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Home | ©2011 La Finanza sul Web | Articolo visto 11801 volte 27 ottobre 2011

Eppure con una patrimoniale si potrebbe aumentare il “pil”

Di Redazione  •  Inserito in: Ricerche e Studi

Questo intervento del prof. Vittorangelo Orati, Rettore dell’International Institute of Advanced Economics and Social Studies, ci sembra particolarmente importante in un momento in cui, su  varie nazioni europee, tra cui l’Italia, incombe la minaccia di un ulteriore regresso sociale e di una ulteriore ondata di privatizzazioni, nell’illusione che questa sia la “medicina” adatta  per ritrovare la via dello sviluppo economico. Paradossalmente: per poter tornare ad andare avanti, andare indietro, all’insegna di una austerità ancor più severa, di un una forte riduzione non solo dello “stato sociale”, ma dello Stato tout court.

Ebbene, dopo un appassionato e serrato attacco ai dogmi ed ai luoghi comuni dell’attuale  pensiero economico,  “disseppellendo” dalla letteratura economica più ortodossa un teorema  di Trygve Magnus Haavelmo, premio Nobel per l’economia nel 1989, Orati mostra come, secondo il Nobel norvegese (che non era certo un bolscevico…)  la spesa di una quota di reddito incamerata dallo Stato con le tasse dia luogo ad un aumento del reddito nazionale maggiore di quello che si avrebbe se quella frazione di reddito fosse rimasta disponibile nelle mani dei privati, posto che  la propensione media ai consumi di questi ultimi sia inferiore all’unità.

In parole povere: secondo il Nobel Haavelmo una spesa statale coperta da tasse da luogo ad un effetto positivo sul reddito nazionale maggiore di quanto si avrebbe se la somma tassata fosse mantenuta in mano ai privati, i quali ne lascerebbero inutilizzata una parte, sotto forma di risparmio, che non necessariamente si tradurrebbe in investimenti produttivi.

Il teorema di Haavelmo (o balanced budget theorem)  con il rigore delle formule matematiche dimostra due cose. La prima è che l’imposta patrimoniale che molti in Italia temono come una iattura, potrebbe in realtà facilitare un aumento del reddito nazionale, cioè del “pil”, a condizione che il suo ricavato sia devoluto ad investimenti. Il che riporta al problema della crescita. Per abbassare il famigerato rapporto debito-pil Fondo Monetario Internazionale, Banca Centrale Europea e gran parte della stampa “ortodossa” hanno enfatizzato sinora il riequilibrio di un solo elemento, cioè la riduzione del debito, anche a costo di fare “macelleria sociale”. Salvo lamentare poi la crescita troppo lenta, che quel riequilibrio rende ancor più difficile, inducendo le Agenzie ad abbassare il “rating” e ad avanzare pronostici più cupi. La via maestra  per ridurre il rapporto deficit-pil è invece quella di aumentare il “pil”, tenendo naturalmente il deficit sotto controllo.

La seconda cosa che si deduce dal teorema di Haavelmo è che devolvere tutto l’introito di una eventuale imposta patrimoniale  alla riduzione del disavanzo pubblico, come vorrebbe l’ortodossia  “talebana” dello “Stato minimo”, sarebbe un errore colossale, farebbe diminuire i consumi, e quindi il reddito nazionale, e la misura sarebbe del tutto depressiva. Solo destinando l’introito di una imposta patrimoniale ad investimenti pubblici produttivi, si avrebbe invece un aumento del “pil” ed una riduzione progressiva del suo rapporto col debito pubblico .Ma ecco l’articolo del prof. Vittorangelo Orati.

g.v.

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