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Home | ©2011 La Finanza sul Web | Articolo visto 9305 volte 21 settembre 2011

E il leone delle Generali arriverà anche in Russia.

Di Redazione  •  Inserito in: finanza italiana

di Pierluigi Orati
 
Un accordo quadro tra le Assicurazioni Generali e la banca russa Vtb sarà presentato entro questa estate. Lo ha dichiarato Giovanni Perissinotto. E benché  il dossier Vtb non fosse all’ordine del giorno del Comitato esecutivo, considerata la grande importanza  della vicenda in corso, Perissinotto, che si era incontrato una decina di giorni prima con l’amministratore delegato  della Vtb, Andrei Kostin, ha ritenuto opportuno informare i vertici delle Generali sull’andamento della trattativa.
 
L’entrata del  Leone in Russia sarebbe dunque questione di pochi mesi, anche se il processo che condurrà ad un accordo completo ed articolato si presenta lungo e complesso. L’ingresso delle Generali sul  grande mercato russo avverrebbe nel quadro dell’accordo con l’alleato ceco Petr Kellner:  sarebbe infatti la joint-venture con Kellner Generali Ppf Holding (in cui la Compagnia triestina ha la maggioranza del 51%) a siglare l’accordo con la Vtb.

 

Il progetto è particolarmente ambizioso: dovrebbe comportare infatti la creazione di una società apposita, con una sua rete di agenti diffusa sul territorio, e la capacità di distribuzione dei prodotti on-line. Il Leone di Venezia si appresta dunque a stringere un’alleanza con l’orso russo, sulla linea di quella presenza in Est Europa che per la Compagnia triestina è una tradizione storica che ora torna a manifestarsi  con forza nello scenario di un’Europa non più divisa. Generali Ppf Holding infatti è già presente in tutto l’Est Europa (dalla Polonia all’Ungheria, dalla Slovacchia alla Serbia, dalla Bulgaria al Montenegro, dall’Ungheria alla Slovacchia), oltreché in Russia, Bielorussia, Ucraina e Kazakistan.
 
Quello delle Generali non è certo un caso isolato. Guardare verso Est, verso i Balcani, e più oltre, verso i grandi spazi della Russia, è infatti una tendenza  di tutta l’economia italiana. E nei rapporti con l’Est il ruolo di primo piano lo riveste indubbiamente la Russia. Oggi non solo le più rappresentative tra le grandi imprese ed i Gruppi industriali italiani – Eni, Enel, Finmeccanica, Unicredit-  tanto  per citarne alcuni, hanno in Russia una presenza diretta, accordi di collaborazione, rapporti commerciali, ma anche numerose medie e piccole imprese italiane sono entrate nel mercato russo puntando sulla tecnologia, sulla qualità, sul design e sullo stile, che caratterizzano i prodotti dell’industria italiana.
 
E’ lentamente cambiata  anche la struttura dell’interscambio. Dal rapporto elementare ma reciprocamente proficuo di tubi per i gasdotti forniti dalle acciaierie di Taranto dell’Iri in cambio del gas russo ceduto all’Eni, o dagli impianti forniti alla Russia dalla Montedison pagati coi prodotti chimici di base ottenuti in Russia con quegli impianti, si è giunti a vere e proprie joint - ventures industriali rivolte anche ai mercati esteri, come quella tra Sukoi ed Alenia Aeronautica.
 
In campo finanziario ad Unicredit, già presente sul mercato russo, si dovrebbe presto aggiungere le Generali. Certo: un accordo di joint-venture tra due società è solo un contratto, e sarebbe eccessivo caricarlo di altre valenze e di altri significati. Ma è anche vero che la rete degli accordi e dei contratti che sta crescendo tra la Russia e l’Italia e tra la Russia e gli altri Paesi dell’ Unione Europea avvicina sempre più Mosca all’Europa.
Nell’emergere impetuoso delle economie asiatiche è comprensibile che la Russia per rafforzare la sua economia giochi anche la carta di una maggiore collaborazione coi Paesi dell’Asia. Lo fa anche l’Europa. Ma al dunque la geopolitica imporrà le sue leggi inesorabili ed elementari. Nel declino dell’egemonia statunitense, la Cina risvegliata mette sulla bilancia della storia il peso del suo miliardo e mezzo di abitanti. Oggi guarda già alle materie prime ed alle terre dell’Africa per procurarsi risorse e cibo necessari alla crescita ulteriore.. Domani premerà inevitabilmente sui confinanti grandi spazi semideserti e sulle immense risorse naturali della Siberia.
Né l’Europa né la Russia da sole sono in grado di costituire un blocco demografico ed economico in grado di costituire un contrappeso adeguato, che assicuri loro  sovranità e libertà. Insieme sì.
 

 

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