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Home | ©2011 La Finanza sul Web | Articolo visto 13940 volte 26 giugno 2011

Il difficile rebus della Vigilanza Europea comune

Di Redazione  •  Inserito in: Europa, Finanza Internazionale, Planisfero

Cucucciodi Filippo Cucuccio
Si moltiplicano segnali inquietanti su un ritorno alla situazione che ha condotto alla crisi finanziaria  di tre anni or sono
 

Il primo semestre del 2011 ci sta lasciando un’eredità per certi versi inaspettata ma sicuramente poco gradita: un sistema finanziario che dopo lo shock della peggiore crisi planetaria degli ultimi 80 anni sembra aver perso lo slancio di una reazione decisamente orientata a comportamenti virtuosi e contrassegnata da un deciso cambio di registro rispetto alle malefatte del recente passato .

Si moltiplicano infatti pericolosamente gli inquietanti segnali di questo malessere: dalla crescita delle emissioni obbligazionarie ad alto rischio e correlato alto rendimento nominale, manifesto di una finanza roulette che si pensava scomparsa e che invece continua ad esercitare un inarrestabile fascino sugli investitori, allo sviluppo vertiginoso delle contrattazioni al di fuori dei mercati borsistici o comunque regolamentati su piattaforme elettroniche centralizzate (per quello degli swap si stimano oltre 350 miliardi di euro !). Dalla crescita marcata degli strumenti derivati e del grado di opacità del livello di rischio sotteso, all’allargamento del perimetro di quel sistema bancario ombra internazionale  (nei soli USA con un valore di oltre 16mila miliardi di dollari ) verso cui si sono levati già da tempo moniti ( inascoltati ) per un suo radicale ridimensionamento.

E allora ci si chiederà: ma non era stata annunciata la creazione di un sistema di vigilanza multilivello in grado di prevenire e contrastare efficacemente le manifestazioni patologiche di una finanza dissennata e di guidare la ricostruzione del sistema finanziario internazionale? La risposta positiva a questa domanda non può, peraltro, nascondere i non pochi deludenti riscontri finora offerti dalla realtà .

 

Nel segno

del compromesso

 

Si prenda il caso dell’Unione Europea, dove dall’inizio di quest’anno dovrebbero essere funzionanti  sia le tre Autorità di controllo sui tre principali mercati di riferimento (bancario, mobiliare e assicurativo ), sia il Comitato Europeo per il Rischio Sistemico ( ESRB – European Systemic Risk Board ). In realtà dopo gli annunci ( in alcuni casi dai toni trionfalistici) di una nuova era per la Vigilanza Europea sembra di essere entrati in una fase in cui prevalgono quelle logiche di compromesso che tanto piacciono ai politici di Bruxelles, ma che di fatto sanciscono il rinvio dei problemi che si dovevano affrontare o nel migliore dei casi il varo di soluzioni parziali e irrilevanti .

Basta scorrere i titoli della stampa specializzata di questi ultimi mesi per avere una conferma di quanto sia stato trascurato questo aspetto essenziale della ricostruzione e di ciò che sembra essere stato al centro dell’attenzione e delle negoziazioni dei diversi attori chiamati in causa. A cominciare dall’avvio di una nuova batteria di “stress test”, condotti su un campione di 90 banche europee e che rappresentano poco meno dei due terzi degli asset creditizi nell’area UE.

 

Ma a che servono

gli “stress test”?

 

Anche se bisogna riconoscere che questi “stress test” sono basati su criteri decisamente più restrittivi di quelli utilizzati nella precedente tornata, sono in molti a chiedersi quale sia il loro effettivo grado di utilità alla luce delle crisi bancarie che hanno colpito pesantemente alcuni degli istituti dell’Irlanda, della Spagna e della stessa Germania che avevano passato indenni e a pieni voti l’esame dei precedenti test .

Inoltre, c’è stata grande attesa perché all’inizio di questa estate  il Financial Stability Board (FSB) doveva rendere nota la lista delle istituzioni finanziarie aventi rilevanza sistemica  (SIFIs – Systematically Important Financial Institutions) e che naturalmente include alcune banche europee ed italiane sulle quali dovranno essere esercitati poteri di vigilanza ben più penetranti di quelli finora in essere .

Ed infine, per concludere questa breve rassegna di argomenti al centro dell’attenzione, non solo mediatica, come dimenticare l’intenso lavoro diplomatico palese e sotterraneo che ha visto coinvolti tutti i Paesi dell’UE nell’individuare un successore al Presidente della Banca Centrale Europea? Sul ticket Trichet – Draghi è proprio il caso di dirlo sono stati versati fiumi di inchiostro e spesi giorni e mesi di frenetiche negoziazioni diplomatiche .

E allora, pur non volendo sottovalutare la rilevanza oggettiva delle tre questioni appena accennate non può, comunque, tralasciarsi l’interrogativo iniziale: a che punto è la realizzazione di un sistema efficiente e condiviso di Vigilanza Europea ?

Una domanda ineludibile che schiude la porta a valutazioni strutturali e meno legate ad aspetti contingenti sul difficile percorso che il rinnovato sistema finanziario europeo dovrebbe svolgere per cogliere l’obiettivo auspicabile del rinnovamento virtuoso.

 

Quattro criticità

 

In questo ambito si rivelano sicuramente preziose alcune indicazioni e riflessioni recentemente formulate dal vice direttore generale della Banca d’Italia,  Anna Maria Tarantola, da cui emergono con chiarezza le quattro criticità che dovrebbero essere affrontate senza indugio  per poi essere avviate a soluzione .

