
Ulidi Roberto Volpi 1
Le agricolture egiziana, libica tunisina, algerina e marocchina, sono in concorrenza con quelle dei paesi mediterranei dell’EU.
Da molti anni, per gli stretti legami esistenti, i prodotti delle agricolture nordafricane hanno facile accesso all’Europa protezionista, ma non godono ancora di una completa liberalizzazione.
Per motivi storici e di natura pedo-climatica quella grande area non è omogenea. In Egitto è prevalente la piccola azienda familiare di piccolissime dimensioni, gestita da affittuari o proprietari. Vi è una agricoltura irrigua, assai intensiva, con ortaggi, fruttiferi e cotone.
In Libia Algeria, Marocco le colture introdotte durante il periodo coloniale, olivo e vite, si alternano con quelle autoctone, palma da dattero in particolare e, in alcune aree irrigue, con la agrumicoltura. Sono assai meno intensive ed ovviamente di più ampie dimensione, condotte con salariati e da piccoli proprietari. La zootecnia, molto estensiva, è presente nelle zone più interne.
Il settore evolutosi nel secolo scorso anche se in forma e ritmi assai diversi, le cui cause sarebbe troppo lungo approfondire in questa sede, conserva elevate potenzialità di crescita che non sono state fino ad ora sviluppate. Le ragioni di questo ritardo sono molteplici.
In Egitto la grande pressione demografica e le risorse fondiarie limitate ostacolano la crescita spontanea della produttività del lavoro, e quindi del potere di acquisto e dei redditi.
La insufficiente diffusione dei servizi divulgativi, più noti come servizi di “extension”, la scarsa professionalità del personale, specie quello a contatto con gli agricoltori, la bassa efficienza organizzativa, sono la prima causa del mancato trasferimento tecnico.
L’”extension”, come è noto, forma, addestra, informa, dà consulenza tecnica, collauda le innovazioni adattandole alle condizioni locali. In questi paesi il suo contributo alla crescita della produzione è stato assai limitato.
Mancano la genetica
e la logistica
Per l’olivo, legumi mediterranei, palme, in particolare modo, vi è un secondo meno conosciuto impedimento. Mancano innovazioni di carattere genetico per accrescere le rese unitarie, aumentare la capacità delle piante di contrastare i nemici naturali, consentire loro di adattarsi a condizioni spesso difficili quali la salinità, la siccità e la scarsa qualità dei terreni.
Terzo ostacolo è la non adeguata organizzazione logistica per la commercializzazione dei prodotti agricoli che si somma alla scarsa efficienza e frammentazione della distribuzione locale. Tutto ciò appesantisce ulteriormente i costi, prima che i prodotti giungano ai consumatori europei, principali acquirenti.
Le asimmetrie fra domanda ed offerta di prodotti alimentari, come è noto, hanno fatto aumentare le quotazioni delle “commodities” agricole a livello internazionale negli ultimi anni.
I capitali privati stranieri, stimati in 350.000-400.000 miliardi di dollari, in cerca di maggiori rendimenti, oggi convergono anche sul settore primario. L’agricoltura attrae oggi investitori ed imprenditori europei, americani, cinesi che acquistano grandi proprietà in Africa per coltivare prodotti tropicali, la cui domanda mondiale è destinata a crescere moltissimo.
Nuovi competitori
e delocalizzazione
Per quelli mediterranei, per lo stesso motivo , olio e vino in particolare, l’aumento della offerta ha origine dagli agricoltori nelle Americhe, in Asia ed in Australia che, nella previsione che la domanda sia destinata a crescere, creano grandi aziende, totalmente meccanizzate, integrate a valle con l’industria di trasformazione. I costi di produzione sono assai più bassi di quelli europei e nord africani che si troveranno concorrenti molto agguerriti ed innovativi.
Fiori e piante ornamentali sono prodotti da agricoltori europei nelle aree tropicali africane , per sfruttare le migliori condizioni climatiche, i bassi salari, la presenza di una rete logistica collaudata che li fa affluire in Olanda a prezzi molto concorrenziali. I coltivatori locali hanno modo di affiancarli, sempre che abbiano un sufficiente know how, e di trarre soddisfacenti redditi.
In conclusione i paesi nordafricani debbono fare esclusivo affidamento sulle loro capacità locali per progredire.
Tre modi per aiutare
Come l’Europa può aiutarli concretamente ed in maniera efficace? Vi sono tre differenti percorsi da seguire per offrire loro sostegno. I primi due richiedono assai modesti mezzi finanziari
1) Migliorare la qualità del personale dei servizi divulgativi, del tutto inadeguata allo stato attuale a svolgere con successo le funzioni di assistenza, di promozione e di guida dell’ agricoltura locale.
