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Home | ©2011 La Finanza sul Web | Articolo visto 13041 volte 26 giugno 2011

Banca Popolare di Spoleto: aumenta l’utile netto e riduce il dividendo

Di Redazione  •  Inserito in: Bilanci

Aderendo agli inviti dell’Autorità di Vigilanza per una rafforzamento patrimoniale degli Istituti di Credito

Più di un secolo di attività alle spalle (è stata fondata nel1895); 104 sportelli diffusi in cinque regioni e 14 provincie dell’Italia centrale, più uno sportello a Milano, cui si affianca una rete di promotori finanziari costituita da 34 professionisti; oltre 134 mila clienti; una raccolta complessiva pari al 31 dicembre scorso a 3,8 miliardi di euro; impieghi per oltre 2,3 miliardi, ed un avanzo netto nel 2010 di 9,1 milioni, in aumento del 13,9% rispetto all’esercizio precedente. Questa, in estrema sintesi, la foto istantanea della Banca Popolare di Spoleto. Un Istituto di Credito che da  circa un decennio era governato, con carismatica autorevolezza, dal presidente Giovannino Antonini, e su cui la Banca d’Italia è intervenuta con sconcertante determinazione per ottenere un mutamento della “governance”, mentre sul territorio si accavallavano le voci di tentativi di scalate, in particolare da parte della Coop Centro Italia (già presente con una piccola quota del 2% circa nel capitale sociale) che- secondo queste voci- necessitava di una propria banca per poter continuare a svolgere la raccolta di risparmio che ora esegue in forma anomala e che dovrebbero presto interrompere.

 

Il duro confronto con Bankitalia
 

 

E’ noto poi come è andata a finire: dopo le dimissioni di alcuni consiglieri, inaugurate da  quelle di Giorgio Raggi, espressione dell’azionista di minoranza Coop Centro Italia, la sospensione del direttore generale Alfredo Pallini (ex Bankitalia) e le sue successive dimissioni, anche il presidente Giovannino Antonini ha rassegnato le dimissioni, ma per assumere poi la carica di presidente della Spoleto Crediti e Servizi, la Società Cooperativa che con il 51,217% controlla la maggioranza assoluta del capitale della Popolare di Spoleto, e che, essendo una cooperativa e non una banca, non è sottoposta alla vigilanza di Bankitalia.

C’è da aggiungere che nell’Assemblea dei soci, tenutasi il 30 aprile scorso, si è ricompattata la maggioranza formata da Spoleto Credito e Servizi e dal Monte dei Paschi di Siena, che detiene il 26,005% del capitale della banca spoletina, ed è stato eletto, assieme ad un CdA che ricalca in larga parte il precedente, il nuovo presidente,Nazzareno D’Atanasio.

 

Il bilancio 2010

Ma veniamo ora al bilancio d’esercizio. Prima però sono opportuni alcuni cenni sull’andamento nel 2010 dell’economia in Umbria, per collocare l’attività ed i risultati della banca nello scenario in cui essa opera. E vale sottolineare che il radicamento ed il rapporto d’interazione con il territorio è particolarmente forte per una banca popolare, come quella di Spoleto, che benché negli ultimi decenni si sia  estesa nelle regioni confinanti, mantiene in Umbria quasi i tre quarti della sua rete di sportelli e l’82,4% dei suoi clienti.

Nel “cuore verde” dell’Italia, dopo il minimo storico toccato nel secondo semestre 2009, vi è stato lo scorso anno un leggero recupero dei livelli di attività economica, a seguito soprattutto di una ripresa delle esportazioni. Ma si tratta di segnali, più che di una netta inversione di tendenza. Il grado di utilizzo degli impianti infatti è stato nel 2010 in lieve ripresa rispetto al 2009, ma ancor inferiore di oltre 4 punti percentuali alla media del 2008. E la notevole capacità produttiva che resta inutilizzata, oltre alle incertezze su una effettiva ripresa, hanno determinato un forte calo egli investimenti, ed una conseguente bassa domanda di credito ad essi connessa.

Ovviamente il perdurare della congiuntura negativa si è riflesso sui livelli d’occupazione (7,6% rispetto al 6,7 del 2009), con un ricorso alla Cassa integrazione più che doppio rispetto all’anno precedente. Ed il deterioramento del mercato del lavoro ha influito negativamente sulla capacità di spesa delle famiglie, e quindi sui consumi. Anche la qualità del credito ha risentito del quadro congiunturale depresso, e l’assieme delle sofferenze ha raggiunto il 6,8% dei prestiti per le imprese ed il 3,5% per le famiglie consumatrici. Qualche segnale  positivo è venuto da un lieve aumento dei finanziamenti  per l’acquisto di abitazioni, mentre per le imprese il volume dei finanziamenti è cresciuto in misura modestissima (+0,5%).