Con la prima criticità l’attenzione si focalizza sulla funzionalità di uno degli organismi usciti dalla recente riforma dell’architettura del sistema finanziario europeo: il Comitato Europeo per il Rischio Sistemico ( ESRB – European Systemic Risk Board  ). Ad esso sono affidati delicati compiti di vigilanza macroprudenziale, il cui espletamento è reso fortemente problematico dalla sua complessa governance “ che riflette attentamente gli equilibri tra i principali organismi preposti al governo del sistema bancario e finanziario nell’Unione “ .

Ma nel trattare della funzionalità di questo organismo non può certamente essere dimenticato un secondo elemento di complessità , ovvero il concreto conseguimento del proprio obiettivo primario che è il contenimento del rischio sistemico. E che cos’è il rischio sistemico ? In realtà , si è ancora in attesa di una sua definizione univoca e soddisfacente. Difficoltà concettuali, si dirà, ma difficoltà che puntualmente si riflettono sul piano operativo dell’ESRB, a cominciare dalla scelta di appropriati strumenti operativi finalizzati alla gestione delle politiche macroprudenziali.

Senza  tralasciare poi l’altro aspetto non secondario dell’autorevolezza, del rigore e dell’indipendenza, che dovrebbero essere gli ingredienti essenziali del suo ruolo, vista  la necessità di dover intervenire sui problemi solo indirettamente attraverso l’ausilio delle altre Autorità previste nel disegno della Vigilanza Europea.

In altri termini: l’efficacia operativa di questo nuovo organismo di Vigilanza macroprudenziale è un capitolo ancora tutto da scrivere  .

E purtroppo non emergono sensazioni più rassicuranti se si volge lo sguardo agli aspetti di vigilanza microprudenziale. Qui una prima palese difficoltà (ecco la seconda criticità ) è data dalla assoluta necessità di definire regole pienamente armonizzate e prassi di vigilanza applicate in modo uniforme in tutti i Paesi dell’UE ( il cosiddetto rule book europeo ). E’  infatti  quanto mai attuale il rischio dei cosiddetti arbitraggi normativi, sui quali più volte nella scorsa primavera ha richiamato l’attenzione Mario Draghi  nella sua qualità di Presidente FSB. In questo senso un efficace azione di contrasto è rappresentata dalla messa in campo di una serie di precondizioni che spaziano dalla maggiore ampiezza possibile del perimetro di regole immediatamente applicabili, all’individuazione dei principali strumenti di armonizzazione nelle norme tecniche vincolanti della nuova legislazione europea .

Va proprio in questa direzione l’opportunità di riconoscere all’Autorità di Vigilanza sulle Banche ( European Banking Authority – EBA ) alla cui testa vi è l’italiano Andrea Enria, maggiori poteri, quale risposta efficace  flessibile e semplificatrice alle necessità di adattamento dell’ attività di regolazione rispetto ai continui cambiamenti nelle prassi di mercato. Ma, ahimè, come si vede anche in questo caso si sta parlando di opportunità, il che significa che sul piano concreto ben poco è stato finora fatto.

 

Il profilo di rischio

dei gruppi bancari

 

Quanto alla terza criticità individuata da Anna Maria Tarantola  viene ancora una volta chiamata in causa  proprio l’EBA  che nel prossimo futuro dovrà definire un set di indicatori in grado di circoscrivere compiutamente e tempestivamente il problema ancora aperto del profilo di rischio dei gruppi bancari nel quadro di un deciso rafforzamento della vigilanza sulle istituzioni finanziarie transfrontaliere . Ma anche in questo caso si potrà superare la difficoltà operativa solo se sarà garantito il buon funzionamento dei collegi che rappresentano “il luogo dove interagiscono tutte le autorità che svolgono la vigilanza sulle singole componenti del gruppo“.

In questa visione fisiologica di buon funzionamento delle singole componenti dell’architettura della nuova Vigilanza Europea l’esercizio degli stress test, uno strumento azionabile dalla stessa EBA ,  potrà allora acquisire sempre più anche le caratteristiche di cartina di tornasole del grado di collaborazione tra i diversi organismi del rinnovato sistema di Vigilanza.

 

Meccanismi di gestione

comune delle crisi

 

Ed infine  in questo percorso impervio e sfidante di costruzione di un efficace sistema di Vigilanza Europea  vi è un quarto elemento di criticità da non sottovalutare : la creazione di meccanismi comuni di gestione delle crisi bancarie. In questo specifico ambito lo stretto raccordo con l’attività svolta dall’FSB è uno snodo essenziale, così come confermato dalla accoglienza riservata alle sue Raccomandazioni elaborate dall’organismo presieduto da Draghi che la Commissione Europea ha prontamente provveduto a fare proprie, traducendole in altrettante proposte . Alla luce delle recenti drammatiche esperienze vissute dai sistemi bancari e finanziari dei diversi Paesi,  risulterebbe infatti inconcepibile e imperdonabile trovarsi ad affrontare nuove situazioni di crisi senza l’aiuto di adeguati e condivisi meccanismi di gestione e risoluzione, accompagnati da forme di coordinamento ben definite e dalla comprovata efficacia .

Per raggiungere questo obiettivo bisognerà, pertanto, spazzare via il timore abbastanza diffuso circa un ridimensionamento del ruolo di responsabilità delle autorità nazionali, che  anzi   si troverebbero a conquistare sul campo una significativa leadership in virtù della valorizzazione dei rispettivi patrimoni di esperienze pregresse . E , poi , soprattutto , come per le tre altre criticità individuate dal vice direttore generale della Banca d’Italia  , il vero banco di prova sarà passare dai buoni propositi all’adozione di misure operative realmente efficaci .

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Autore: Redazione » Articoli 678 | Commenti: 344

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