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Home | ©2011 La Finanza sul Web | Articolo visto 14011 volte 26 giugno 2011

Perché i capitali escono dalla Russia

Di Redazione  •  Inserito in: Ricerche e Studi

di Marina Talskaya

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Il Paese ha disperato bisogno di investimenti, ma da alcuni mesi si verifica una fuga di capitali

La fuga di capitali va avanti già da alcuni mesi. Secondo le stime del presidente della Banca centrale Sergey Ignatyev solo nel primo trimestre di quest’anno i deflussi netti di capitali sono pari a 21,3 miliardi dollari. Approssimativamente tale importo – 22 miliardi di dollari – mancava nel quarto trimestre del 2010. Dal settembre scorso dal paese sono usciti in totale 47,3 miliardi di dollari.

Il presidente della Banca della Russia spiega che questa tendenza dipende in primo luogo, dal fattore stagionale (per quanto riguarda in particolare il primo trimestre), e in secondo luogo, “dal  clima non abbastanza favorevole agli investimenti”.

Ma vari esperti non si sono accontentati di questa spiegazione sulla fuga di capitali a lungo termine, o almeno non la considerano esaustiva.

“Non sono d’accordo con la  versione secondo cui solo il cattivo clima degli investimenti sia il motivo del deflusso di capitali: sei mesi fa il deflusso era normale ma poi è successo qualcosa di brusco. Esso non è certamente un dono ma non è successo niente di radicale”, sostiene il dirigente del reparto per le analisi di politica monetaria  del Centro per le analisi macroeconomiche e previsioni a breve termine (CMASTF) Oleg Solnzev. “Il clima degli investimenti-egli riconosce- sicuramente non è diventato migliore. Si tratta prima di tutto della corruzione. Prima, quando c’erano alti livelli di reddito e di profitti, il sistema in parte  è riuscito ad “adeguarsi” con l’alto livello della corruzione. Ma ora, con l’obiettivo peggioramento della situazione finanziaria di coloro che la corruzione parassitava, la situazione si è inasprita. Ma questo è solo uno dei presupposti per la fuga di capitali” – concorda il direttore generale del Centro per le analisi macroeconomiche “Interfax” Michael Matovnikov.

 

Le conseguenze

di un rublo fluttuante

 

Alcuni analisti a loro volta ritengono che il motivo di  una tale evasione di capitali, cosi prolungata e considerevole, dipenda da due gruppi di fattori. Il primo già esisteva l’anno scorso, il secondo è entrato in azione all’inizio di quest’anno.

“ La fuga di capitali nel terzo trimestre è un evento stagionale , perché cosi accade da un anno all’altro. Ma il quarto trimestre del 2010 e il primo trimestre del 2011 sono anomali, dice Oleg Solnzev. L’anomalia del quarto trimestre è il risultato di un mutamento nella politica dei cambi della Banca centrale. Prima, quando la Banca centrale resisteva al rafforzamento o all’indebolimento del rublo, il mercato percepiva la politica di appoggio alla stabilità.

Ma quando dopo un deflusso di capitali “normale”  nel terzo trimestre, la Banca centrale ha smesso di resistere, tutti sono rimasti disorientati dai livelli della caduta del rublo. Come conseguenza il rublo ha cominciato a cadere ancora di più, ha peggiorato le aspettative e ha provocato una evasione di capitali anche nel quarto trimestre. Solo a dicembre, a causa dei profitti delle esportazioni il corso del rublo è migliorato, ma la fuga dei capitali no.”

“La causa del deflusso di capitali è il cambiamento della politica di cambio della Banca centrale, che ha lasciato il rublo  fluttuare liberamente” – conferma Mikhail Matovnikov. Il conto della bilancia valutaria non può essere negativo se c’è un attivo nella bilancia dei pagamenti ed assenza di acquisti di valuta estera da parte della Banca centrale. Solo l’evasione di capitali può squilibrare il saldo della bilancia dei pagamenti  ed azzerarlo.

 

Più che una fuga

un mancato afflusso?

 

Altri esperti spiegano la situazione nei movimenti di capitale che si è sviluppata all’inizio di quest’anno non come una fuga, ma piuttosto come un mancato afflusso di capitali.

“All’inizio di ogni anno- sottolinea Oleg Solnzev- la situazione di solito non è molto positiva: non tutti i ricavi delle esportazioni arrivano in tempo. Quest’anno le banche non hanno trasferito il denaro: tutti i pagamenti che le aziende hanno ricevuto, le banche li hanno lasciati all’estero, sui conti correnti di corrispondenza nelle banche estere.

E in effetti, perché le banche avrebbero dovuto trasferire quegli incassi nel paese? “Nel sistema bancario si è sviluppato uno squilibrio: la popolazione porta il denaro alle banche ma non c’è niente in cui investirlo. Se di anno in anno i depositi crescono del 27-30%, le concessioni di credito praticamente non aumentano e rimangono al livello del 9-11% annuo. Dove le banche devono mettere il denaro raccolto? –osserva Alexey Vedev, direttore del riparto delle ricerche finanziarie del Centro studi strategici.  In teoria potrebbero tenere quei capitali nella Banca centrale sui conti correnti, ma lì si è già formata una bolla. Come risultato li investono perciò in attivi all’estero, come depositi e crediti nelle banche-corrispondenti, che di conseguenza aumentano. Dal punto di vista della bilancia dei pagamenti, questo viene valutato come fuga di capitali.

