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Home | ©2012 La Finanza sul Web | Articolo visto 12581 volte 26 ottobre 2012

SPENDING REVIEW: COSTI, BENEFICI E TRACCIABILITA’

Di Redazione  •  Inserito in: finanza italiana, Primo Piano

 Luigi Marsullo e il Ministro del Tesoro Prof. Vittorio Grilli

 Ben venga la “spending review” del Governo Monti. Ma, attenzione! Con la spending review non abbiamo risolto il problema numero uno dell’Italia anche al di là della crisi dell’euro e cioè l’eccessivo indebitamento dei fondi sovrani italiani. Ogni volta che il Tesoro fa il pieno nella vendita di titoli di Stato indebita ulteriormente lo Stato italiano che deve pagare sempre più alti tassi di interesse per approvvigionarsi di denaro fresco per soddisfare la necessità di provvista sempre più alta. 
Era così 30 anni fa nel 1982, così nel 1992 e così oggi. È evidente che la spirale del debito va interrotta altrimenti il fenomeno così ben illustrato dai miei maestri ispiratori Guido Carli e Paolo Savona continuerà anche nel futuro. Certo la spending review produrrà delle economie di scala e quindi è prevedibile una riduzione dei costi gestionali della inefficiente Pubblica Amministrazione che invece va resa più efficiente e la domanda di provvista da parte del Tesoro, certamente – in assenza della sottoscrizione di una costituzione di Europa Federata – non risolverà il problema della riduzione del debito pubblico che va affrontato immediatamente e in modo sollecito in modo drastico con alcune misure strutturali. In primo luogo l’Italia deve vendere gran parte del suo enorme, esagerato e inutile patrimonio immobiliare, spesso infruttifero e costoso, e col ricavato delle vendite ridurre immediatamente una parte del debito – come abbiamo detto più volte anche su queste pagine – con l’impiego di un “veicolo” finanziario dedicato come proposto ormai da vari economisti tra cui il Prof. Paolo Savona e il Sen. Mario Baldassarri. In secondo luogo bisogna procedere seriamente a un’attenta verifica dei costi e dei benefici delle spese e soprattutto degli investimenti. Ciò prima di procedere con i tagli soprattutto nel sociale. Evidentemente per far ciò è necessario oltre a particolari capacità professionali una “tracciabilità” di tutte le spese e degli investimenti pubblici. E, cioè verificare gli investimenti pubblici: sono essi davvero utilizzati per conseguire l’obiettivo previsto di realizzare i progetti programmati di investimento comprese le infrastrutture perché producano una visibile crescita dell’occupazione e del reddito? O, piuttosto, come lamenta sistematicamente la Corte dei Conti che spesso i fondi sono dirottati altrove e cioè distratti in altri progetti e a volte verso fini di investimento pubblico che non necessariamente servono ad accrescere l’occupazione, il reddito, il benessere pubblico e la felicità dei cittadini che hanno contribuito con il loro lavoro a finanziare tali investimenti pubblici. Infatti, in Italia è diffuso nella P.A. l’utilizzo di fondi pubblici per realizzare obiettivi istituzionali e programmatici ben lontani anche dall’indirizzo politico. Tali investimenti abusivi producono un danno erariale anche se istituzionalmente trattasi sempre di investimenti pubblici. Quindi, i tagli vanno implementati sulla base di una attenta analisi costi-benefici per evitare che la spesa non sia soltanto per il piacere dissoluto di spendere per soddisfare delle rendite occulte così diffuse nel comparto pubblico del nostro Paese. Ricordiamo che la stampa riporta che la Provincia di Roma ha proposto l’acquisto di un immobile di 263 milioni di euro. Altro esempio completamente diverso: siamo sicuri che i fondi destinati agli Istituti italiani di cultura all’estero producano dei benefici? Quindi vi è una urgente necessità di procedere con una “tracciabilità” della spesa pubblica basata sui costi e benefici e relativi impatti sull’occupazione e sul reddito per rendere la spesa efficiente. Quando nel 1982 il Governo Spadolini varò per la prima volta in Italia un