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Home | ©2012 La Finanza sul Web | Articolo visto 8485 volte 26 giugno 2012

Banca Montepaschi: nel primo trimestre riappare l’utile

Di Redazione  •  Inserito in: Bilanci

Dopo le ingenti svalutazioni degli avviamenti operate sul bilancio 2011, che hanno determinato una perdita di 4,6 miliardi

Dire che le difficoltà di di Banca Montepaschi siano ormai tutta alle spalle sarebbe eccessivo: sullo scenario macroeconomico internazionale  vagano ancora nubi  temporalesche, ed in Italia non splende certo il sereno. Ma una cosa la si può dire: sia pure timidamente nel bilancio del Gruppo senese (terzo in Italia per dimensioni) è riapparso l’utile, dopo il disavanzo gigantesco accusato nel 2011. Va detto subito, peraltro che non si trattava di un disavanzo gestionale: il margine della gestione finanziaria ed assicurativa ha segnato infatti un avanzo di 5,5 miliardi, in calo solo dell’1,2% rispetto all’esercizio precedente ed il risultato d’esercizio consolidato, ante effetti della Purchase Price Allocation , degli impairement relativi ad avviamenti ed a svalutazioni di partecipazioni, accusava una modesta perdita di 77,4 milioni. A gonfiare smisuratamente il disavanzo d’esercizio– in uno scenario macroeconomico infiammato dalla crisi del debito sovrano dei Paesi mediterranei dell’eurozona, dalle conseguenti tensioni sui mercati finanziari, dalle incertezze sulla ripresa dell’economia mondiale e dal consolidarsi di un clima recessivo in Italia – è stata la necessità di effettuare svalutazioni per complessivi 4,5 miliardi, di cui oltre 4,2 per avviamenti e 222 milioni su attività intangibili.

Detto per inciso: questo di Montepaschi è un ulteriore esempio  di come il “combinato disposto” dei principi contabili internazionali ( con la “Purchase Price Allocation”,gli “impairment test” , le valutazioni “mark to market”) degli obblighi di Basilea e delle ingiunzioni dell’European Banking Authority, più che rendere maggiormente stabili per il futuro  banche ed imprese, finisca con l’ingigantire le loro difficoltà presenti, ed è una constatazione questa che comincia a farsi strada anche a livello scientifico, oltreché, ovviamente, tra gli amministratori.

 

Il terremoto finanziario del secondo semestre 2011

 

 Ma torniamo ai bilanci, ed allo scenario in cui sono maturati. Il 2011, come si ricorderà, ha avuto due facce. Una abbastanza buona, fino a metà anno, che vedeva il Gruppo Montepaschi  cumulare un risultato operativo netto di circa 611 milioni di euro ed un utile al lordo delle imposte di 494 milioni. Poi, nel secondo semestre, le caratteristiche recessive dell’economia italiana sono emerse sempre più nettamente, è esplosa la crisi del debito sovrano,  con un brusco aumento dello “spread” tra titoli di Stato italiani e tedeschi. L’affanno e la quasi paralisi del mercato interbancario ha determinato una crescita notevole del costo della raccolta ed un rallentamento sia della domanda che dell’offerta di credito. Ma uno degli effetti più deleteri è stato l’avvitarsi in basso sia delle quotazioni azionarie che dei titoli di Stato italiani, con conseguente forte riduzione del valore delle attività finanziarie detenute da banche ed imprese.

Tutto ciò ha determinato nei bilanci bancari una serie di contraccolpi negativi. Il deteriorarsi della congiuntura economica ha portato ad un sensibile aumento delle sofferenze; la necessaria maggiore prudenza nell’erogare credito e la flessione della stessa sua domanda hanno ridotto gli attivi fruttiferi, sui quali non è stato possibile trasferire l’aumento del costo della provvista, con ulteriore penalizzazione dei risultati economici

Ma  l’effetto di gran lunga più deleterio sono state le ripercussioni negative sugli “impairment test”, e la necessità di svalutare l’avviamento di diverse  unità operative, le cui prospettive di sviluppo venivano fortemente  ridimensionate dalla peggiorata congiuntura.

