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Home | ©2010 La Finanza sul Web | Articolo visto 11548 volte 17 ottobre 2010

Perché la Merkel e Sarkosy vogliono tassare le banche e le transazioni finanziarie

Di Redazione  •  Inserito in: Europa, Finanza, Finanza Internazionale, Planisfero

di Giannina Puddu 1

Il 21 giugno di quest’anno, Angela Merkel e Nicolas Sarkozy, avevano sottoscritto e trasmesso una comunicazione al Primo Ministro canadese Stephen Harper in risposta alla sua del giorno 17 dello stesso mese.

In premessa il ricordo del loro primo incontro del 2008 a Washington ed il rilievo sui progressi fatti da allora sul programma di riforma della Regolamentazione Finanziaria, intesa come emergenza internazionale.
 

La lettera proseguiva con la richiesta di Berlino e Parigi della sottoscrizione di un accordo per introdurre una tassa sulle transazioni finanziarie ed un prelievo fiscale a carico delle banche, volto a garantire “un’equa ripartizione degli oneri” nella prospettiva di nuovi rischi sistemici.

A questo riguardo c’è chi sottolinea che, in presenza della nuova diffusa debolezza del sistema bancario, sarebbe inopportuna l’introduzione di una nuova tassa a carico delle banche.
 

In effetti, la Banca d’Italia (Bollettino Economico 61 – luglio 2010) rileva (per il nostro mercato interno) sia il progressivo rallentamento dell’attività di raccolta delle banche così come – sulla base delle relazioni consolidate primo trimestre 2010 dei primi 5 gruppi bancari – il calo dei profitti che si sono, mediamente, ridotti di un terzo rispetto ad un anno prima.

Perchè, dunque, la Merkel e Sarkozy insistono?

Come si sono ridotte le tasse sulle banche in Germania ed Italia

Nel Quaderno di Ricerche n. 46 dell’Ente Luigi Einaudi (ora trasformato) i ricercatori avevano osservato come e quanto si fosse progressivamente ridotta la tassazione sull’attività bancaria nel periodo che va dall’anno 1995 all’anno 2001 nei più grandi paesi occidentali, con il Tax Ratio che da un incidenza percentuale del 55% si era schiacciato su valori compresi tra il 22 ed il 45%. In particolare per l’Italia avevano ricordato i “rilevanti risparmi d’imposta introdotti, sulla falsariga della legislazione Amato del ’90, dalla legge delega n. 461/98 e dal decreto legislativo di attuazione n. 153/1999.

I ricercatori dell’Ente Einaudi proseguivano: “La Germania e l’Italia sono i paesi che presentano, nel periodo 1995-2001 una maggiore riduzione in termini relativi, del Tax Ratio sulle banche, diminuito più del 25%.”
 

Ancora in Italia, nel periodo 1998-2004 nuove agevolazioni, stavolta introdotte a firma Ciampi-Pinza, avevano consentito la detassazione di una parte degli utili assoggettata ad IRPEG, ridotta del 12,5%.

Con decisione del dicembre 2001, la Commissione UE aveva censurato le agevolazioni introdotte da Amato prima e Ciampi-Pinza poi in quanto incompatibili con la disciplina comunitaria sugli aiuti di Stato.

Tuttavia le agevolazioni fiscali sin qui accordate al sistema bancario paiono evidenti ed in grado di spiegare l’intransigenza della Merkel.

Maggiore trasparenza per le attività finanziarie
 
Merkel e Sarkozy confermavano, inoltre,  ad Harper il loro assenso circa la necessità di rafforzare il capitale delle banche al fine di rendere il sistema finanziario più preparato per resistere agli urti.
 

D’accordo anche sull’opportunità di decidere a Toronto l’accelerazione per l’introduzione di “forti misure” volte a migliorare la trasparenza dell’attività finanziaria esercitata in qualunque modalità ed in ogni area geografica.

In questo senso la richiesta al FSB (Financial Stability Board) di pubblicare, entro la fine del 2010, l’elenco degli stati membri del G20 che provocano distorsioni della concorrenza con l’adozione di comportamenti che confliggono con gli impegni internazionali assunti.
 

All’FSB, ancora, la richiesta di elaborare le linee guida di attuazione nazionale  dell’attività di regolamentazione, vigilanza e controllo dell’operato delle maggiori istituzioni finanziarie.

 

Veniva altresì richiesta alle autorità nazionali l’introduzione di sanzioni appropriate a carico degli attori finanziari, che devono essere orientati al rispetto delle regole.

Veniva segnalata inoltre l’urgenza di migliorare il processo di calcolo dei rating, di superare la mancanza di concorrenza nel rating e di introdurre un codice di condotta internazionale che disciplini l’attività di modifica e pubblicazione dei rating in quanto elementi di amplificazione delle turbolenze finanziarie e quindi di rischio per la stabilità finanziaria globale. 

 

Il Documento della Commissione Europea

Solo poche settimane prima, il 2 giugno, la Commissione Europea aveva sviluppato lo stesso tema  trasmettendo al Parlamento Europeo il suo Documento sulla “Regolamentazione dei Servizi Finanziari al servizio di una crescita duratura”.

Nel paragrafo introduttivo si legge, tra l’altro: “L’introduzione di un sistema finanziario più sano, più solido, più trasparente e più responsabile, operante al servizio dell’economia e della società nel suo insieme, capace di finanziare l’economia reale è una condizione indispensabile per garantire una crescita duratura……Una sana industria finanziaria dovrà sostenere le strategie europee 2020, sostenere l’impresa e particolarmente le PMI, garantire gli investimenti necessari ad assicurare la crescita e permettere  ai cittadini europei di progettare il loro futuro con fiducia.”
 
Rivolta al Parlamento, la Commissione aveva insistito sulla necessità di accelerare i tempi limitando al dicembre 2011 il termine massimo entro il quale i membri del G20 dovranno introdurre i tratti della nuova architettura finanziaria mondiale.
 

L’UE pare determinata a dare forma a questo processo così come ad influire sui singoli stati anche per contrastare e superare le eventuali posizioni protezioniste nazionali.

E’ in atto una vera e propria azione di forza globale volta a ridisegnare regole e comportamenti dell’industria finanziaria nella consapevolezza politica del forte impatto che la finanza ha sul presente e sul futuro delle nazioni. Pare che la Politica abbia deciso di riconquistare il suo primato.

Infatti, il testo della Commissione sottolinea che “la Regolamentazione deve prevedere degli incentivi che scoraggino i comportamenti eccessivamente speculativi e rischiosi e che garantiscano che l’industria  dei servizi finanziari si ponga al servizio degli interessi dei cittadini e dell’economia reale.”  Questa è una netta e forte posizione politica.

  1. Presidente Assofinance (Associazione Nazionale dei Consulenti Finanziari Indipendenti)
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