 

La fuga

è anche un bene…

 

Paradossalmente, secondo alcuni esperti una tale fuga non è una cosa grave dal punto di vista della politica monetaria.

“Secondo me questa non è una fuga dannosa; questi capitali possono rapidamente tornare quando sarà chiaro che cosa si può fare con loro”, sostiene Alexey Vedev. “Per strano che possa sembrare – egli prosegue- per la Banca centrale e per la realizzazione del programma monetario una tale fuga di capitali è un bene. Se non fosse per essa, il mercato monetario incontrerebbe una doppia pressione. Da noi è aumentato l’attivo della bilancia commerciale, a causa dell’aumento dei prezzi del petrolio; se questo afflusso di capitali fosse arrivato nel paese,  avrebbe fortificato il rublo, e la Banca centrale avrebbe dovuto  emettere moneta. E dove investire i capitali? Questo crescente attivo  della bilancia commerciale intanto si neutralizza in parte e si sterilizza con il deflusso di capitali, che ha ridimensionato i problemi della Banca centrale. In linea generale, è un male che noi finanziamo il mondo esterno, ma al momento ciò dà sicurezza e stabilità al sistema monetario del nostro paese”, osserva ancora Alexey Vedev.

“Forse non è un male che i soldi siano stati bloccati fuori per qualche tempo, altrimenti avrebbero rafforzato il rublo, il che non è un bene per lo sviluppo economico” concorda Oleg Solnzev.

 

Ma il Paese ha urgente

bisogno di investimenti

 

Si stima che tale deflusso “sterilizzato”  di capitali può essere relativamente utile fino al volume di 100 miliardi di dollari l’anno.

Un altro problema però è costituito dal fatto che mentre i ricavi delle esportazioni  “riposano” sui depositi esteri, il paese ha urgente necessità di investimenti nell’economia. Su iniziativa del presidente Dmitry Medvedev, già nel mese di luglio, secondo le previsioni, sarà costituito un fondo sovrano per investimenti diretti in progetti nazionali.

Si suppone che il contributo iniziale del governo a questo fondo sarà di 2 miliardi di dollari, mentre dall’estero dovrebbero giungere, secondo le stime, da 60 a 90 miliardi. Il gestore del fondo sarà la VEB (Vnesheconombank). Ma, come il capo della Società a capitali pubblici, Vladimir Dmitriev, ha ammesso in un’intervista al Wall Street Journal, “se noi fossimo convinti che gli investimenti potranno affluire in Russia senza sforzi aggiuntivi da parte del governo e che la fuga di capitali dal paese si fermerà da sola, allora non avremo bisogno di un tale fondo”.

In realtà non si vedono ancora i presupposti di un arresto spontaneo della fuga di capitali. Secondo le previsioni della Banca di Russia,  espresse nelle “Direzioni generali della politica monetaria nel 2011 e nel corso del 2012 e nel 2013”, nel caso in cui il prezzo del petrolio superi i 90 dollari al barile, ed il “pil” del Paese cresca del 4,8%, la Russia potrà contare su un afflusso netto pari a 10-20 miliardi dollari. A marzo però il prezzo del petrolio ha superato i 120 dollari al barile, ma i capitali sembra non abbiano intenzione di tornare in Russia.

Gli esperti non escludono che, a causa degli alti prezzi del petrolio, la Russia alla fine d’anno riceverà tuttavia un piccolo afflusso netto di capitali. Ma è difficile che la sua qualità soddisfi le autorità monetarie.

 

Il rischio di afflussi

solo speculativi

 

“Noi potremo registrare un afflusso, ma esso sarà di carattere speculativo e a breve termine, sulla base degli alti prezzi del petrolio e del rafforzamento del rublo. Perciò alla fine d’anno potremo avere l’afflusso, ma non della qualità che vorremmo”, prevede il ministro delle Finanze Alexey Kudrin.

Quando dovremo (se lo dovremo…) aspettarci un afflusso di capitali non mosso da speculazioni a breve? Gli esperti sono di umore pessimistico. Un corso stabile di cambiamenti istituzionali è in grado di attrarre  capitali di qualità, di cui per ora solo si parla. Sviluppare tale trend potrebbe portare anche a rinvigorire gli impieghi bancari: se le famiglie e le imprese tornassero a prendere prestiti ai ritmi pre-crisi, lasciando alle banche la possibilita di “sistemare”  gli introiti di petrodollari, i capitali tornerebbero.

Ma i mutuatari dopo la crisi hanno radicalmente cambiato il modello di comportamento. Perciò non ci sono ancora i segni di un mutamento nella direzione dei flussi di capitale.

  1. vice direttore della BDM (Banche e Mondo degli Affari)
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