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Home | ©2010 La Finanza sul Web | Articolo visto 16465 volte 20 dicembre 2010

Festival dei lavoratori: “la glocal governance” nel segno della partecipazione

A Rocca di Papa la seconda edizione della “Cernobbio del lavoro”

Di Redazione  •  Inserito in: Economia Italiana

La “glocal” governance, cioè come rapportare il radicamento locale, indispensabile punto di forza, allo scenario economico globale di cui siamo parte; la irrinunciabile centralità del lavoro in un “capitalismo degli shareholders” che sembra avere invece un solo comandamento: “creare valore per gli azionisti”;

l’impresa come corpo sociale che ha nella partecipazione dei sindacati alla concertazione e dei lavoratori agli utili il suo sbocco naturale; la formazione come strumento costante di qualificazione del lavoro e di aumento della produttività, strada obbligata per poter aumentare i salari e nel contempo guadagnare competitività: questi i temi centrali del Festival Internazionale del Lavoro (una sorta di Incontro di Cernobbio del lavoro, come qualcuno l’ha definito), giunto alla sua seconda edizione, nell’ormai consueta, splendida cornice della “Villa del Cardinale”, a Rocca di Papa, tra i boschi declinanti verso il cerchio azzurro del lago di Castel Gandolfo. Organizzatori dell’incontro: la Fondazione Energèia della Federazione Lavoratori Elettrici della Cisl, la Scuola di Alta Formazione della Federazione dei Bancari ed il Centro Studi della stessa Cisl, le Università Lumsa e Tor Vergata di Roma, la rivista “Sindacalismo” e l’editore Rubettino. Tra i “media promotors” anche “la FINANZA”, presente inoltre con uno dei suoi più autorevoli collaboratori, il professor Vittorangelo Orati. Assieme all’amministratore delegato di Intesa- SanPaolo Corrado Passera, al Segretario Generale della FIBA-CISL Giuseppe Gallo ed all’on. Mario Baccini, presidente del Comitato Italiano per il Microcredito, egli ha partecipato infatti alla tavola rotonda su “Politiche per lo sviluppo, radicamento territoriale, capitalismo associativo, economia civile” con cui il Convegno, nel pomeriggio del 18 ottobre scorso, ha aperto concretamente i suoi lavori.

 

Impossibile, naturalmente, sintetizzare in qualche pagina due giorni e mezzo di interventi e di dibattiti. Ci limiteremo perciò ad accennare ad alcuni dei momenti salienti: la tavola rotonda iniziale (il cui filmato integrale è consultabile sul nostro sito: lafinanzasulweb.it); la sezione dedicata ad “una governance sull’energia per uno sviluppo sostenibile” (su questo tema pubblichiamo a parte un’intervista a Carlo De Masi, Segretario Generale della Federazione Lavoratori Elettrici della CISL); l’intervista in collegamento telefonico col Presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia, ed infine il confronto tra Maurizio Sacconi, ministro del lavoro, e Raffaele Bonanni, Segretario Generale della CISL, sul tema che è stato il costante filo conduttore del Convegno, cioè quello della “governance”  per una partecipazione sociale.

 

Tre analisi a confronto

nella tavola rotonda

 

Nella tavola rotonda d’apertura il prof. Orati, con un intervento brillante e polemico che ha calamitato l’attenzione dei presenti, ha ribadito alcune delle sue tesi “eretiche” che i lettori de “la Finanza” ( e prima quelli della “Finanza Italiana”) ben conoscono: l’impossibilità di stabilire una terapia per la crisi senza prima avere chiaramente diagnosticato la malattia che l’ha determinata; il vicolo cieco in cui è finita la scienza economica, divenuta rito dogmatico, officiato da accademici economisti(ci); la fallacia e l’insostenibilità del teorema di Ricardo, secondo cui tutti i partecipanti traggono vantaggio dagli scambi internazionali, dogma su cui poggia la globalizzazione, malgrado l’evidenza dei guasti che essa provoca nei Paesi un tempo “avanzati”: il ristagno o la recessione dell’economia, l’aumento strutturale della disoccupazione, l’arretramento costante dei diritti e dei redditi dei lavoratori, per cui più che di Paesi “avanzati” si dovrebbe parlare di “Paesi in via di sottosviluppo”. Di qui, secondo Orati, la necessità di “cambiare paradigma”, cioè cambiare lo schema interpretativo dello scenario economico  e quindi la strategia per affrontare la crisi.

Corrado Passera, a.d. di Intesa-SanPaolo ha riconosciuto che in Italia, ma anche nel resto d’Europa, il tasso di crescita attuale non è sufficiente a creare occupazione. E mentre Orati ha esposto un’analisi teorica, su cui basare una opportuna terapia, Passera ha affrontato il problema col pragmatismo del manager: bisogna – egli ha detto – lavorare sulla competitività delle imprese, sul sistema Paese, sulla coesione sociale e sul dinamismo complessivo della nostra società. Poi ha aperto pienamente alla concertazione, che della partecipazione è il primo passo: “In tutti questi campi – ha sottolineato infatti – c’è da collaborare e confrontarsi tra aziende e sindacato. Le relazioni industriali in una situazione del genere sono un elemento chiave”.