NUCLEO DI VALUTAZIONE DEGLI INVESTIMENTI PUBBLICI di supporto al CIPE (del quale l’autore è uno dei fondatori) il Nucleo non incontrò il gradimento dei politici che non desideravano ostacoli – anche se tecnici e meritevoli di attenzione – alle loro libere decisioni e scelte di spesa e investimenti. È così che il debito è cresciuto. Adesso è tempo di ripristinare la “valutazione” a posteriori della spesa pubblica degli investimenti pubblici e la loro “tracciabilità” dopo la deliberazione del CIPE e la successiva erogazione. Infine è necessario quanto prima ripristinare la concessione di incentivi in modo diffuso per ripristinare la crescita. Ovviamente è anche necessario monitorare l’utilizzo degli incentivi attraverso uno specifico programma di tracciabilità sull’uso degli incentivi e sulla valutazione a posteriori sull’utilizzazione degli stessi non commettendo un altro grave errore del recente passato di una diffusione a pioggia senza alcun controllo e cancellare tutti gli incentivi. Non dimentichiamo che la crescita così diffusa di vaste regioni del nostro Paese la si deve grazie proprio alla distribuzione a pioggia di incentivi pubblici che soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno sono obbligatori e regolati da apposita normativa dell’Unione Europea ed hanno prodotto un visibile cambio di “regime” delle economie locali. Certo in assenza di una azione di monitoraggio e controllo efficace spesso accade che gli incentivi concessi vengano distratti per altri usi – anche se istituzionali – dai beneficiari e con una non ben celata miopia da parte della politica e degli Enti preposti ai controlli. Controlli quasi inesistenti perché tale attività di controllo e monitoraggio a posteriori non è istituzionalmente o specificatamente regolata nel nostro Paese che in tal caso spesso dimostra di essere miope e distratto. Perché alla diffusa generosità pubblica di concedere investimenti pubblici e incentivi non corrisponde un uguale impegno nel controllo e monitoraggio della spesa e degli investimenti? In merito a tale inadeguatezza o “dimenticanza” della P.A. che spesso si comporta come se lo “spending” sia alimentato senza alcun limite. Infine a proposito di “tracciabilità degli investimenti” bisogna pur tener conto della “spending performance” e cioè dei risultati. Nei giorni scorsi il CIPE ha approvato un corposo e giustificato finanziamento di oltre due miliardi a favore del miglioramento ovvero “upgrading” della strada consolare Pontina. Bene! L’ente beneficiario, cioè l’Anas garantisce che la “tracciabilità” di tale investimento rilevi un impatto efficace e che soprattutto non si verifichi una nuova distrazione anche se istituzionale di fondi come nel caso dell’autostrada A3 Sa-Rc? Tale “distrazione” di fondi il 3 luglio 2012 è stata comunque denunciata dal magistrato italiano Kessler – già Presidente del Consiglio della Provincia Autonoma di Trento e Bolzano – attualmente capo dell’Ufficio della Unione Europea per la lotta anti frode (OLAF) che riporta i risultati di una indagine dalle quale risulterebbe una distrazione di fondi per 382 milioni di euro nel PON trasporti (2000-2006) che avevano come referente l’Anas. L’Anas essendo responsabile della gestione dei fondi per la Salerno Reggio Calabria ha immediatamente replicato che tali fondi sono stati destinati ad altri progetti e che non vi è alcuna frode.

Ovviamente tali incomprensioni suggeriscono che gli Enti vigilanti responsabili del controllo (Corte dei Conti, Ministero del Tesoro) debbano svolgere una più incisiva azione di valutazione, monitoraggio e tracciabilità dei fondi.

 

* Luigi Marsullo già docente universitario e fondatore del Nucleo di Valutazione del CIPE è valutatore della Commissione Europea e di altri Fondi Finanziari Pubblici che finanziano investimenti per conto delle Nazioni Unite, IFAD (OCSE/OPEC) e Banca Mondiale.

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Autore: Redazione » Articoli 678 | Commenti: 310

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