Ma ecco i numeri che fotografano queste realtà, trasferita nel bilancio d’esercizio del Gruppo Montepaschi del 2011.

 

Il bilancio 2011

 

La raccolta complessiva , pari a 281 miliardi, ha accusato una flessione del 7,2% rispetto all’anno prima, sia per la raccolta diretta (146 miliardi) che per quella indiretta (135 miliardi).

I crediti verso clientela si sono cifrati in 147 miliardi, con una riduzione del 5,6% nei confronti del 2010. Come già accennato, hanno concorso a questa riduzione sia una maggiore selettività ed una maggiore prudenza nel valutare il merito di credito, sia la ridotta domanda di prestiti da parte di famiglie ed imprese, a seguito  anche della flessione delle compravendite sul mercato immobiliare.

L’ammontare dei crediti deteriorati ( sofferenze, incagli, crediti ristrutturati ed esposizioni scadute) dal primo trimestre 2011 al 31 marzo scorso è passato da 12 a 15,1 miliardi e le sofferenze in particolare sono aumentate di un miliardo di euro (da 5,6 a 6,6 miliardi).

Il margine della gestione finanziaria ed assicurativa, come già accennato, pur in questo contesto quanto mai difficile, ha superato i 5,5 miliardi, con una flessione di solo l’1,2% rispetto al 2010, ma c on una significativa accentuazione nell’ultimo quadrimestre (-5,4% sul trimestre precedente) per l’andamento negativo dell’attività di negoziazione, valutazione e copertura delle attività finanziarie.

Il risultato d’esercizio, prima delle PPA, degli impairment e delle svalutazioni registrava la modesta perdita di 77,4 milioni; dopo una voragine di 4 miliardi e 514 milioni.

 

La svolta del primo trimestre 2012

 

Nel primo trimestre di quest’anno qualcosa sembra cambiato. I maggiori Gruppi bancari in Italia continuano a registrare un peggioramento della redditività, con risultati di gestione in flessione mediamente del 5%. Il Gruppo Montepaschi, invece, pur in un quadro ancora complesso, pare andare in senso opposto, cioè verso il ritorno alla redditività ed all’utile di bilancio, grazie anche all’acquisizione nei primi tre mesi del 2012 di quasi 40.000 nuovi clienti, e ad una poderosa base di clientela (6,2 milioni, di cui 5,8 gestiti dalle reti commerciali  di Banca Montepaschi di Siena, Antonveneta e Biverbanca) fortemente fidelizzata (tasso di retention del 98,8%), conseguenza e manifestazione di quel forte radicamento nel territorio che è uno dei punti di forza della banca senese e delle sue controllate.

Ma ecco i dati del primo trimestre, iniziando da quelli patrimoniali. La raccolta complessiva da clientela si è attestata un soffio sotto i 278 miliardi, segnando un lieve calo (-1,1%) rispetto al 31 dicembre scorso, a seguito di un calo più netto di quella diretta (137,3 miliardi, -6,1%), e di un incremento del 4,5% di quella indiretta, per la ripresa sia del risparmio gestito che di quello amministrato.

I crediti vero clientela si sono attestati a circa 147 miliardi, in linea con la fine del 2011, ma con un arretramento del 4,6% rispetto ad un anno prima, a seguito, come già accennato, sia della maggiore selettività che della minor domanda. La quota di mercato del Gruppo Montepaschi si conferma attorno al 7,3%, e  nell’aggregato i mutui, pari a circa 87 miliardi,malgrado la flessione del mercato edilizio, rappresentano la forma prevalente. Netta e significativa invece la flessione del credito specializzato, con nuovi finanziamenti per 1,1 miliardi (-34,2% anno su anno) e del credito al consumo (-9,7% rispetto al primo trimestre 2011).

E’ cresciuto invece di 748 milioni rispetto alla fine del 2011 il portafoglio titoli e derivati, che sfiora i 39 miliardi, concentrata in titoli di Stato italiani.

