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Home | ©2012 La Finanza sul Web | Articolo visto 12753 volte 19 novembre 2012

Baydakov: l’attacco all’euro punta a far collassare l’UE

Di Redazione  •  Inserito in: Finanza Internazionale

Gli interventi di Mikhail Baydacov e di Yury Gromiko all’Astana Economic Forum



Nel numero 3 di maggio-giugno 2012 “la Finanza” ha dato un ampio resoconto della conferenza organizzata dall’ “Astana Economic Forum” nella capitale del Kazakhstan, riportando anche il documento finale preparato dai membri della sessione dedicata alla “Nuova Moneta per lo Sviluppo” e al progetto del Corridoio di Sviluppo Trans-eurasiatico. Riteniamo utile ai fini del dibattito pubblicare ora gli interventi dei rappresentanti russi, Mikhail Baydakov e Yury Gromiko. Mikhail Baydakov  è il presidente della banca d’investimento “Millenium Bank” di Mosca; Yury Gromiko è Direttore ell’Istituto di Ricerche Avanzate “E.L. Shiffers”,membro dell’Accademia delle Scienze Naturali della Russia, ed all’Astana Economic Forum è stato Coordinatore della Panel Session  “Prospect of the World Financial System and Development Currency”. Sia Baydakov che Gromiko sono membri del Comitato scientifico de “la Finanza”.

 

Riprendendo alcuni punti sviluppati dai relatori che mi hanno preceduto, vorrei dire che per la prima volta nella storia la questione del debito è diventata globale e si è trasformata in un peso morto che sta trascinando verso il basso l’intera economica mondiale, senza alcuna eccezione. Anche una Cina in grande espansione è costretta a sentire costantemente il polso della crisi e di conseguenza a misurare i suoi programmi.

 

L’economia globale: 90% finanza, 10% beni reali

 

Oggi, quattro anno dopo i tentativi di sopravvivere alla crisi, il mondo è diventato molto consapevole della natura della bestia. Quello che noi chiamiamo economia globale è in realtà la somma di due parte ineguali. Una parte “gonfiata” da quantità virtuali, che comprendono i derivati e altri strumenti speculativi, rappresenta il 90%. Il restante 10% è rappresentato dai settori dell’economia reale che producono beni veri, servizi utili e valore aggiunto.

Potremmo accettare questo dato di fatto e pensare di continuare a vivere come prima. E’ quello che il mondo ha cercato di fare nei passati quattro anni di crisi. Ma, come abbiamo visto, senza alcun risultato. Ogni simile tentativo è destinato al fallimento. Questo perché le due parti sono strettamente collegate. Chi lavora con l’economia dei titoli virtuali continua ad accumulare profitti finanziari. Questo è possibile soltanto se i guadagni generati dai settori reali vengono dirottati verso quelli speculativi.

Certamente nove persone possono sempre creare un business che faccia profitto con le arance. Ma non lo potrebbero fare senza l’aiuto di uno, il contadino che si sporca le mani e coltiva e raccoglie le arance, e che con il frutto del suo lavoro dà da mangiare agli altri nove. Fino ad ora il sistema di distribuzione della ricchezza continua a trasportare i guadagni dall’economia reale verso titoli sempre meno solidi.

 

La forza del dollaro si basa sulle armi

 

Vorrei entrare ora più nel merito dell’argomento della nostra sessione nel Forum Economico di Astana dedicata alla “moneta per lo sviluppo”. Cominciando con una domanda: quanto è sicuro il dollaro e che cosa gli garantisce la sicurezza? Non sono uno di quelli che pensa che l’economia americana sia finita. Essa continuerà ad avere un grande ruolo, ma non è più in grado di mantenere un vera sicurezza della moneta di riserva mondiale. Oggi il peso relativo del dollaro è più associato all’arrivo a destinazione, e in tempi definiti, di una nuova portaerei o al dispiegamento di un missile cruise sull’obiettivo prestabilito o a qualche altro uso della forza.

