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Home | ©2011 La Finanza sul Web | Articolo visto 8565 volte 11 ottobre 2011

Banca Centrale-Tesoro: dal matrimonio al concubinaggio

Di Redazione  •  Inserito in: La Coda dello Scorpione, Rubriche

Ma che fine ha fatto il famoso divorzio tra la Banca Centrale ed il Tesoro, introdotto in Italia nel 1981 con una “congiura aperta” (sono parole dello stesso Andreatta) tra l’allora ministro del Tesoro Beniamino Andreatta ed il governatore della Banca d’Italia, Carlo Azeglio Ciampi?

O meglio, che ne è oggi dei principi di separatezza tra governo e Banca Centrale allora solennemente proclamati, che trovarono poi  ulteriore suggello nel trattato di Maastricht?

Prima del divorzio i titoli di Stato che fossero rimasti inoptati alle aste del Tesoro, era obbligata ad acquistarli la Banca d’Italia, che a fronte di quei titoli emetteva moneta. Esisteva inoltre alla Banca Centrale un Conto di Tesoreria, cui il Tesoro poteva attingere  in caso di necessità.

Era un sistema che calmierava da un lato  l’onere degli interessi che il Tesoro deve pagare sul debito pubblico, dall’altro consentiva al governo di essere di manica larga con le spese. La Banca d’Italia infatti non poteva sottrarsi all’obbligo di sottoscrivere i titoli pubblici; un diverso comportamento, come sottolineò Guido Carli, sarebbe stato un “atto sedizioso”.

Andreatta aveva certo le migliori intenzioni quando, consultati i giuristi che gli dissero che ne aveva i poteri, con una semplice lettera a Ciampi, ignorando il Parlamento, sciolse la Banca d’Italia da quell’obbligo. Pensava che, non avendo più la possibilità di scaricare i titoli pubblici sulla Banca Centrale, obbligato a fare i conti col mercato, il governo sarebbe stato spinto a comportamenti meno prodighi, che avrebbero frenato l’indebitamento e l’inflazione.

Ma cosa accadde in concreto dopo questo famoso “divorzio”? Esso contribuì, forse, a calmierare l’inflazione, ma aumentò di certo l’onere degli interessi che il Tesoro italiano doveva pagare per reperire risorse sul mercato. Ed il debito pubblico, invece di diminuire, continuò ad aumentare, anche in rapporto al “pil”. Passò infatti nel 1981 dal 61 al 66,4% del “pil”; dal 66,4 a quasi il 72% l’anno dopo;  dal 72 al 77,3 tra il 1983 ed il 1984; dal 77,3 all’84,2% l’anno seguente, e così via, fino a superare il 100% alla fine del decennio.

Una parte determinante in questa irresistibile ascesa la ebbe proprio il peso degli interessi: esso era pari al 5,1% del “pil” nel 1980; ha toccato il 13% nel 1993. Per oltre un decennio l’Italia ha dovuto impiegare  più del 10% del suo prodotto interno per pagare gli interessi sul debito pubblico.

Certo, la causa prima di questa ascesa è stato l’aumento vertiginoso del costo del denaro deciso nel 1979 dagli Stati Uniti e trasmesso a tutto l’Occidente,  e la propensione alla spesa dei governi, ma un contributo determinante l’ha dato il divorzio con la Banca d’Italia, che ha esposto il Tesoro senza difese ad un mercato divenuto d’un colpo esoso,  e dominato in seguito dalla speculazione.

Ma i  guai causati dalle buone intenzioni di Andreatta e Ciampi (di cui è lastricata la via dell’inferno…) non finiscono qui. All’inizio degli anni novanta, la mole del nostro debito fu una delle giustificazioni addotte per le privatizzazioni. Fu una sorta di nuovo “sacco di Roma”.

Ulteriore conseguenza: le banche sino ad allora pubbliche che detenevano la maggioranza delle quote (cioè delle azioni)della Banca d’Italia sono diventate private. E così oggi anche la Banca d’Italia è un istituto di diritto pubblico, come sancisce la  legge bancaria del 1936 e come ha confermato la Cassazione nel 2006 , ma è posseduta da privati.

Ma torniamo al famoso divorzio. Dopo la crisi finanziaria globale del 2007-2008 le Banche Centrali, in tutto il mondo, son dovute intervenire a salvare le banche sull’orlo del fallimento ed a comprare  titoli di Stato. Lo ha fatto e lo fa  la FED; lo ha fatto  e lo fa  la Banca Centrale Europea; lo ha fatto la Banca d’Inghilterra, che ancora il 6 ottobre scorso ha acquistato titoli di Stato per 75 miliardi di sterline.

Ed il divorzio? C’è sempre, naturalmente. Solo che le Banche centrali, sciolto il matrimonio col Tesoro, sono passate ora ad un concubinaggio.

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