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Home | ©2011 La Finanza sul Web | Articolo visto 14004 volte 06 maggio 2011

Costo del lavoro in banca: un confronto tra l’Italia e gli altri Paesi europei

Un Rapporto curato dall’Abi sul mercato del lavoro nell’industria finanziaria

Di Redazione  •  Inserito in: Europa, finanza italiana, Planisfero

di Filippo Cucuccio

 

La centralità del tema del lavoro in tutti i suoi aspetti problematici, emersa con particolare clamore anche in Italia per alcune recenti vicende che hanno caratterizzato le relazioni industriali, induce a tornare sul recente “Rapporto sul mercato del lavoro nell’industria finanziaria“, curato dall’Associazione Bancaria Italiana ( ABI ) per esaminare gli esiti forniti in tema di raffronto internazionale del costo del lavoro dei principali gruppi bancari . L’analisi, svolta su un campione di 141 gruppi bancari quotati appartenenti ai 25 Paesi dell’Unione Europea ( UE ) più la Svizzera,  che hanno redatto i propri bilanci in conformità dei nuovi principi contabili internazionali già dall’esercizio 2005, ha fondamentalmente due obiettivi: fotografare il posizionamento in Europa di questi gruppi (e di riflesso del sistema nazionale al quale appartengono) alla fine del primo decennio di questo secolo, e stabilire con chiarezza l’onerosità in termini del costo del lavoro di alcune figure professionali tipiche.

 

Cinque indicatori

 

Per cogliere il primo obiettivo ( il posizionamento relativo in Europa ) vengono analizzati i seguenti 5 indicatori: costo unitario del lavoro, rapporto costo del lavoro/margine di intermediazione, rapporto costi operativi/margine di intermediazione ( cost income ratio ), rapporto costo del lavoro/costi operativi complessivi e rapporto utile netto/patrimonio netto (ROE) .

Prima di passare all’esame delle risultanze dei singoli indicatori vale la pena ricordare 3 aspetti d’assieme, maturati in un ambito caratterizzato da una parziale ripresa della congiuntura economica e da una graduale normalizzazione dei mercati finanziari .

Il primo aspetto è confermativo di una tendenza già distintamente delineatasi negli anni precedenti, ossia il gap strutturale in termini di costo del lavoro tra i gruppi bancari dei nuovi Stati membri dell’UE e quelli dei Paesi che hanno creato l’Unione, o vi hanno aderito in tempi meno recenti . Un gap che premiagli ultimi arrivati.

Un secondo aspetto riguarda , poi , l’incidenza della variabile Paese sulla struttura di costo, ove si evidenzia il permanere di un quadro regolamentare del mercato del lavoro estremamente disomogeneo .

La terza considerazione tocca, infine, i due aspetti della specializzazione operativa e dell’operatività geografica ( dovendosi distinguere tra Global Banks , Superregional Banks e Regional Banks ). Ne risulta in modo inequivocabile la posizione di testa delle Global Banks nella classifica dell’onerosità del costo del lavoro, a causa dell’impiego di figure professionali altamente qualificate e, quindi, più costose .

 

Svizzeri e tedeschi

i bancari più pagati

Iniziando l’esame degli indicatori analizzati dal costo del lavoro unitario, va subito detto che in Europa si assiste nell’ultimo biennio del primo decennio di questo secolo ad una sua crescita di poco inferiore al 5% (da 53.900 a 56.500 euro). A parte la già ricordata caratteristica differenziale tra vecchi e nuovi membri dell’UE, la classifica dell’onerosità vede al suo vertice i gruppi bancari svizzeri, seguiti da quelli tedeschi con i rispettivi valori di 108.000 e 104.000 euro  contro una media europea di 56.500 euro. All’estremo opposto della classifica si trovano la Lettonia e la Lituania con 26.000 e 22.000 euro.

Per l’Italia, il cui costo del lavoro si situa a 72.900 euro. Il raffronto fatta eccezione, per i competitors delle due nazioni al vertice,  non si rivela particolarmente consolante, dovendosi scontare in oltre  16.000 euro la misura della penalizzazione dei nostri gruppi bancari rispetto agli altri principali concorrenti europei .

Passando al secondo indicatore, il rapporto costo del lavoro/margine di intermediazione, gli esiti dell’analisi mostrano ai due estremi della classifica da un lato i gruppi bancari spagnoli che assorbono con il proprio costo del lavoro il 27% dei ricavi ordinari; dall’altro , invece , si segnalano i gruppi olandesi, finlandesi e greci, con valori percentuali compresi tra 46% e 44% ( il valore medio europeo è 33% ). Per l’Italia non può certo passare sotto silenzio il valore del 40% , superiore di 7 punti alla media europea e, comunque, indice di una produttività bassa .

