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Home | ©2011 La Finanza sul Web | Articolo visto 14598 volte 23 settembre 2011

Agenzie di rating: silete! (E andate a nascondervi…)

E’ incredibile che le Agenzie di “rating” americane abbiano ancora credito in Europa dopo le pesantissime accuse rivolte loro dalle Commissioni di inchiesta del Congresso degli Stati Uniti.

Di Redazione  •  Inserito in: Finanza Internazionale

di Paolo Raimondi

 

Non c’è bisogno di scomodare le tre Agenzie di “rating” di base americana, la Fitch, la Moody’s e la Standard & Poor’s, per sapere che il debito sovrano del Portogallo è in seria difficoltà o che l’Irlanda, dopo la Grecia, rischia un default. Moody’s addirittura ventila l’ipotesi di dichiarare lei che la Grecia è in default! Pertanto gli innumerevoli titoli lanciati dalla stampa e dai media televisivi sul declassamento di Lisbona da parte di Moody’s o sul rischio banche europee espresso dalla S&P sembrano del tutto fuori luogo. Lo stesso giudizio negativo di Moody’s su trenta banche spagnole scopre «l’acqua calda». Ma anche l’Italia da tempo è entrata nel mirino. di queste sedicenti “Agenzie”, che in realtà sono semplici società private. Ma il rating attribuito delle suddette Agenzie incide però, com’è noto, sull’andamento dei titoli trattati sul mercato, determinando perdite di valore o aumenti dei costi e degli interessi passivi. Perciò avallare acriticamente il “rating” delle «tre sorelle» può rivelarsi un puro atto di masochismo. Le Agenzie in questione, avendo perso credibilità negli Stati Uniti, ormai concentrano il loro impegno valutativo sul mercato europeo e dell’euro. Negli Usa esse sono state messe sotto accusa  da tutti coloro che hanno cercato di dare delle spiegazioni alla crisi finanziaria globale degli ultimi tre anni. 
 
Le pesanti accuse
della Commissione
di inchiesta sulla crisi
 
In particolare il Rapporto della Financial Crisis Inquiry Commission (Fcic), la Commissione indipendente di indagine sulla crisi, voluta dal  Congresso, le indica come gli attori principali del collasso finanziario. Il Rapporto dice: «Noi sosteniamo che il fiasco delle Agenzie di “rating” sia stato un elemento essenziale del meccanismo distruttivo finanziario. Esse sono state le promotrici chiave del meltdown finanziario, cioè della dissoluzione sistemica. Non si sarebbe potuto vendere i titoli ipotecari, che sono stati al cuore della crisi, senza il loro timbro di approvazione. Gli investitori si sono ciecamente fidati dei loro giudizi. In alcuni casi il loro “rating” era obbligatorio. La crisi non sarebbe potuta accadere senza le Agenzie di rating. Tra il 2007 e il 2008 il loro rating ha fatto prima salire i mercati e poi,  con l’abbassamento repentino delle loro valutazioni, li ha fatti precipitare». La Fcic ha condotto un “casestudy” sui comportamenti e i collassi (break down) della Moody’s. Quest’ultima tra il 2000 e il 2007 aveva concesso la tripla A a ben 45.000 securities, titoli legati alle ipoteche immobiliari.   
 
Nel 2006 la Moody’s sfornava 30 bollini di tripla A al giorno a favore di titoli ipotecari. I risultati, come è noto, sono stati disastrosi.  L’83% di tali titoli, targati con la tripla A, nel 2006 sono stati  “downgraded”, cioè svalutati! Ed è incredibile constatare come, con una dimostrata percentuale d’errori dell’86%, i giudizi di tale Agenzia possano ancora avere credito ed essere considerati credibili! 
 
La succube complicita’
degli organi di vigilanza

La Commissione denuncia inoltre che gli organi preposti al controllo di fatto «erano troppo dipendenti dalle Agenzie di rating». Durante gli anni dell’euforia non pochi operatori del settore, preoccupati per la «febbre da cavallo» del mercato, avevano invano investito i responsabili della supervisione, in primis la Federal Reserve. Le testimonianze riportate nel rapporto utilizzano parole assai pesanti, «pazzia», «veleno», «allarme ». Secondo la Fcic, il disastro ci accentuò all’epoca di Clinton, quando il governatore della Fed, Alan Greenspan, al Congresso Usa nel 1997 chiese di «rimuovere le vecchie restrizioni che diminuiscono l’efficienza economica e limitano le scelte dei consumatori di servizi finanziari». Allora partì la fatidica «securitization », cioè la cartolarizzazione, la possibilità di «impacchettare» titoli, quali quelli ipotecari, per costruire altri titoli chiamati mortgage- backed securities (Mbs) da piazzare sul mercato. Questi ultimi sono stati ulteriormente «impacchettati» per creare altri titoli, i cosiddetti collateralized debt obligations (Cdo). Ovviamente tutti o quasi tutti questi  prodotti finanziari hanno goduto del bollino di Tripla A e invaso il mondo intero. La “bacchetta magica” della securitization ha trasformato prodotti finanziari a rischio in titoli supervalutati in quanto «il sistema bancario era molto desideroso di facilitare una tale alchimia». Di fatto le Agenzie di “rating” sono diventate gli attori primari del perverso processo. E’ la stessa conclusione raggiunta dal Permanent Sub Committee on Investigations del Senato Usa, guidato dal democratico Carl Levin e dal repubblicano Tom Coburn, nel suo rapporto finale intitolato “Wall Street and the Financial Crisis: Anatomy of a Financial Collpase”. Il documento dedica quasi cento pagine allo studio dei comportamenti in particolare della Moody’s e della Standard & Poor’s. Con dovizia di dettagli si prova come esse hanno fornito “rating gonfiati che hanno contribuito alla crisi finanziaria nascondendo il vero rischio insito in molti derivati Mbs”. Esse si sono rese responsabili di una  molteplicità di problemi tra cui rating erronei e conflitti di interesse per il semplice fatto che erano pagate dalle finanziarie di Wall Street che richiedevano tali rating. Essi erano poi la base per lauti profitti”.

