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Home | ©2012 La Finanza sul Web | Articolo visto 11546 volte 29 maggio 2012

Boero: lima i costi e ristruttura la produzione

Di Redazione  •  Inserito in: Bilanci

In uno scenario particolarmente difficile in tutti e tre i settori operativi: vernici per l’edilizia, per lo Yachting e per navi, la società genovese accusa solo una lieve flessione dei ricavi

Scenario difficile, indubbiamente, quello che Boero Bartolomeo SpA, leader italiano nel settore delle vernici, ha dovuto affrontare nel decorso esercizio, limitando in definitiva i danni ad un disavanzo netto di soli 381 mila euro, mentre – grazie ai proventi finanziari – l’utile ante imposte è ancora in zona attiva per 106 mila euro.

La società genovese, presieduta da Andreina Boero e di cui Giorgio Rupnik è amministratore delegato, opera infatti essenzialmente in tre settori: quello dell’edilizia (con i marchi Boero, Attiva, Rover e Grandi Superfici; quello dello Yachting (con i marchi Boero YachtCoatings; Attiva Marine e Veneziani Yachting), ed infine nel settore navale, con la controllata Boat SpA.

 L’andamento dei mercati in cui opera Boero

 Ebbene: l’edilizia è ormai al suo quinto anno di recessione, tanto che gli industriali del settore hanno chiesto la proclamazione dello stato di crisi, e le recenti misure fiscali, che penalizzano pesantemente la proprietà immobiliare, non sono certo un incentivo alla ripresa.

Quanto allo Yachting, il comparto dei mega-yachts sta attraversando anch’esso un momento di grande difficoltà, mentre la nautica minore stenta a galleggiare: un po’ perché la riduzione del potere d’acquisto e le incertezze sul futuro inducono i potenziali acquirenti ad evitare spese destinate al tempo libero, ed un po’ perché in questo clima di caccia agli evasori si diffonde il timore che anche un modesto natante per la pesca sportiva o una piccola barca a vela agli occhi sospettosi del Fisco possa costituire indizio evidente di ricchezze occultate. E così anche l’industria nautica, ove l’Italia vanta una posizione d’eccellenza, è gravata dalla crisi generale, da cui a stento e molto lentamente accenna a riprendersi.

el settore navale la contrazione del commercio internazionale e la conseguente caduta dei noli ha messo alle corde la cantieristica italiana, che dopo aver dovuto far fronte all’aggressiva concorrenza dei Paesi asiatici, vede ora una drastica riduzione delle commesse per nuove costruzioni, mentre anche nel comparto delle manutenzioni il trend è decisamente negativo, persistendo la debolezza sul mercato dei noli.

 I rincari di materie prime e la stretta creditizia

 A questo scenario, che definire “problematico” sarebbe eufemistico, c’è da aggiungere che negli ultimi due anni il costo delle materie prime per i prodotti vernicianti, a seguito di violente speculazioni, ha subìto rincari fino al 70%. La debolezza della domanda ha reso difficile trasferire sui prezzi questi aggravi di costo, cosicché ne sono risultati erosi i margini  reddituali. Ed infine le restrizioni creditizie hanno colpito particolarmente le piccole e medie imprese, tipiche clienti di Boero, frenandone l’attività e incrementandone le sofferenze.

Che in un quadro simile Boero abbia contenuto la flessione dei ricavi da vendite entro il 3,9% può considerarsi dunque un risultato tutt’altro che disprezzabile, e testimonia semmai del radicamento sul mercato e della vitalità commerciale del gruppo genovese.

Ma vediamo più in dettaglio i risultati di conto economico.

 Il conto economico 

I ricavi delle vendite e delle prestazioni per la capogruppo Boero Bartolomeo hanno raggiunto i 101,2 milioni di euro: il 3,9% in meno rispetto ai 105,4 milioni consuntivati nel 2010. Altri ricavi operativi hanno inciso per 869 mila euro, contro il milione e167 mila euro dell’esercizio precedente. Tirando le somme: 102,1 milione di ricavi complessivi.

Scorporando l’andamento dei singoli settori, si rileva come nella prima metà dell’anno le vendite di vernici per l’edilizia avessero segnato un +0,6%, in controtendenza rispetto all’andamento del comparto, mentre a partire dal terzo trimestre la crisi si è fatta più marcata, con un rallentamento delle vendite che ha condotto, a fine anno, ad una diminuzione complessiva del 3,5% del fatturato.

Andamento analogo per il settore Yachting: un primo semestre molto promettente, con un incremento del fatturato dell’8,4% rispetto alla prima metà del 2020; un secondo semestre particolarmente pesante, tanto da condurre anno su anno ad un arretramento del fatturato del 3,2%:

In diminuzione (-11,2%) anche il fatturato verso le altre società del Gruppo, in particolare nei confronti della controllata Boat SpA.

