno 2012

Big Mac: Un panino per calcolare la vera parità di cambio

Di Redazione  •  Inserito in: Economia Internazionale

di Giuseppe Rubolino

 

Il Big Mac, panino simbolo del colosso statunitense della ristorazione

Nelle ultime settimane si è molto parlato dell’apprezzamento dell’apprezzamento del dollaro statunitense nei confronti dell’euro, e frequentemente sui giornali leggiamo articoli e commenti sulla presunta debolezza della moneta europea e su quale sarebbe il suo rapporto di cambio corretto nei confronti della valuta statunitense.

A noi piccoli investitori domestici tuttavia il valore del tasso di cambio interessa relativamente poco, se non a livello meramente finanziario, nel caso si abbia investimenti espressi in valuta estera. Quello che realmente attira il nostri interesse è se la variazione del valore della valuta ci permette di aumentare il nostro potere d’acquisto di tutti i giorni, e capire come ci si posiziona rispetto agli altri Paesi.

In poche parole: quello che interessa e ci può servire è paragonare il potere di acquisto tra le varie monete.

Soprattutto in un periodo di crisi, quando l’erba del vicino spesso sembra più verde, capire se una moneta è sopravvalutata, cioè ha maggiore potere d’acquisto, e come ciò influisca sul costo della vita, diventa interessante.

 

Un paragone non semplice

 

Paragonare il costo della spesa quotidiana fra Paesi non è semplice, nonostante i dati forniti dai numerosi Istituti di statistica nazionali, anche riportando tutto in una valuta di riferimento, poiché cosa una persona mette nel suo carrello della spesa in Italia può essere molto diverso da quel che vi mette un suo omologo in un altro Paese.

Un aiuto quanto mai inaspettato ci viene da una società che rappresenta per il cibo lo stile di vita americano nel mondo, cioè la discussa e contestatissima Mc Donald’s. Il suo panino più famoso, il “Big Mac”, viene preparato infatti in modo praticamente identico in ogni ristorante Mc Donald’s nel mondo, ed i suoi costi di produzione sono molto simili, indipendentemente da dove è cucinato, e di conseguenza diventa un’ottima approssimazione per calcolare il costo della vita del Paese in cui viene venduto. Se poi consideriamo che la società genera oltre il 60% dei suoi profitti al di fuori degli Usa, abbiamo anche un’idea della sua diffusione ubiquitaria.

Sfruttando tutte queste caratteristiche, i giornalisti  dell’Economist hanno creato un indic e, il Big Mac index, che può essere usato per paragonare il costo del “Big Mac” in dollari tra i vari Paesi, individuando così i Paesi in  cui il panino costa di più o di meno,  e quanto sulla base di quell’indice la valuta domestica sia sopravvalutata o sottovalutata rispetto al dollaro statunitense.

La teoria sottesa a questo indice apparentemente stravagante è quella ben nota della parità dei poteri d’acquisto, e sostiene che  il tasso di cambio tra due valute dovrebbe tendere naturalmente a quel livello per cui un paniere di beni abbia lo stesso costo in entrambe le valute. Nel nostro caso il paniere è rappresentato appunto dal “Big Mac”.

 

Se guardiamo l’ultimo output disponibile dell’indice riportato nel grafico qui accanto, vediamo come nonostante il suo deprezzamento, l’Euro è ancora un 6% sopravalutato rispetto al dollaro, sebbene lo scorso luglio fosse sopravalutato di ben il 21%, segnalando come la moneta unica si stia avvicinando a valori più corretti dal punto di vista della teoria del PPP.

Il Big Mac più caro lo possiamo comprare in Svizzera ad un costo di 6,81 USD, ben il 62% superiore allo stesso panino comprato a New York, segnalando come il Franco svizzero rispetto al dollaro sia enormemente sopravalutato. La spiegazione di questa differenza è intuibile visto che la Svizzera è considerato un paradiso finanziario e durante questa crisi i flussi di investimenti verso il Paese elvetico sono incrementati enormemente.

Il panino più economico invece lo potete trovare in India, con la rupia sottovalutata del 60%.

 

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