“Dal 2004 al 2007 Moody’s e S&P  hanno emesso pagelle quasi tutte con un voto AAA per decine di migliaia di Mbs legati ai mutui casa e alle ipoteche ed ai contratti Cdo. In cambio di alte commissioni esse presentavano tali titoli come ottimi investimenti sicuri. Nel 2006 molte ipoteche cominciavano ad entrare in situazioni di insolvenza. Ciò nonostante le agenzie continuarono per altri sei mesi a sfornare altissimi rating per nuovi derivati.Quando a luglio 2007 i default aumentarono in modo significativo, le suddette Agenzie cominciarono improvvisamente ad abbassare il “rating” per migliaia di titoli. Alcuni di questi erano appena arrivati sul mercato con la tripla AAA. Banche, fondi pensioni e assicurazioni, che per legge non possono detenere titoli con un “rating” basso e insicuro, sono state costrette a disfarsene. Prima il mercato dei Mbs e poi quello dei Cdo crollarono”, dice il rapporto. E’ stato documentato che più del 90% dei Mbs con rating AAA emessi nel 2006 e nel 2007 è stato poi declassato al livello di “junk”, spazzatura. Da ultimo, secondo il Wall Street Journal, anche le autorità di controllo bancario e finanziario, recentemente riformate per correggere la loro pericolosa e complice latitanza durante le fasi calde della crisi, cominciano a far sentire la loro voce.

La Security Exchange Commission starebbe avviando azioni legali nei confronti di alcune Agenzie di rating, tra cui la S&P, per il loro ruolo svolto nel valutare il merito creditizio di titoli legati ai mutui che hanno causato la crisi finanziaria. Nel settore dei paesi emergenti la credibilità delle Agenzie di “rating” americane è zero. 

La Cina e l’Asia
cominciano a fare da se’

La Cina ha da tempo una sua Agenzia di “rating”, la Dagong, venuta alla ribalta della cronaca qualche mese fa per un taglio da AA ad A+ apportato al “rating” del debito americano, aggravato da un “out look” negativo che, come ha detto il suo direttore Guan Jianzhong “potrebbe portare ad ulteriori revisioni al ribasso”. Si trattava di una risposta secca alla decisione della Fed di immettere nel mercato altri 600 miliardi di dollari per far fronte al problema del debito pubblico americano, del deficit di bilancio e dell’enorme disoccupazione. Dagong ha anche abbassato nella stessa misura il rating sovrano su Londra che “riflette il deterioramento della capacità di rimborso del debito pubblico da parte del Regno Unito”. Sotto la spinta cinese lo scorso aprile a Kuala Lampur in Malesia è stata costituita l’Associazione Asiatica delle Agenzie di Rating, con il compito di riformare l’attuale sistema internazionale di valutazione del debito e di creare nuovi e condivisi standard internazionali di riferimento. L’obiettivo dichiarato è quello di stabilire meccanismi in grado di difendere i sistemi economici e bancari asiatici dall’azione speculativa scatenata da un uso incontrollato e parziale del meccanismo di rating, come accaduto in ambito europeo nel caso della Grecia. Da parte sua la Russia ha da tempo fatto sapere che non considera le “tre sorelle” del “rating” come affidabili. Già all’inizio del 2009 il primo ministro Vladimir Putin aveva annunciato che il suo governo era intenzionato a creare proprie Agenzie di “rating”. Questa mossa faceva seguito al lavoro del Comitato per la vigilanza bancaria della Duma, il parlamento di Mosca, per sottoporre l’attività delle Agenzie di rating internazionali ad un controllo e ad una supervisione russi. 

La latitanza dell’Europa

L’Europa invece è stranamente latitante. Il fatto che nel Vecchio Continente un paese dopo l’altro venga bombardato quotidianamente dalle “tre sorelle” del rating americane senza rispondere in modo appropriato, ha un qualcosa di perverso. Dallo scoppio della crisi si parla di una riforma del sistema del “rating” ma non si è fatto assolutamente niente. Forse in autunno l’esecutivo di Bruxelles presenterà una riforma delle regole e chissà se e quando entrerà in vigore. Nel frattempo il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione non legislativa in cui si richiede che le tre Agenzie siano ritenute responsabili per i giudizi che esprimono. Parole giuste ma purtroppo solo parole. La vera questione è la sovranità: sul futuro economico e politico dell’Europa decidono le “tre sorelle” oppure i governi e la Commissione europea? Certamente nessuno può proibire alle Agenzie di “rating” di emettere le proprie valutazioni,ma ritenere che esse siano il vangeloè una vera e propria aberrazione,come i fatti hanno ampiamente dimostrato.  

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