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Home | ©2011 La Finanza sul Web | Articolo visto 133788 volte 02 novembre 2011

La Grecia, la speculazione e l’assenza dell’ Europa.

Di Arnaldo Vitangeli  •  Inserito in: Europa, Finanza Internazionale

Dopo il martedi’ nero che ha visto Piazza Affari sprofondare a – 6,8%  e le borse di mezzo mondo crollare drammaticamente, ci si aspettava, nella giornata di oggi, un balzo positivo, che tuttavia non si è verificato. Dopo un avvio favorevole, infatti, sia a Milano sia nelle altre piazze borsistiche si sono persi i pochi punti recuperati e, mentre si scrive, si alternano di ora in orai segni positivi a quelli negativi.

A scatenare il panico nei mercati, sono stati numerosi elementi, a cominciare dai  dati negativi sull’occupazione in Germania e al calo dell’indice pmi a livello europeo. Ma un ruolo ben più significativo lo ha avuto la decisione del governo greco di sottoporre a un referendum popolare le misure volute da Bruxelles per risanare i conti di Atene.

il partenoneLa paura e’ che si verifichi una replica di quanto e’ avvenuto in Islanda, con il popolo sovrano che respinge le misure di austerita’ volute dall’Europa e dagli organismi internazionali in termini di  durissimi sacrifici e tagli drastici alla spesa pubblica, alle pensioni, agli stipendi e all’occupazione nel settore pubblico, e affronta un default finanziario. Nulla infatti può garantire che le misure imposte dall’Europa siano sufficienti e efficaci per evitare la banca rotta. L’unica certezza è che la Grecia, se continuasse ad accettare gli aiuti finanziari europei, sarebbe costretta a pagare interessi passivi sui finanziamenti a fronte di una progressiva e inesorabile contrazione dell’economia. L’economia greca, come quella islandese rappresentano una piccola percentuale del pil europeo e  appaiono quindi quanto meno eccessivi gli effetti sui mercati di tutto il mondo dell’aumento della probabilita’ della bancarotta del paese ellenico. Ad essere in discussione, invece, non e’ la stabilita’ della Grecia quanto quella dell’euro e dell’intero processo di unificazione economica del Vecchio Continente.

Se la Grecia e’ l’anello debole il vero elemento di rottura potrebbe essere l’Italia, da qui l’interesse spasmodico dei “mercati” .La nostra economia, infatti, e’ la terza a livello europeo, e una crisi del sistema Italia diventerebbe automaticamente una crisi dell’intera zona euro.

Nella giornata di ieri Berlusconi, in piena bufera delle borse e con lo spread tra i titoli del debito pubblico italiani e quelli tedeschi che volava a livelli record, si e’ affrettato ad assicurare che l’Italia manterra’ gli impegni presi, e a tal fine ha convocato nella serata di oggi un vertice straordinario del Consiglio dei Ministri.

Il rischio è quello di enfatizzare eccessivamente il rischio finanziario che corre il nostro paese. e   che, vengano richieste dall’Europa misure sempre piu’ incisive e urgenti per risanare i conti e arginare gli attacchi continui della speculazione  al nostro paese. L’avvitarsi di allarmi ingiustificati e di richieste sempre più stringenti e vincolanti potrebbe  innescare una rivolta sociale che è invece quanto mai necessario scongiurare. I risultati per l’Europa e per il sistema dell’euro sarebbero devastanti.

Quello che tuttavia risulta incomprensibile e’ perche’ si guardi all’Italia come ad un malato terminale. Aldila’ di un debito pubblico troppo elevato (problema non di oggi e che condividiamo con altri stati come Usa e Giappone,), il nostro paese ha un’economia forte, famiglie con risparmi tra i piu’ alti del mondo, aziende familiari manifatturiere solide e innovatrici e, cosa non di poco conto, banche esposte ai titoli tossici in misura contenuta specie se confrontate con quelle francesi e tedesche, dei quali, inspiegabilmente, pare che tutti si siano dimenticati.

L’attacco della speculazione all’Italia dunque appare piu’ che altro un attacco politico contro l’Europa e l’euro, attacco che ha messo in evidenza la debolezza strutturale dell’edificio europeo.

La ragione di fondo e’ l’assenza di una vera dimensione politica dell’Unione, con i singoli stati che, su ogni questione cruciale, si presentano in ordine sparso.

Anche l’unione monetaria e’ monca, poiche’ la stessa Banca Centrale Europea non e’ prestatore di ultima istanza, come lo sono la Federal Reserve o la Banca d’Inghilterra, cioè non è garante in ultima istanza per le banche o altre istituzioni finanziarie. Se così fosse verrebbe meno lo stesso incentivo alla speculazione. In questo senso il direttorio franco-tedesco, che ultimamente si e’ assunto il compito di decidere e comunicare agli altri stati europei le misure da adottare non solo non risolve i problemi ma li aggrava. Se infatti il problema europeo e’ la mancanza di una forte unione politica le ambizioni di due singoli stati, seppur di primaria importanza, al ruolo di leaders indiscussi non puo’ che aumentare le diffidenze e le contrarieta’ degli altri Paesi.

Inoltre se la Germania vuole dire agli altri membri dell’UE cosa fare ne consegue che debba accollarsi anche i costi di tale ruolo, garantendo in prima persona per i paesi a rischio.

si è abbandonata da tempo la via maestra che aveva ispirato i padri fondatori della federazione europea, quella di una unione e di una identità politica unica. È quanto mai necessario oggi una  profonda riforma dell’Unione Europea e dell’euro, che dia una dimensione autenticamente politica e democratica alle istituzioni europee. Abbiamo cioè ancora una lezione da apprendere da questa crisi. Quella che divisi siamo facili prede della speculazione e che l’unione non puo’ essere solo virtuale. Non si può delegare il compito proprio di un governo liberamente eletto ad un manipolo di  euroburocrati, che non sono chiamati a rispondere delle proprie decisioni,. Serve una vera confederazione politica europea, con una Banca Centrale che abbia tutte le prerogative che ha la Fed americana, e che sia in grado di emettere buoni del tesoro europeo, must del ministro Tremonti, tanto indigesti alla Germania e alla Francia. Solo allora l’euro smettera’ di essere un vaso di coccio di manzoniana memoria, ma un vaso di ferro che non si corrompa alla ruggine della speculazione.

 

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Autore: Arnaldo Vitangeli » Articoli 125 | Commenti: 288

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