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Home | ©2010 La Finanza sul Web | Articolo visto 12318 volte 17 ottobre 2010

La sfida dell’India: entro 12 anni 30 Gigawatt di energia elettrica dal sole

Nelle scorse settimane si è compiuto un piccolo grande miracolo, Solar Impulse Hb-Sia, l’aereo solare a impatto zero sull’ambiente, le cui ali sono ricoperte solamente da cellule fotovoltaiche, ha compiuto 26 ore di volo notturno ininterrotto, senza carburante, solo grazie a quattro motori elettrici.

Di Redazione  •  Inserito in: Asia, Economia Internazionale, Planisfero

di Pierluigi Orati

Le ali di Solar Impulse, prototipo svizzero ideato e costruito da Bertrand Piccard, ricoprono una lunghezza di circa 64 metri (pari a quella di un airbus A-340) e sono coperte da circa dodicimila celle fotovoltaiche che si ricaricano durante il giorno con la luce del sole, incamerando l’energia necessaria per il volo. Il prototipo è un aereo leggero: pesa quanto un’automobile e certamente meno di un SUV: 1.600 kilogrammi, ma  quest’ ultima trasvolata ha posto un obiettivo ancora più “pesante” da raggiungere: quello di effettuare il giro del mondo a tappe con il solo supporto del sole.
Cogliamo l’occasione per fare il punto su un tema per definizione “scottante”: l’uso appunto dell’energia solare, una fonte energetica inesauribile ma ancora largamente sottoutilizzata rispetto alle sue potenzialità.
C’è una nazione (delle dimensioni e con la popolazione di un continente) che su questo tema va in controtendenza: l’India. In India infatti si stanno costruendo impianti fotovoltaici per una capacità di 1 GW ( cioè mille Megawatt,  vale a dire all’incirca la capacità di un reattore nucleare)  e dovrebbero essere completati entro il 2013. Tale quantità di energia può soddisfare il fabbisogno domestico di un milione di abitazioni. Il piano prevede un aggiunta dai 3 ai 10 GW entro il 2017 per poi porsi l’obbiettivo ambizioso di 20 GW prodotti da energia solare entro il 2022. L’equivalente, dunque, di una ventina di centrali nucleari.
Secondo le previsioni dell’Agenzia internazionale per l’energia, questi numeri faranno del continente indiano il produttore di oltre i tre quarti dell’energia elettrica derivante da solare al mondo.

La corsa delle multinazionali al solare indiano


Questo panorama apre grandi scenari ed enormi opportunità per le aziende che sapranno sfruttare velocemente l’occasione.
Fra i primi arrivati  troviamo l’americana Arizona’s First Solar e la Cinese China’s Suntech Power Holding, che stanno lavorando a piani specifici per raggiungere i 20 GW posti come obbiettivo dai piani di sviluppo indiani entro i prossimi dodici anni, partendo dagli attuali 30 MW presenti nel paese, progetto che si stima comporterebbe investimenti pari a 60 miliardi di Dollari.
Anche altre realtà industriali stanno approcciando il mercato indiano del solare, come il gruppo francese Areva che sta facendo “scouting”, mirati alla ricerca di progetti solari interessanti in India
Fra gli attori già esistenti più coinvolti nel progetto del solare troviamo anche una interessante joint venture  fra TATA e BP solar.
Sebbene l’India abbia grandi potenzialità di irradiazione solare sul proprio territorio, nonché una sterminata potenziale domanda energetica, ci sono anche delle “ombre” sotto il sole.

Ma le opportunità non sono a rischio zero…

Il Paese è fortemente dipendente dalle importazioni di materie prime necessarie per attuare un ricorso massivo all’uso fotovoltaico dell’energia solare: primo fra tutti il silicone, usato per la costruzione delle celle e dei pannelli solari.
Le opportunità nel settore non sono quindi “a rischio zero”, a quanto dicono gli esperti dell’industria in questione.
Una carenza di fondi potrebbe rappresentare poi  un serio limite alla continuità degli ambiziosi obiettivi che l’India si è posta sul lungo periodo.
Il governo indiano spera che finanziamenti e investitori internazionali siano di supporto per la costruzione di quella capacità che si è preposto, e diverse società internazionali, di concerto con il governo indiano, sono attive nella partecipazione a progetti che hanno come sviluppo temporale un obbiettivo dai 3 ai 5 anni prossimi.

