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Home | ©2011 La Finanza sul Web | Articolo visto 7280 volte 30 ottobre 2011

Gruppo Montepaschi : aumenta le quote di mercato risultato operativo +26,3%

Di Redazione  •  Inserito in: Bilanci

I risultati del primo semestre confermano e consolidano  il miglioramento del “rating” da  BBB+ ad A- deciso da Standard&Poor’s
 
Mentre un numero crescente di Paesi  (Stati Uniti compresi…) vede abbassato il loro “rating” o peggiorato l’”out look”, cioè le proprie prospettive economiche; mentre un numero crescente di banche, soprattutto straniere, vive  l’incubo di un pesante “downgrading” se e quando  arriverà il momento della verità con un “default” della Grecia dei cui titoli tossici il loro portafoglio è pieno, mentre in Borsa le loro quotazioni in pochi mesi si sono già dimezzate, c’è una grande banca, per giunta italiana, che ha visto il suo “rating” aumentato da Standard&Poor’s da BBB+  ad A-. Questa banca è il Monte dei Paschi di Siena, dopo il suo massiccio aumento di capitale, portato a termine con pieno successo, e dopo la presentazione del suo piano industriale 2011- 2015.
 
I risultati operativi e reddituali del primo semestre di quest’anno, giustificano ora e consolidano quella migliore valutazione. Il Gruppo presieduto da Giuseppe Mussari infatti ha aumentato la raccolta e gli impieghi rispetto ad un anno prima, migliorando sensibilmente in ambedue i casi la propria quota di mercato; ha aumentato il patrimonio clienti, ora superiore a 6,2 milioni di unità; ha conseguito un risultato operativo netto di 612 milioni, vale a dire il 26,3% in più rispetto al primo semestre dello scorso anno, migliorando  inoltre la liquidità e confermando il trend di miglioramento sul fronte del costo del credito. Ma ecco,nel dettaglio, i risultati del conto economico di questo primo semestre 2011. Iniziamo dagli aggregati patrimoniali. Al 30 giugno scorso la raccolta complessiva del Gruppo superava i 309 miliardi, segnando un più 5,8% rispetto ad un anno prima. A trainare l’incremento è stata in particolare la raccolta diretta da clientela, passata dai quasi 158 miliardi del primo semestre dello scorso anno a circa 166,5 miliardi. Al suo interno la raccolta da clientela commerciale, sostenuta da collocamenti obbligazionari, è aumentata del 2,7% rispetto a fine 2010. In crescita anche la raccolta da clientela istituzionale.
I conti correnti, in comprensibile lieve flessione ( a 65,3 miliardi dai 66,8 di un anno prima) costituiscono ancora la voce maggiore, ma le obbligazioni, salite da 54,8 a 60,6 miliardi, seguono a breve distanza. In aumento anche i pronti contro termine passivi, che si confermano al terzo posto  con 23 miliardi di euro (+23,1% rispetto al primo semestre 2010). Quanto alla raccolta indiretta, essa a fine semestre si attestava a circa 143 miliardi, in flessione del 3,3% rispetto al primo trimestre 2011 ma in aumento del 6,3% rispetto ad un anno prima. Al suo interno il risparmio gestito accusa  una leggera contrazione (anch’essa facilmente comprensibile) essendo passato dai 50 miliardi del primo semestre dello scorso anno ai 49,3 della prima metà di quest’anno, con predominanza della componente polizze Vita, dei Fondi e Sicav. La flessione nel risparmio gestito è stata peraltro ampiamente compensata dalla crescita del risparmio amministrato, passato nello stesso periodo da 84,3 a 93,5 miliardi. Anche gli impieghi, come già accennato, sono cresciuti, parallelamente alla raccolta. Al 30 giugno scorso infatti i crediti verso clientela superavano i 157 miliardi di euro, vale a dire quasi il 3% in più rispetto ad un anno prima.La quota di mercato è salita a sua volta all’8%, migliorando di circa 16 punti base rispetto al 31 dicembre 2010. I  crediti   “vivi ” verso clientela commerciale si cifrano a loro volta in circa 138 miliardi. Di essi la quota maggiore(82,7 miliardi) è relativa a mutui (81 miliardi circa al 30 giugno dell’anno precedente); i crediti in conto corrente al la  fine del  pr  imo  semes  tre ammontavano a 16,2 miliardi ed altri finanziamenti  assommavano alla stessa data a 38,4 miliardi, sostanzialmente in linea con l’ammontare dell’anno prima. Quanto al credito specializzato erogato dal Gruppo a mezzo di società prodot to dedica te,  i nuovi flussi di finanziamento nel primo semestre di quest’anno si sono cifrati in oltre 8 miliardi di euro, con un balzo del 31,2% rispetto ad un anno prima. Il credi to  indus  t r  iale ha  inci so per circa 6,7 miliardi (+41,5% nell’arco di un anno). Il turnover del factoring in particolare è passato da 2,8 a 4,9 miliardi (+72,7%). Sostanzialmente stabile, nell’ordine di 1,4 miliardi, il credito al
