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Home | ©2011 La Finanza sul Web | Articolo visto 6106 volte 29 settembre 2011

Finmeccanica incrementa gli utili e riduce l’indebitamento

Bilancio semestrale Risultato netto delle attività in esercizio in forte riduzione, ma grazie alla cessione parziale di Ansaldo Energia

Di Redazione  •  Inserito in: Bilanci

La congiuntura globale sfavorevole, con le difficoltà per molti debiti sovrani ed i tagli alle spese pubbliche, comprese quelle per la difesa, non poteva non riflettersi  sul bilancio semestrale di Finmeccanica, Gruppo italiano tra i leader mondiali nei settori dell’elettronica per la difesa,  dell’elicotteristica, dell’aeronautica, e presente inoltre nell’industria dello Spazio, nei Sistemi di difesa, nell’industria dell’Energia e in quella dei Trasporti.

Uno scenario economico negativo, cui si sono sommate le tensioni politiche in Libia, in Nord Africa e nel Medio Oriente e, nel settore dell’industria energetica , il disastro  della centrale nucleare di Fukushima, in Giappone, parte a sua volta delle più ampie devastazioni provocate in quel Paese dallo tsunami.

Se si aggiungono gli inevitabili inconvenienti che possono a volte ritardare i programmi di produzione e quindi le consegne e gli imprevedibili extracosti nell’esecuzione di alcuni contratti, si può concludere che, malgrado la forte riduzione  dell’Ebit (da 527 a 321 milioni) Finmeccanica se l’è cavata ancora abbastanza bene. La cessione parziale di Ansaldo Energia, apportando una plusvalenza, al netto delle imposte, di 443 milioni, ha ribaltato poi la situazione, facendo salire l’avanzo netto semestrale a 456 milioni: più del doppio rispetto ai 194 milioni del corrispondente periodo del 2010.

 

La cessione del 45%

di Ansaldo Energia

 

Iniziamo dunque da questa operazione, che ha segnato il conto economico della prima metà di quest’anno.

L’accordo è stato siglato il 13 giugno scorso, e ad acquistare il 45% di Ansaldo Energia è stato il First Reserve Corporation, primario investitore internazionale di private equity specializzato, appunto, nel settore dell’energia e delle risorse naturali. A partire dalla data della chiusura del contratto Ansaldo Energia Holding e le sue controllate sono state consolidate nel Gruppo Finmeccanica col metodo dell’integrazione proporzionale.

Dal punto di vista finanziario l’operazione è stata così strutturata: Finmeccanica ha ceduto Ansaldo Energia alla Ansaldo Energia Holding per un corrispettivo di un miliardo e 73 milioni di euro, percependo inoltre da Ansaldo Energia un dividendo di 65 milioni e circa 96 milioni per il diritto d’uso per 25 anni del marchio “Ansaldo”.

Il contratto è stato finanziato con equity per 500 milioni  (versati per 275 milioni da  Finmeccanica, e per 225 milioni da First Reserve Corporation) e con un debito per 573 milioni. Il debito a sua volta è articolato in un prestito bancario a medio termine per 300 milioni di euro, ed in un vendor loan a breve termine di 273 milioni concesso da Finmeccanica, che sarà poi sostituito da una linea di credito bancaria revolving utilizzabile fino a 350 milioni di euro. Sia il prestito  medio termine che la linea di credito revolving avranno durata quinquennale, in modo da garantire ad Ansaldo Energia risorse finanziarie stabili. C’è da aggiungere che Ansaldo Energia è dotata a sua volta di linee di credito bancarie per 300 milioni di euro, a supporto dell’attività commerciale.

Tutta l’operazione è stata supportata da Banca Imi, BNP Paribas ed Unicredit, che hanno sottoscritto sia il prestito che la linea di credito revolving, ed è stata poi sindacata nell’ambito di un “pool” di banche italiane ed internazionali.

 

L’andamento dei

settori di attività

 

In estrema sintesi, ricapitoliamo ora l’andamento commerciale e reddituale dei vari settori di attività del Gruppo Finmeccanica, nella prima metà di quest’anno.

Gli ordini complessivi raccolti assommano a 7 miliardi e 566 milioni di euro, a fronte degli 8 miliardi e 50 milioni consuntivati al 30 giugno dell’anno scorso.