 

L’ottima efficienza

dei Gruppi spagnoli

 

 

Quanto al terzo indicatore , il cost income ratio , utilizzato normalmente come “proxy” dell’efficienza aziendale, gli esiti statistici oltre a segnalare in positivo una dinamica complessivamente decrescente dal 72,8% al 65,9% ( ma nei 6 maggiori mercati bancari europei il rallentamento è ancor più marcato: dall’ 80,4% al 67,1% ) mettono in evidenza anche in questo caso la buona posizione dei gruppi bancari spagnoli, con un valore del 48,5% . Ad esso si contrappongono i risultati dei gruppi bancari svizzeri, finlandesi e olandesi con valori compresi tra 98% e 88% . Per l’Italia il valore del 64,3% situa il nostro Paese al di sotto del valore medio europeo (e ciò appare meritevole di essere sottolineato) ma purtroppo ancora ben lontano dai competitors inglesi e spagnoli che, ad onor del vero, si avvalgono di un quadro regolamentare caratterizzato da più elevati livelli di flessibilità nella gestione del fattore lavoro .

Per il quarto degli indicatori esaminati, con cui si pone a raffronto il costo del personale con i costi operativi complessivi, l’analisi, oltre a fotografare anche qui un’evidente differenza tra vecchi e nuovi membri dell’UE, fa risaltare la crescita di oltre 3 punti percentuali del valore medio europeo al 51%. In particolare per l’Italia, nonostante le numerose operazioni di razionalizzazione e contenimento dei costi del personale succedutesi negli ultimi anni, il valore del 62% non solo pone il nostro Paese ben al di sopra del valore medio europeo, ma soprattutto lo penalizza nel confronto con le banche degli altri 5 principali mercati bancari europei che registrano quote oscillanti tra il 49% degli intermediari inglesi e il 56% di quelli francesi .

 

 

La caduta del Roe

(ma non in Italia)

 

 

Per l’ultimo degli indicatori considerati, il Roe , si possono formulare due considerazioni: una di carattere generale circa il valore medio europeo estremamente basso (2%), condizionato dai risultati fortemente negativi di alcuni Paesi (come ad esempio, per l’Olanda con -7% o addirittura per la Lettonia  con – 22% e per l’Irlanda con -28% ); l’altra  considerazione  è di carattere specifico per l’Italia  che vede migliorare di un punto percentuale la propria quota al 5,7%: un valore, peraltro, ancora insufficiente a rimborsare il costo del capitale impiegato, anche se superiore a quello dei competitors francesi e tedeschi  .

Si può ora passare al secondo obiettivo di questa parte del Rapporto ABI: l’analisi dell’onerosità di alcune singole posizioni professionali. Nel caso dell’addetto allo sportello, fatto 100 il valore del costo del lavoro annuo italiano, risultano ad un livello superiore solo i colleghi del Belgio (116) , della Spagna (104) e della Germania (103),  mentre ben al di sotto si collocano i valori dei colleghi di altri principali concorrenti europei, come la Francia (95), la Svizzera (92) e la Gran Bretagna (79). Per essere ancor più chiari, effettuando il raffronto in valore assoluto, ai 43,6mila euro dell’addetto allo sportello italiano si contrappongono da un lato i circa 51mila del collega belga, gli oltre 45mila dello spagnolo e i 45mila del tedesco; dall’altro in fondo alla classifica si trovano i circa 30mila euro del portoghese e dello svedese, ma soprattutto i 41mila del francese, i 40mila dello svizzero e i 34mila dell’inglese .

Se si sposta l’attenzione su un’altra figura professionale , l’addetto al back office , si ottengono dei risultati leggermente dissimili, con una classifica che, sempre fatto 100 il valore del costo del lavoro annuo italiano, pone ai suoi vertici di onerosità le banche danesi (125) seguite da quelle belghe (112) , tedesche (109) e spagnole (105). In valore assoluto il costo del bancario danese addetto al back office quota poco più di 54mila euro contro i circa 49mila del belga, gli oltre 47mila del tedesco, gli oltre 45mila dello spagnolo, mentre l’italiano con i suoi 43mila  segue tutti gli altri.

 

Gli stipendi dei dirigenti

 

Una curiosità, per chiudere questa breve panoramica delle due figure professionali degli addetti allo sportello esterno e interno: l’addetto al back office ha sempre un costo superiore a quello del suo collega di front office in tutti i Paesi europei, con un differenziale che è massimo  presso le banche danesi e minimo in quelle portoghesi. Uniche eccezioni sono quelle di Francia, Gran Bretagna e Svizzera, dove si registra una situazione inversa .

Passando, infine, dall’analisi delle singole figure professionali a quella delle fasce categoriali manageriali, emergono altre interessanti curiosità. Si viene così  a scoprire che un quadro direttivo italiano di 3° livello ha un costo del lavoro inferiore soltanto a quello dei suoi colleghi austriaci e belgi . Quanto  poi  al dirigente bancario di livello minimo, il suo costo in Italia risulta superiore a quello di tutti gli altri colleghi europei ( e in particolare del suo omologo di Malta che registra il costo più basso) ad eccezione dei casi svedese, francese e spagnolo . E , in particolare , a proposito del dirigente svedese va anche sottolineato che se la sua retribuzione lorda si colloca ai massimi europei , quella netta scende di 3 gradini ed è preceduta da quella di cui beneficiano i suoi colleghi svizzeri , francesi e spagnoli . Una situazione non molto differente da quanto accade per il dirigente italiano che , se si passa dalla retribuzione lorda a quella netta , vede scendere il proprio livello nella classifica europea per onerosità dal 3° al 5° posto .

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Autore: Redazione » Articoli 676 | Commenti: 311

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