Il grande divario fra ciò che si produce e ciò che si potrebbe ottenere, impiegando diffusamente e correttamente tutte le tecniche di coltivazioni più moderne e collaudate, è l’opportunità più evidente. E’ al tempo stesso una possibilità di crescita senza dover ricorrere a nuovi investimenti, agendo sul fattore umano.
La formazione del personale dei servizi divulgativi può essere attuata anche con l’E:Learning per il basso costo e la maggiore efficacia rispetto alla formazione tradizionale.
Consulenti, esperti ricercatori, istruttori locali, con la maggiore preparazione ed in possesso di una appropriate metodologia, sarebbero in grado di raggiungere due obiettivi: introdurre innovazioni di prodotto e di processo e migliorare le conoscenze e la professionalità di piccoli coltivatori e di conduttori di aziende agricole.
Gli agricoltori andrebbero poi aiutati a creare forme associative per l’acquisto collettivo di mezzi tecnici, per la gestione dei servizi alla produzione, per commercializzare alcuni prodotti e per esportarli.
Agendo contemporaneamente sulle donne si migliora la alimentazione, la puericultura, ed in generale le condizioni di vita nelle aree rurali.
Le risorse finanziarie necessarie per potenziare i servizi di “extension” sono minime ed i vantaggi sono immensi e duraturi. Gli investimenti educativi danno i rendimenti più alti ovunque.
La Cina per accelerare il decollo delle agricoltura, ad esempio, dopo l’avvio della riforma fondiaria, ha messo a disposizione dei vecchi e dei nuovi agricoltori oltre 350.000 divulgatori adeguatamente addestrati, l’ India da anni ha un numero di divulgatori non molto dissimile, che seguono un metodo introdotto dalla World Bank dal dopoguerra.
2) I centri di ricerca agricoli europei potrebbero collaborare a ridurre il divario fra l’offerta e la domanda di innovazioni genetiche, in particolare per le leguminose, con programmi ad hoc, integrando gli interventi sul personale dei servizi locali di “extension”.
3) I servizi logistici e quelli di mercato, insufficienti ed inefficienti, se migliorati con interventi sulle infrastrutture delle aree rurali offrirebbero a molti coltivatori l’accesso al mercato.
La decisione politica
più difficile e delicata
Infine la misura politicamente più difficile delicata, ma alla lunga inevitabile: i vincoli che ancora esistono a difesa degli agricoltori greci, italiani, ciprioti in particolare, che intralciano gli scambi internazionali di questi prodotti, andrebbero gradualmente rimossi, in un’ottica che agevoli gli scambi, attenuando però il “dumping sociale” di Paesi a bassissimo costo di manodopera e pressoché privi di tutele sociali per i lavoratori, ed impedendo che la loro concorrenza rovini le aziende agricole dell’Europa mediterranea.
Non è cosa facile. Una soluzione, almeno parziale, potrebbe essere quella di orientare le aziende agricole nordafricane verso la coltivazione di primizie e di “tardizie”, cioè con produzioni in anticipo o in ritardo rispetto a quelle dell’Europa mediterranea, sfruttando le differenze climatiche. E’ immaginabile inoltre che, evitando politiche forzatamente mercantilistiche volte soprattutto d acquisire valuta estera, una parte della maggiore produzione agro-alimentare possa essere volta ad accrescere e migliorare i consumi interni.
E’ d’altronde un dato ormai acquisito che gli ortaggi e la frutta , che in passato venivano prodotti solo nelle aree vicine ai centri urbani, oggi percorrono grandi distanze grazie allo sviluppo dei trasporti e delle tecniche di conservazione. Adeguati sistemi logistici e distributivi permetterebbero ai produttori africani di servire i mercati europei.
Realizzare questi traguardi, e quanto più velocemente possibile, sarebbe strategico non solo per la stabilità politico-sociale della riva Sud del Mediterraneo, ma anche per l’Europa. La sua industria, se le popolazioni rurali del Mediterraneo progrediscono rapidamente, beneficerebbe dell’aumento di domanda di beni e di servizi.
Il maggiore benessere dei Paesi nordafricani ridurrebbe il flusso dei giovani disoccupati che, in assenza di qualunque opportunità, sbarcano sempre più numerosi e disperati sulle nostre coste.
Le rivolte nate dal malessere profondo e generale della popolazioni, dalla maggiore consapevolezza della inadeguatezza dei regimi totalitari a creare benessere ed a garantire le libertà, cambieranno profondamente la situazione di quei paesi ed è probabile che migliorino le condizioni per lo sviluppo.
Le parole, le manifestazioni di solidarietà, la carità per soccorre persone in difficoltà e senza mezzi, dovranno cedere il passo ad interventi finanziari, assai più consoni ed adeguati per innalzare le condizioni di vita.
- Agronomo ↩




































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