Intervista esclusiva a “La Finanza

di Pierluigi Orati

Sembra splendente il futuro del solare in India, ma il suo sviluppo non è a rischio zero

 

Rajiv Gupta: la chiave di volta sono le joint-ventures con le imprese locali


Rajiv Gupta, amministratore delegato della Solwin Energy Ltd., di Nuova Delhi, ha un’esperienza ventennale nelle telecomunicazioni, ma è uno di quei manager indiani che ha scommesso sul settore delle energie rinnovabili, e vanta già in questo campo una collaborazione con una fitta serie di aziende occidentali: da Enfinity a Solar Millennium; da  Sun Power a  Tota-BP Solar, a  Sun Edition, a Sun Technics.
In questa intervista, rilasciata a “La Finanza”, cerchiamo di fare il punto sui futuri sviluppi di energie rinnovabili nel subcontinente indiano, su opportunità e rischi, e su quali siano, secondo la sua opinione, le possibilità di cooperazione fra Europa ed India riguardo nel campo dell’energia da fonti rinnovabili, con un “focus” particolare  sul solare.

Ed ecco le domande che gli abbiamo posto, e le sue risposte.

Qual’è la sua previsione per il futuro delle energie rinnovabili ed in particolare dell’energia solare nel subcontinente indiano?
“Come per  la dentizione da latte di un neonato  ci saranno dei piccoli dolori all’inizio, ma il futuro del solare in India – così come per il comparto delle telecomunicazioni- sembra splendente. Mercati emergenti come l’India offrono le migliori opportunità per la crescita economica, e il tempo del fare è adesso!
Pensa che ci sia spazio per promuovere una sempre più stabile e continua collaborazione fra l’India e il continente europeo nel campo delle energie rinnovabili? E se la risposta è positiva quali sono le pratiche da seguire per gli innovatori del settore?
La forte mancanza di ‘know-how’ in India ci rende una meta appetibile per le aziende europee che hanno una comprovata esperienza nel settore del solare. Il successo non è comunque scontato ma deve essere guadagnato sul campo. Un sistematico approccio alle sfide, comprendendo le leggi locali, la politica, la cultura e il sistema di affari, può potenzialmente produrre grandi risultati. Creare partnership multiple con le forti realtà industriali locali è un sicuro vantaggio.
Al momento in India c’è un gran fermento presso il ministero delle energie rinnovabili (l’unico Paese al mondo ad avere un apposito ministero dedicato alle energie rinnovabili  ndr.) per la costruzione di progetti “Multi-Megawatt” da energia solare nel Paese.
La “Missione Solare Nazionale”- che ambisce al  ragguardevole traguardo di 20 GW, con una rete di trasmissione interconnessa, entro il 2022-  segmentata in tre fasi distinte. La prima fase si prefigge un modesto obbiettivo di 1GW, con una rete di trasmissione interconnessa, entro il 2013. Ora quello che sembra interessante è che rispetto all’obiettivo di 1GW nel 2013 il ministero è già sommerso dalle richieste per un ammontare che supera potenzialmente i 10 GW. Le scarse barriere all’entrata e la mancanza di una visione chiara sul solare delle ricche Aziende indiane hanno spinto molti nuovi imprenditori europei a lanciarsi sul progetto indiano.
Molte Corporation indiane stanno ancora cercando i modelli di business sostenibili e sicuri. Il problema è  la mancanza di disponibilità di professionisti preparati in questo specifico settore.
Il Governo Indiano ha  focalizzato il suo impegno nello sviluppo delle potenzialità e della base produttiva del Paese nella prima fase della “missione solare.
Realtà già esistenti nel settore del solare come Moser Baer e Tata BP si stanno letteralmente arrampicando con tutte  le proprie forze per raggiungere la nuova ambiziosa domanda di solare.
Le multinazionali occidentali dal canto loro, trovano non pochi ostacoli nell’acquisizione dei terreni, per le procedure difficili ed a volte “enigmatiche”, richieste, rese ancor più complesse dall’ articolata burocrazia indiana.
La chiave di volta è  creare partnership multiple a livello locale. Ma anche identificare i possibili/credibili partner indiani non è un lavoro da poco.
L’India è una realtà complessa ed eterogenea (un mix di tante culture, spesso divergenti). Da uno Stato all’altro si possono trovare linguaggi, culture e realtà aziendali differenti.
Il segmento che, a mio parere, esploderà e crescerà, sarà forse non proprio il progetto multi-megawatt, bensì progetti fuori dalla rete di interconnessione (off-grid) e quelli sui tetti delle abitazioni o delle torri aziendali (rooftop).
Un dirigente senior di una azienda tedesca attiva nel solare in India già da qualche anno, mi ha detto che hanno un notevole e persistente profitto derivante dal fiorente mercato delle torri appartenenti alle compagnie di telecomunicazione che devono provvedere all’approvvigionamento di energia nelle loro nuove stazioni, situate in aree rurali altrimenti difficilmente raggiungibili dalla rete elettrica.
Si tenga conto che l’India ha al momento trecentomila torri appartenenti alle aziende di telecomunicazioni e questa cifra è previsto si raddoppi entro i prossimi tre anni.
Ciò detto, le opportunità più stimolanti si presenteranno sotto forma di fusioni e acquisizioni, una volta che il mercato sarà entrato in una fase più consolidata.

 

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