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Home | ©2010 La Finanza sul Web | Articolo visto 12753 volte 20 dicembre 2010

Le mistificazioni di Alan Greenspan

Nei prossimi decenni rapporti di cambio come variabile neutra

Di Redazione  •  Inserito in: Finanza Internazionale

Alan Greenspan, ex presidente della FED oggi scrive libri e articoli che dal Financial Times ritroviamo anche tradotti  su Il Sole 24 Ore.

Recente il suo intervento sul tema delle valute “Non è tempo di riserve” che apre con un richiamo alla nuova crisi che ha scosso la zona euro e che tende a presentare come massima causa di tensione.

In realtà, le ragioni di preoccupazione sono tanto più ampie da comprendere cause che riguardano l’intero aggregato economico planetario e non particolarmente o soltanto le debolezze delle periferie europee.

 

L’applicazione della sua tecnica della mistificazione raggiunge il massimo livello quando sostiene che “fortunatamente, gli sforzi titanici dell’Unione europea, con l’aiuto del Fondo Monetario Internazionale, sono riusciti a sventare le minacce per l’euro.”

Non è chiaro di quale minaccia stia parlando. Di un eventuale indebolimento dell’euro come conseguenza della dimensione del debito di alcuni Stati europei? Perché l’euro non dovrebbe potersi svalutare così come già, da mesi, si svaluta il dollaro? Perché non equiparare la “minaccia “  sull’euro alla “minaccia” sul dollaro?

Se non è minaccia in un caso non lo è nell’altro. Difatti, un’eventuale svalutazione dell’euro sarebbe, eventualmente, solo questo e non la messa in discussione dell’esistenza  della nostra moneta unica prospettata, artatamente,  come nuovo disastro incombente sui cieli d’Europa.

 

Le riserve auree

di Usa ed UE

 

Se, per caso, fosse reintrodotto il sistema monetario internazionale inaugurato a Bretton Wood nel 1944 con l’obbligo della conversione in oro del dollaro, si dovrebbe ragionare sull’entità delle riserve attuali premesso che, mentre la zona euro (banche centrali + BCE) ha una disponibilità pari a 10.900 tonnellate d’oro,  gli Stati Uniti  sono fermi a  8.133 tonnellate (fonte: FMI / Wikipedia, 11/2009) mentre la Cina pare aver accumulato 1.054 tonnellate.

Tradotto in esperienza quotidiana, sembra che Greenspan intenda volerci convincere del fatto che, guidiamo una vecchia e scassata utilitaria pur essendo noi, invece,  al volante di una Ferrari, e che questa potrebbe fermarsi per sempre solo se optassimo per la contingente necessità di ridurne la velocità su strada!

E’ ormai tempo che una nuova coscienza critica collettiva si levi per contrastare  efficacemente questi processi mistificatori.

E’ chiaro, ovviamente,  quanto convenga agli USA, in questa congiuntura, la debolezza del dollaro abbinata alla forza dell’euro;  inaccettabile, invece, l’arrogante pretesa di manipolare il pensiero e la volontà politica europea.

 

 

*Presidente AssoFinance


 

 

L’uso disinvolto

della leva monetaria

 

Quanto alle convenienze americane, a proposito dell’uso pragmatico delle leve monetaria e valutaria, già all’interno si levano voci “contrarian” come quella diJuly 28, 2005 Dr. Ron Paul is a Republican member of Congress from Texas.Ron Paul (membro repubblicano del Congresso del Texas) che invita a riflettere e seriamente sulle conseguenze della politica attuale della FED. Ron Paul ricorda che, alla fine del 1970, i banchieri centrali  compresero che la creazione eccessiva di liquidità crea inflazione, che a sua volta mina la crescita economica tanto che determinò l’intervento di Paul Volcker che, nel 1979, applicò un morsetto molto severo sulla espansione del credito, sanando la situazione.

Remember, the gold price was $800 an ounce.

Now, we did something. The United States – Paul Volcker, as you may recall, in 1979 came into office and put a very severe clamp on the expansion of credit, and that led to a long sequence of events here, which we are benefiting from up to this da

So I think central banking, I believe, has learned the dangers of fiat money, and I think, as a consequence of that, we’ve behaved as though there are, indeed, real reserves underneath the systeE’ la nuova  guerra sui cambi di cui si parla e che vede gli americani attori principali con la loro opera di incessante indebolimento del dollaro. Il massiccio ricorso alla leva valutaria tende a nascondere, mentre invece scopre, la strutturale e profonda debolezza dell’economia americana, costretta a mostrare i muscoli in quanto priva di forze alternative di maggior profilo economico e industriale.

Ma non è accettabile questo trasferimento della competizione internazionale sulle valute. Possiamo sognare che almeno l’ occidente possa  tendere verso la parità valutaria, accettando la vera sfida che è quella del confronto economico sul piano della competitività delle  merci e dei  servizi. Questo dovrebbe essere l’unico campo di confronto per le economie caratterizzate da solidità autentica. Nouriel Rubini ha previsto la parità euro-dollaro già nel 2011 e se un economista della sua lucidità è arrivato ad una tale conclusione evidentemente questa idea non è così pellegrina.

Qualche anno fa d’altronde era stato il premio Nobel per l’economia Robert Mundell a  suggerire un tasso di cambio alla pari tra dollaro ed euro, con una fascia d’oscillazione contenuta, al disopra o al disotto di tale parità.

A voler essere ottimisti, possiamo spingerci ad ipotizzare, nei prossimi decenni, uno scenario nel quale i rapporti di cambio  tendano a diventare variabile neutra, per la condivisa opportunità di indirizzare gli sforzi verso una più sana competizione globale, placando le arroganze nazionali che, tra l’altro, assumono, spesso, l’aspetto di un boomerang.

 

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