Non credo che questa sia soltanto una mera questione teorica. La velocità dei processi vitali ha avuto una tale accelerazione da farci partecipare in tempi reali ai cambiamenti della storia moderna. Lo choc petrolifero, combinato con la crescita economica dei paesi arabi, è avvenuto nella spazio della nostra memoria vivente. Non solo gli sceicchi ma anche intere popolazioni hanno visto quanto sia importante la questione sociale per il mondo arabo. Ma non è mai accaduto, nemmeno in sogno, ad alcun finanziere che gestisce nella sua banca i conti degli sceicchi e di altri potenti, di immaginare che i numeri corrispondenti ai petrodollari sul conto potessero diventare soldi reali. Vuoi una villa, forse a Hollywood Hill? Nessun problema. Una Roll-Royce incastonata di diamanti? No problem. Ma nel momento in cui le nazioni arabe hanno incominciato a voler sviluppare le proprie università, a investire in progetti veri di sviluppo nei paesi dell’Asia Sud orientale – in altre parole a usare i petrodollari per investimenti reali ( e non negli Usa!) – che cosa è successo? Beh, la “Primavera araba” ha cominciato lentamente a trasformasi in un “Inverno arabo”.

Un altro esempio ancora fresco nella nostra memoria collettiva ma già entrato nei libri di storia è la guerra di Serbia. E’ incominciata nello stesso momento in cui gli Europei iniziarono a lavorare per creare la loro moneta comune.

 

E’ una crisi di civiltà

 

Cosa succede in Europa oggi? E’ in corso un nuovo attacco contro l’euro per preservare il ruolo del dollaro come moneta dominante dell’Occidente. Ma questo è soltanto la punta dell’iceberg. In realtà l’attacco mira a far collassare l’Unione Europea con un obiettivo molto chiaro: cancellare dallo scenario mondiale la storia millenaria dell’Europa, impegnata con passione per lo sviluppo, che si manifesta nella sua capacità di usare le tecnologie moderne per sostenere non solo i grandi conglomerati ma, ancora  più importante, la piccola e media industria. Questa è una capacità di straordinaria importanza in quanto crea nuovi posti di lavoro qualificati dando alla gente prima di tutto un senso di fiducia nel domani.

E’ proprio questa storia millenaria che chiede inesorabilmente un ritorno ai valori economici reali che altrimenti andrebbero persi per sempre.

Ecco perché la crisi di oggi non può essere ristretta soltanto ad una questione finanziaria o anche economica più grande. Siamo di fronte ad un crisi di civiltà. In Europa e in Asia sud orientale questa comprensione c’è e sta arrivando anche in altri centri del globo, portando con sé una migliore comprensione della nuova realtà che sta coinvolgendo il mondo intero.

Potrei aggiungere che molti economisti che in passato avevano suggerito di delocalizzare le produzioni (e anche le tecnologie ad esse associate) nei paesi in via di sviluppo, adesso si stanno mordendo le dita. Ma quello che è stato è stato. Oggi gli Europei stanno disperatamente cercando di staccare la “spina del debito” una volta per tutte e portare la barra della nave verso l’economia reale.

 

 

Ma l’Europa da sola non può vincere la sfida

 

Porto a sostegno di questo argomento il Long Term Investors Club, creato da importanti banche europee a partecipazione statale, che ha sviluppato con successo nuove tecnologie finanziarie per canalizzare capitali verso progetti infrastrutturali. Nel frattempo si capisce che una simile sfida non può essere fronteggiata dall’Europa da sola.

Il centro dello sviluppo del pianeta si è spostato verso il sud est asiatico. Molti paesi si stanno impegnando in intensi negoziati per raggiungere accordi comuni intorno a questa nuova realtà. Per il momento sia noi che altre controparti non abbiamo ancora chiaro gli obiettivi globali. Potrebbe essere meglio così. C’è ancora tempo per capire a fondo la logica inerente ai processi attualmente in evoluzione in molte parti del globo e definire il loro posto nel quadro generale.

A coprire la distanza tra i due poli, quello tecnologico avanzato dell’Europa e quello orientato alla produzione del sud est asiatico, ci sonola Russia, il Kazakhstan e altri paesi dell’ex Unione Sovietica. E’ una cosa fantastica che noi possediamo vaste riserve di petrolio, di gas , di acqua e altre ricchezze. Ma il nostro maggiore potenziale sta nella nostra capacità di formulare un piano capace di sostenere le nostre vite, le nostre società. Non è solo una questione di quanto legno e quando acciaio dobbiamo produrre. La questione cruciale è la scienza necessaria per raggiungere gli obiettivi sociali che ci prefiggiamo nei prossimi anni. L’abilità di fondere i nostri diversi obiettivi in un singolo piano e usarlo per raggiungere gli obiettivi che la società nel suo insieme si è posta. Per raggiungerli si possono anche utilizzare le regole del mercato, mentre lo Stato svolge un compito di regolatore.