consumo. I crediti deteriorati, su un totale di 144,4 miliardi di crediti “in bonis”, assommavano al 30 giugno scorso a 12,8 miliardi: un miliardo e mezzo in più rispetto al 31 dicembre 2010 e la loro incidenza sul totale dei crediti a cl ientela è  sal i ta al l ’8,1%, a seguito, in particolare, dell’aumento delle sofferenze, salite ad un totale di 6 miliardi, dai 5 di un anno prima, mentre gli incagli sono lievemente diminuiti (da quasi 4,3 a 4,1 miliardi). Per quanto concerne il portafogl io  “ in boni s ” , la probabilità media di default si è ridotta di 12 punti base rispetto al 30 giugno dello scorso anno (e di 15 rispetto a marzo scorso), collocandosi un soffio al disopr el 2%. In crescita inoltre di 60 punti base la percentuale di copertura dei crediti deteriorati, che si è attestata al 40,7% (55,4% per le sofferenze). Riguardo queste ultime nel primo semestre 2011 sono stati conseguiti recuperi per 273,1 milioni, con una flessione del 20,7% rispetto ad un anno prima. Come già anticipato nella prima metà di  quest’anno  il Gruppo Montepaschi  ha  raggiunto  t re obbiet t ivi  es  t remamente importanti: ha migliorato nettamente il risultato operativo netto  ( sal i to del  26,3% a 612 milioni); ha confermato il trend di miglioramento sul fronte del costo del credito e dell’efficienza opera t iva  ( l ’ indice di cos  t / income, par  i  al  58,4% è diminuito di ben 320 punti base) ed ha proseguito nelle strategie volte a ridurre il rischio di liquidità. Passando ai dati più significativi che contribuiscono  determinare
il risultato finale, il margine d’interesse ed il margine d’intermediazione primario evidenziano una lieve flessione, più che compensa ta   dai   r  i sul ta t i  del la gestione finanziaria e assicurativa. Più in dettaglio: il margine d’interesse ha sfiorato 1,7 miliardi, contro il miliardo e 784 milioni del primo semestre 2010;  le commissioni nette sono passate da 963 a 932 milioni, ed il margine d’intermediazione primario si è cifrato perciò in 2,6 miliardi a fronte dei 2,7 del corrispondente periodo dello scorso anno. Il margine della gestione finanziaria ed assicurativa è salito però da 2 miliardi e 751 milioni a 2 miliardi e 898 (+5,1%); cifra che, al netto delle rettifiche di valore  per deterioramento dei crediti(569 milioni) e delle attività finanziarie (24 milioni), si riduce a 2 miliardi e 304 milioni, con un miglioramento del 7,3% rispetto ai 2 miliardi e 148 milioni della prima metà dello scorso anno.Sul fronte dei costi è continuata l’attenta politica volta ad un loro contenimento. Gli oneri operativi, pari a d un miliardo e 693 milioni, sono rimasti sostanzialmente quasi in linea con quelli della prima  metà dello corso anno(+1,7% ma – 2,1% nel secondo trimestre 2011rispetto al
pr  imo) . Al l ’ interno di  questo aggregato le spese per il personale, pari nel primo semestre 2011 ad 1 miliardo e 61 milioni, si sono ridotte del l ’1,4%. Quasi immutata  l ’entità delle altre spese amministrative e delle rettifiche di valore su attività materiali ed immateriali. Il sensibile aumento del risultato  operativo (oltre127milioni in più rispetto al primo semestre 2010) non si ritrova più nell’utile al lordo delle imposte perché il bilancio della prima metà dello scorso anno recepiva  oltre duecento milioni di attivo derivanti da filiali cedute e dalla cessione di investimenti, che superano ampiamente le piccole variazioni verificatesi negli accantonamenti per rischi ed oneri e nell’apporto delle partecipazioni. E così l’utile delle attività correnti era salita al 30 giugno dello scorso anno a 534,2 milioni,a fronte dei 496,7 della prima
metà di quest’anno.
Calcolate le imposte, l’utile delle attività in via di dismissione e quello di pertinenza di terzi, nonché gli effetti economici  della Purchase Price Allocation , le due cifre tornano ad eguagliarsi: 261,2 milioni l’utile netto del primo semestre 2010 e 261,4 milioni quello della prima metà di quest’anno.
Pierluigi Orati

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