Ad accusare una contrazione sono stati soprattutto i comparti dell’industria elicotteristica e dell’elettronica per la difesa e la sicurezza. Gli ordini per elicotteri sono calati dai 2 miliardi e 491 milioni del primo semestre 2010 ad un miliardo ell’industria elicotteristica e dell’elettronica per la difesa e la sicurezza. Gli ordini per elicotteri sono calati dai 2 miliardi e 491 milioni del primo semestre 2010 ad un miliardo e 247 milioni quest’anno per lo slittamento l 2012 di alcuni importanti contratti governativi, ed anche per il fatto che il primo semestre 2010 aveva beneficiato di un cospicuo ordinativo (560  milioni) da parte dell’Aeronautica militare indiana. Ed analogamente il settore della Difesa e Sicurezza (nuovi ordini per 2,5 miliardi, a fronte dei 3 del primo semestre 2010) aveva beneficiato nella prima parte dello scorso anno dell’acquisizione della prima tranche del programma EFA e di rilevanti commesse per l’esercito statunitense.

I minori ordini nel settore elicotteristico ed in quello dell’Elettronica per la difesa e la sicurezza sono stati parzialmente compensati da incrementi degli ordinativi nell’Energia (da 374 a 798 milioni, grazie all’acquisizione di una fornitura alla Turchia di un impianto da 800MW a ciclo combinato), nell’Aeronautica, a seguito di maggiori ordini sia nel segmento civile che in quello militare) e nelle Altre Attività.

Il portafoglio ordini al 30 giugno scorso ammontava a quasi 45 miliardi di euro: 3,6 in meno rispetto ad un anno prima, ma la riduzione sconta anche il mutato consolidamento di Ansaldo Energia

e la conversione in euro del portafoglio in dollari e sterline, monete che accusavano una riduzione del loro valore in euro, e che ora invece tendono a rivalutarsi.

Il portafoglio ordini comunque assicura al Gruppo Finmeccanica una copertura di lavoro di circa due anni e mezzo.

 

I ricavi e la redditività

 

Se gli ordini ed il portafoglio accusano alcune sensibili flessioni, i ricavi della prima parte di quest’anno sono rimasti invece quasi in linea con quelli del primo semestre 2010: 8,4 miliardi di euro contro 8,6. A  flettere sono stati infatti solo i settori dell’Elettronica per la difesa e la sicurezza ( da 3,2 miliardi a 2,9), a seguito dell’ultimazione di importanti programmi delle Forze Armate statunitensi, e l’Energia (da 677 a 562 milioni). Tutti gli altri comparti produttivi hanno registrato o una sostanziale stabilità, o lievi incrementi.

Quanto infine alla redditività, l’Ebita adusted è sceso da 586 a 440 milioni. Scomponendo questo risultato nei vari settori di attività, il panorama appare assai variegato: l’Ebita infatti si è ridotto nei comparti Aeronautica (per il diverso mix di avanzamento dei programmi, ed anche per alcuni problemi di efficienza  industriale, che sono stati già affrontati), nell’Elettronica per la difesa e la sicurezza (per la flessione dei ricavi di DRS e per un mix di attività meno redditizie), nell’Energia (per il minor volume di ricavi ed il diverso mix di produzione), nei Trasporti, che hanno un Ebita adusted ancora negativo per  extracosti su alcune commesse ed oneri conseguenti a controversie con clienti.

Per contro la redditività  risulta migliorata nel settore degli Elicotteri, per il migliore mix di ricavi; nello Spazio, per i maggiori volumi di produzione e per la maggiore redditività del segmento manifatturiero; nei Sistemi di Difesa, per i maggiori volumi produttivi di alcuni comparti e per un mix di attività con maggiori margini.

Tirando le somme, e contando oneri non ricorrenti per 51 milioni, costi di ristrutturazione per 27 milioni ed ammortamenti per 41 ( queste voci nel primo semestre 2010 avevano inciso complessivamente per sessanta milioni in meno) l’Ebit passa da 527 a 321 milioni.

La sostanziale differenza rispetto al primo semestre 2010 la fa a questo punto  la voce dei proventi ed oneri finanziari netti: positiva per 251 milioni nel primo semestre di quest’anno; negativa per 187 milioni nella prima metà dell’anno scorso, per cui, come già accennato, il risultato netto sale da 194 a 456 milioni.

Rispetto al 30 giugno dello scorso anno, il Ros  scende dal 6,8 al 5,2%: il Roi dal 14% al 12,6, mentre il Roe sale dal 10,1 all’11,7%.

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