 

Il progetto di sviluppo trans-eurasiatico

 

Secondo me, comprendere queste nuove realtà e riuscire ad amalgamarle in un comune potenziale è l’opportunità storica di fronte all’Europa, al Sud Est asiatico e ai paesi dell’ex Unione Sovietica. Non è un caso che la nostra discussione oggi verta sul progetto di sviluppo trans-eurasiatico. Esso presenta  un piano ben preparato che, per la sua dimensione, complessità e intensità di innovazioni, risponde alla sfide della crisi globale. Nessuna delle tre componenti geografiche menzionate sarebbe capace di realizzarlo da sola. Ciò necessariamente ci pone su una parità di interessi, da cui verrà esclusa fin dall’inizio l’ingiustizia, fatta fino ad oggi, dello sfruttamento della mano d’opera a basso costo.

L’idea presenta molti vantaggi, ma per il momento vorrei concentrarmi sugli elementi metodologici dell’equazione che scaturisce dall’assoluta specificità del progetto.

Allo stadio attuale di progettazione, alcuni processi economici e commerciali si stano già manifestando all’interno di compiti definiti. Questo implica la creazione di un’ossatura fatta da un sistema di trasporto, come la circolazione di sangue, da un sistema energetico, da aree per costruzioni urbane e dallo sviluppo sociale, cioè sanità ed istruzione.

Questi progetti di settore possono essere poi suddivisi in processi più mirati, coinvolgendo dei “business” specifici e richiedono un robusto trasferimento di tecnologia.

Il progetto richiederà le migliori soluzioni innovative e il rapporto tra le tre parti preternaturali del pianeta continuerà a svilupparsi per formulare i propri approcci e nuovi algoritmi che sono alla base del paradigma di una nuova era di sviluppo del mondo.

Non saremo capaci di costruire un singolo spazio di civiltà eurasiatico e non intendiamo farlo. In ogni caso è possibile creare un’area socioeconomica comune.

 

Gli strumenti finanziari per un  corridoio di sviluppo

 

Per evitare di essere troppo generici, ecco un argomento familiare e chiaro ai partecipanti della discussione di oggi. Si tratta del compito di proporre una serie di strumenti finanziari per il corridoio di sviluppo che necessariamente richiederà di raddoppiare gli sforzi per elaborare criteri per una nuova contabilità e un sistema unico di misura dell’efficacia dei processi di sviluppo. I rappresentanti delle regione del sud est asiatico possono dare degli importanti contributi in materia in quanto non riducono tutto ai risultati immediati di oggi, preferendo i vantaggi di domani. Se saremo capaci di affrontare la sfida di sviluppare un sistema unico di misura, saremo vicini all’essenza della struttura della nuova moneta.

Questo mi porta a dire che il percorso che stiamo seguendo non può essere sintetizzato in una formula teorica. E’ il percorso di scelta storica e sociale, la cui alternativa, nel migliore scenario (cioè non basato sull’uso della forza), vedrebbe i paesi della regione eurasiatica sottomessi a una dipendenza coloniale, ai padroni delle portaerei e dei missili cruise. E dello scenario peggiore è meglio non parlare.

 

Gromiko: dai project bond a una moneta per lo sviluppo

 Ecco una sintesi dellintervento del prof. Yury Gromiko, direttore dell’Istituto di Ricerche Avanzate “E.L. Shiffers”, membro della’Accademia delle Scienze Naturali della Russia e Coordinatore del Panel Session dell’Astana Economic Forum.

 

Crediamo che le cause fondamentali dell’attuale recessione globale non possano essere affrontate e risolte con linguaggi e metodi che hanno dominato la vita nei passati trenta anni. Dobbiamo essere capaci di andare oltre il “riduzionismo economico” e l’idea di “crescita” su cui esso si basa.