 

Come la Popolare di Spoleto

ha reagito alla congiuntura:

l’aumento della clientela

 

A questo scenario  tutt’altro che entusiasmante la Banca Popolare di Spoleto ha reagito con un’attenta gestione dei costi, maggiori ricavi da servizi e con una robusta politica commerciale volta ad espandere la clientela, mitigando così il calo del margine d’interesse e la crescita delle rettifiche di valore.

Il numero dei clienti, salito al 31 dicembre scorso ad oltre 134 mila, ha evidenziato un vistoso incremento (+7,8%) rispetto ad un anno prima: 17.443 nuovi clienti hanno infatti più che compensato  l’estinzione di 7.625 vecchi rapporti.

L’aumento del “patrimonio clienti” ha consentito un incremento, sia pur lieve (+0,7%), della raccolta diretta da clientela, salita  a 2 miliardi e 476 milioni di euro, con un brillante andamento dei depositi in conto corrente (+7,1%) e dei depositi a risparmio (+18,2%), che ha compensato largamente la flessione dei “pronti contro termine”.

La raccolta indiretta invece è scesa da 1 miliardo e 430 milioni ad 1 miliardo e 352 milioni: flessione da ascriversi unicamente alla componente del risparmio amministrato, compresso dai tassi bassi e turbato dalle crisi dei debiti sovrani, mentre il risparmio gestito ha manifestato segni di lieve ripresa.

Tirando le somme: la raccolta complessiva da clientela si è cifrata in 3 miliardi e 828 milioni, a fronte dei 3 miliardi e 889 milioni dell’esercizio precedente.

 

L’incremento degli impieghi

 

In sensibile aumento invece gli impieghi a clientela, saliti del 7,6% da 2 miliardi e 174 milioni di euro a 2 miliardi e 339 milioni., grazie al peso crescente dei mutui che rappresentano il 57% del totale dei crediti erogati, seguiti a grande distanza dai crediti in conto corrente (18,5% del totale). Da segnalare anche l’avvio lo scorso anno dei prestiti al consumo “Consumit”, con promettenti risultati.

Abbiamo già accennato alla flessione del margine d’interesse, sceso da 77,5 a 71,4 milioni di euro, ed all’incremento delle commissioni, salite invece da 30,6 a 31,1 milioni. A deprimere il primo la diminuzione dei tassi, ed il conseguente minor contributo del portafoglio titoli, mentre il margine d’interesse da clientela è rimasto stabile, grazie al buon andamento dei volumi di raccolta e d’impiego.  A tonificare la componente delle commissioni (+18,1% rispetto all’esercizio precedente) ha contribuito il buon andamento del risparmio gestito ed in particolare del comparto assicurativo.

Il margine d’intermediazione primario ha raggiunto così i 107,6 milioni: appena un soffio (-0,5%) in meno rispetto all’esercizio precedente.

A deprimere poi il margine d’intermediazione, sceso a 109,9 milioni dai 116,3 di un anno prima, è stato soprattutto il diverso andamento dei mercati finanziari,: nel 2009 vi era stato un significativo rimbalzo dopo  la profonda crisi del 2008, e si era tradotto per la Popolare di Spoleto in un risultato netto di 9,1 milioni delle attività di negoziazione e valutazione dei titoli; nel 2010  i mercati finanziari sono tornati instabili, e con nuove ondate di crisi, e questa voce si è più che dimezzata, scendendo a circa 4 milioni di euro.

 

L’attenta gestione dei costi

 

Abbiamo già detto dell’attenta gestione dei costi. Quelli per il personale sono rimasti sostanzialmente stabili, di poco superiori ai 46 milioni di euro, benché l’organico della banca sia aumentato di 38 unità. Le altre spese amministrative sono state contenute in 34,3  milioni (+4,6%),  fronteggiando l’apertura di nuove filiali, la maggiore operatività della banca e maggiori costi legati alla gestione degli immobili. Infine le rettifiche di valore su attività  materiali ed immateriali (2,1 milioni contro i 2 dell’esercizio precedente), si incrementano di solo centomila euro, pur incorporando gli effetti economici del completamento della ristrutturazione di Palazzo Pianciani,  prestigiosa sede storica della banca spoletina.

Detratti dunque gli oneri operativi dal margine d’intermediazione, il risultato di gestione si cifra in 35,4 milioni di euro, contro i 43,9 dell’esercizio precedente. Ma a  riequilibrare il risultato  sono le minori rettifiche di valore  per deterioramento crediti: 26,4 milioni nel 2009; 17,9 milioni lo scorso anno, cosicché l’utile lordo  della operatività corrente sale a 17,6 milioni: il 12,4% in più rispetto ai 15,7 milioni del 2009.

Al netto delle imposte, l’utile è di 9,1 milioni (+13,9%).

Tenendo conto degli inviti espressi dalla Banca Centrale, per un rafforzamento patrimoniale degli Istituti di credito, il CdA ha proposto e l’assemblea ha deliberato  la distribuzione di un dividendo  di 0,12 euro per azione,inferiore a quello dell’anno precedente, per complessivi 3,5 milioni, mentre circa 5,2 milioni sono stati destinati a riserva.

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