 L’andamento dei costi 

Sul fronte dei costi, gli acquisti per materie prime e merci hanno gravato per 45,7 milioni di euro: il 2,5. Un’anomalia, confrontata con la riduzione del fatturato, che ha la sua spiegazione nel continuo aumento dei prezzi delle principali materie prime dell’industria delle vernici, condizionati, come già accennato, da forti manovre speculative. Una situazione che ancora perdura, con tensioni e volatilità che riguardano sia i prezzi che la disponibilità.

Le pronte misure messe in atto dal management della Boero per riequilibrare quanto più possibile la gestione industriale si riflettono  nella riduzione dei costi per servizi, locazioni e noleggi, scesi del 10,4% dai circa 34 milioni del 20109 ai  30,4 milioni dello scorso anno. Ed anche escludendo dal computo gli oneri non ricorrenti sopportati nel 2010 per la bonifica dell’area di Genova-Molassana, si ha una riduzione di costi del 7,5%.

Anche il costo del personale si è ridotto del 2,2% (da 19,2 a 18,8 milioni) a seguito anche di una ristrutturazione portata a termine unitamente ad accordi con le organizzazioni sindacali. In particolare sono cessate le attività produttive nello stabilimento di Aprilia, trasferite al nuovo stabilimento di Rivalta Scrivia, completato già nel 2009, ed in quello di Pozzolo Formigaro., mentre lo stoccaggio dei prodotti finiti è stato concentrato nel polo logistico di Tortona.

Già nel 2010 Boero aveva avviato un piano riorganizzativo, da completare gradualmente,  volto a migliorare le performances aziendali riorganizzando i processi industriali e  la struttura informatica.  Più recentemente, all’inizio cioè del 2012, la società ha illustrato ai rappresentanti dei lavoratori un nuovo piano industriale, che originariamente prevedeva un esubero di 33 dipendenti presso la sede ed i laboratori di Genova, e di altri 22 lavoratori negli stabilimenti produttivi.

A seguito di accordi con i sindacati, gli esuberi sono stati ridotti a 27 unità nella sede centrale e nei laboratori,  mettendo in atto tutti gli ammortizzatori sociali (mobilità fino a maturare il diritto alla pensione, Cassa Integrazione Straordinaria, incentivi all’esodo, per cui è stato iscritto in bilancio l’accantonamento di un milione di euro). Per gli esuberi riguardanti gli stabilimenti produttivi ed i depositi periferici, sono state invece individuate soluzioni alternative al licenziamento.

Per con tenere il costo del lavoro, malgrado l’aggravio della dinamica salariale, si è ricorso anche ad una netta riduzione degli straordinari e ad una particolare attenzione alla riduzione dei saldi per ferie.

Ammortamenti e svalutazioni sono lievemente aumentati (da 5,1 a 5,3 milioni). Va sottolineato che nel corso dell’esercizio Boero ha realizzato investimenti, prevalentemente in nuovi macchinari, per oltre 2,8 milioni, e ciò ha aumentato la produttività, ma ovviamente ha inciso anche sugli ammortamenti.

Ulteriore conseguenza della crisi di mercato, oltre alla flessione delle vendite, è la svalutazione dei crediti, per la quale, dopo un accurato esame dei rischi d’inadempienza, la Boero ha ritenuto opportuno incrementare gli accantonamenti dagli 802 mila euro del 2010 ad un milione e 47 mila euro. Incremento più che compensato dalla riduzione di oltre 600 mila euro negli “altri accantonamenti”, che nel 2010 avevano dovuto spesare la procedura di risoluzione dei contratti col personale dello stabilimento di Aprilia.

Tirando le somme, il risultato operativo va in rosso per 381 mila euro.

L’utile della gestione finanziaria sconta da un lato un aumento degli oneri finanziari conseguenti all’incremento dell’esposizione, e dall’altro minori proventi da partecipazione, per cui scende da un milione e 288 mila euro del 2010 a 486 mila euro, sufficienti peraltro a riportare in attivo di 106 mila euro  il risultato ante imposte. Il carico fiscale è di 489 mila euro a fronte dei 4 milioni e 482 mila euro dell’esercizio precedente, che aveva beneficiato però del provento non ricorrente di oltre 11,6 milioni derivante dalla cessione dell’area di Genova-Molassiana alla controllata Immobiliare Genova Molassana SpA.

Quanto al bilancio consolidato, che include la controllata Boat SpA esso sconta, come già detto, anche la grave crisi della cantieristica e chiude con una passività netta di  un milione e 727 mila euro,  dopo ammortamenti per 5,3 milioni ed imposte sul reddito per 681 mila euro.

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Autore: Redazione » Articoli 670 | Commenti: 230

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