Quanto a raccolta ed impieghi verso banche, al  31 marzo i crediti ammontavano a 16,1 miliardi (6,2 in meno rispetto al 31 dicembre) ed i debiti assommavano a quasi 46,6 miliardi, in calo rispetto ai 48 di fine 2011.

 

Il conto economico

 

Passando al conto economico, il margine d’interesse al 31 marzo assommava a 893,5 milioni: l’1,9% in più rispetto al corrispondente periodo dello scorso anno. Le commissioni nette, pari a 434 milioni, segnano una flessione rispetto ai 473,7 milioni del primo trimestre 2011, ma un aumento del 6% rispetto all’ultimo trimestre dello scorso anno. Il margine d’intermediazione primario si cifra perciò in 1 miliardo e 327,7 milioni, quasi in linea con i livelli sia del primo che del quarto trimestre 2011.

Grazie però soprattutto al maggiore risultato netto  da negoziazione e valutazione delle attività finanziarie (161,9 milioni) il margine della gestione finanziaria ed assicurativa sale, come già accennato, ad 1 miliardo e 503,8 milioni, in lieve incremento rispetto al corrispondente periodo del 2011, ma con un robusto +18,6% rispetto all’ultimo quadrimestre dello scorso anno.

Le rettifiche di valore per deterioramento crediti pesano per 434 milioni: una cifra considerevole, ma il 7,7% in meno rispetto al trimestre precedente. E così pure le rettifiche di valore per deterioramento di attività finanziarie incidono solo per 5,6 milioni, rispetto agli oltre 57 milioni dell’ultimo trimestre 2011.

Il risultato della gestione finanziaria ed assicurativa si attesta così ad 1 miliardo e 64 milioni: il 43,7% in più rispetto al trimestre precedente.

Limando, per quanto possibile, le varie voci di spesa, nell’ottica della maggiore efficienza gestionale, i costi operativi del primo trimestre di quest’anno assommano a 845 milioni: il 3,5% in meno rispetto ai valori medi trimestrali dell’anno precedente. Più in dettaglio i costi del personale sono risultati pari a 531 milioni (-3,2% rispetto ai valori medi trimestrali dell’anno precedente) e le spese amministrative pari a 268 milioni (-3,&%).

Rettifiche di valore su attività materiali ed immateriali per 46 milioni conducono infine d un risultato operativo netto di 219 milioni, a fronte di un risultato negativo per 233 milioni del trimestre precedente. Un progresso dunque di 445 milioni di euro.

Voci d’importo minore limano un  po’ il risultato  operativo, per cui l’utile ante imposte del trimestre si cifra  in 193,7 milioni, di cui il fisco incamera 122 milioni, residuando, come già detto, un avanzo  di 70,4 milioni, che dopo gli effetti della Purchase Price Allocation si traduce in un utile netto di 54,5 milioni.

Non è molto, ma è tanto se configura l’avvenuto giro di boa ed il ritorno alla redditività.

 

 Il nuovo Consiglio d’Amministrazione

 

L’Assemblea dei soci tenutasi a Siena il 27 aprile scorso ha nominato il nuovo Consiglio d’Amministrazione della Banca Monte dei Paschi di Siena.  Esso è composto da Alessandro Profumo (Presidente) , Marco Turchi (Vicepresidente), Turiddo Campaini (Vicepresidente) e da Fabrizio Viola, Paola Demartini, Angelo Dringoli, Tania Groppi, Lorenzo Gorgoni, Alberto Giovanni Aleotti, Michele Briamonte, Pietro Giovanni Corsa, Frédéric Marie de Curtois d’Arcollières.

Sindaci effettivi sono stati eletti Paolo Salvadori (Presidente), Paola Serpi e Claudio Gasperini Signorini.

Il CdA nella sua porima riunione, il 3 maggio, ha nominato il direttore generale Fabrizio Viola anche amministratore delegato . E’ stato inoltre costituito il Comitato Esecutivo, di cui sono stati chiamati a far parte Alessandro Profumo, Fabrizio Viola, Marco Turchi, Turiddo Campaini, Alberto Giovanni Aleotti e Lorenzo Gorgoni.

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