Il Comitato Organizzativo del Forum Economico di Astana ha da tempo iniziato una nuova forma di coinvolgimento di esperti provenienti da varie scuole e da varie parti del mondo per creare una nuova forma di linguaggio per uscire dalla palude del riduzionismo. Il concetto chiave di questo nuovo linguaggio e quello dello sviluppo: la capacità riproduttiva socioeconomica non lasciata a se stessa, bensì guidata e continuamente programmata.

Guidare lo sviluppo vuol dire creare delle opportunità per l’utilizzo di tecnologie d’avanguardia, di “sfondamento” capaci di muoversi e replicarsi anche in altri settori. Uno dei requisiti principali per realizzare un simile approccio è quello di identificare azioni e iniziative sulle quali si possono raggiungere accordi tra vari attori internazionali. Noi riteniamo che il corridoio di sviluppo trans-euroasiatico, che include reti di differenti infrastrutture, nuovi modi di trasporto e nuovi insediamenti abitativi e posti di lavoro, potrebbe formare una simile piattaforma di sviluppo.

Tutte le nazioni potenzialmente coinvolte sarebbero interessate a simili progetti. Il corridoio di sviluppo trans-eurasiatico si basa sull’integrazione delle infrastrutture nell’Eurasia e agirebbe come una grande ricostruzione e modernizzazione delle grandi Vie della Seta. Una tale prospettiva si affiancherebbe logicamente a progetti simili di integrazione infrastrutturale in America Latina e in altri continenti. Creerebbe un’area di produzione di ricchezza che non scaturisce da pratiche di privatizzazione.

Per realizzare questo processo c’è bisogno di nuovi strumenti finanziari, di nuove e speciali forme di denaro (credito) per definire sia le dimensioni che i modi di realizzazione di tali progetti. Il primo passo nella sua realizzazione è nella creazione di un nuovo sistema monetario basato su un paniere di monete. La collaborazione tra differenti monete permetterebbe di identificare sia gli specifici contributi sia i vantaggi di ogni paese coinvolto. L’integrazione di una tale paniere di monete costituirebbe la base per una nuova “moneta dei progetti”.

Vi sono già dei progressi significativi in questa direzione come indicato dalle proposte fatte dal Long Term Investors Club per nuovi strumenti finanziari ( i fondi di sviluppo in primo luogo). Sono idee applicabili in Europa ma anche in altre parti del mondo. Questi nuovi strumenti finanziari potrebbero essere realizzati solo se fossero praticamente usati da un gruppo di grandi imprese e altri istituti che seguono gli stessi principi dello sviluppo. Fino ad oggi non si è stati ancora capaci di creare un simile coalizione di paesi.

Anche gli Stati Uniti sono impegnati nella creazione di obbligazioni, esenti da tasse, per sostenere progetti di investimento nelle infrastrutture, i cosiddetti Build America Bonds (BAB).Mentre simili strumenti finanziari europei ed americani mirano a creare nuove linee di credito anche fuori da tradizionali canali bancari, le obbligazioni legate allo sviluppo del corridoio eurasiatico mirano a creare una nuova efficienza produttiva e quindi nuova ricchezza. Questo è il compito della moneta per lo sviluppo. Lo si potrà fare solo se nel contesto del corridoio trans-eurasiatico verranno creati nuovi processi tecnologici, nuove industrie moderne e nuovi insediamenti umani che potranno replicarsi nelle varie economie nazionali.

Si tratta di una grande  e nuova possibilità di integrazione tra le nazioni con metodi non violenti. Per farlo dobbiamo andare al di là del riduzionismo. Lo sviluppo del corridoio trans-eurasiatico si lega alla creazione della reti infrastrutture in America Latina, all’industrializzazione della Cina, al processo di sviluppo dell’India e agli andamenti negli Stati Uniti.

In questo contesto la moneta dello sviluppo sarebbe direttamente legata alle fasi di progettazione e alle obbligazioni di progetto ad esse connesse. La sfida non sarà nel calcolare il valore dei beni coinvolti ma di valorizzare e quantificare i segmenti di un progetto completamente nuovi di infrastrutture.

Noi siamo fiduciosi nella possibilità di realizzare questa nuova “moneta di progetto” per finanziare il sistema integrato di infrastrutture del corridoio trans-eurasiatico. Il coinvolgimento di più paesi può essere la garanzia di successo. I project bond, le obbligazioni di progetto, potrebbero diventare lo strumento reale per la realizzazione della moneta dello sviluppo.

 

 

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