Infine, in sintonia, come vedremo, con la Marcegaglia, un accenno alla necessità di rendere più flessibili i contratti di lavoro, i quali debbono “tener conto di esigenze continuamente in cambiamento”, mentre il contratto nazionale di lavoro deve “lasciare più spazio a contratti locali che tengano conto delle caratteristiche di ogni azienda e di ogni settore”. Ed è quest’ultima, secondo Passera, “una delle prossime sfide che l’impresa, assieme al sindacato, dovrà cogliere e risolvere”.

Giuseppe Gallo a sua volta, con un intervento lucido e di ampio respiro, ha riportato il discorso anche sull’analisi dello scenario generale e delle cause che l’hanno determinato, prima di affrontare il tema delle scelte da adottare.

 

L’origine della crisi

e il ritorno alle regole

 

Rigettando l’ottimismo di maniera, egli ha premesso che “siamo ancora dentro una crisi di enorme gravità”. Ha ricordato come l’abolizione negli Stati Uniti del Glass-Steagall Act (e in Italia della legge bancaria del 1936), che ha cancellato la separazione tra banche commerciali e banche d’investimento, e tutta la “deregulation” che l’ha accompagnata e seguita, siano all’origine della “bolla finanziaria” che ha travolto l’economia.

Pur essendo la crisi tutt’altro che risolta, alcuni passi avanti, seppur tardivamente, ha riconosciuto Gallo, sono stati fatti . “Finalmente si torna alle regole, ed entriamo nella fase della regolamentazione dei mercati finanziari”. E nuove regole, secondo il Segretario Generale della FIBA-CISL, sono il presupposto affinché le imprese finanziarie adottino strategie e comportamenti orientati alla responsabilità sociale ed ambientale dell’impresa, con un modello di banca che favorisca una più equa distribuzione del reddito e la partecipazione dei lavoratori alla “governance”.

Tema questo di un ritorno all’economia sociale di mercato, “che rimetta al centro la persona, le sue potenzialità, i suoi bisogni” che è stato al centro anche dell’intervento dell’on. Baccini.

 

La “governance”

dell’energia

 

Sulla “governance”  dell’energia, nel quadro di uno sviluppo sostenibile, riportiamo  a parte, come accennato, l’intervista a Carlo De Masi. Ma non si può non accennare anche all’intervento di Roberto Crivelli, responsabile delle relazioni industriali dell’ENEL, il quale ha sottolineato come l’obbiettivo di una sostenibilità ambientale e sociale necessiti di un’azione che si svolga a diversi livelli: quello locale, ovviamente, ma anche quelli nazionale e sovranazionale.

In ambito europeo e nazionale, egli ha rilevato, ci si sta muovendo nella giusta direzione, ma occorre creare in Italia una soluzione condivisa da tutti i vari”stakeholders”. Ed a questo riguardo egli si è augurato che il sindacato svolga una funzione di raccordo tra il mondo industriale e le istituzioni.

 

Emma Marcegaglia:

una sussidiarietà

basata sulla responsabilità

 

 

Ed eccoci al collegamento telefonico di Emma Marcegaglia, che ha sostituito la sua presenza fisica al Convegno, confermata sino a poche ore prima, e resa impossibile dal perdurare di impegni precedenti.

Un intervento tutt’altro che meramente cerimoniale quello del Presidente della Confindustria, bensì denso di contenuti, ed anche di proposte, pienamente in linea con il tema della partecipazione caro alla CISL e su cui  si imperniava il Convegno.

“Viviamo, ha ricordato la Marcegaglia, momenti difficili, di discontinuità, in cui non esistono soluzioni preconfezionate”. Ma, ecco il punto, “la politica da sola non può affrontare processi decisionali sempre più complessi; dobbiamo sviluppare  una nuova forma di sussidiarietà basata sulla responsabilità, ed ognuno di noi deve fare un passo indietro rispetto agli interessi che rappresenta per raggiungere un’ottica di interesse generale. Proprio le difficoltà della crisi economica – ha sottolineato il presidente della Confindustria – hanno dimostrato come la partecipazione delle parti sociali ai processi decisionali sia essenziale, ricordando inoltre come proprio grazie alla concertazione tra le parti sociali sia stato  possibile gestire situazioni difficili e complesse, nella crisi devastante che ha colpito il mondo, con il calo del “pil” e l’impatto negativo sull’occupazione, firmando ciononostante 12.000 accordi, e concordano con i sindacati la ricerca di una strategia comune per incrementare la crescita economica, la produttività ed i salari.

E come Passera anche il Presidente della Confindustria ha indicato nella contrattazione di secondo livello lo strumento che può permettere un migliore incontro tra salario e produttività. “la nostra scommessa, ha sottolineato, è proprio sul cambiamento delle regole per dare un maggiore spazio al secondo livello; è un processo già iniziato in Italia e insisteremo su questa strada anche a livello europeo”.

Il numero uno della Confindustria ha indicato le quattro linee fondamentali su cui, a suo giudizio, dovrà progredire la concertazione in Europa: flexsecurity (cioè contratti a tempo indeterminato ma con gradi di flessibilità), produttività, adattabilità e formazione continua.

 

Sacconi e Bonanni

a confronto

 

Ed eccoci infine al confronto finale tra il ministro Sacconi ed il Segretario generale della CISL, Bonanni, che  come nei fuochi d’artificio ha chiuso in bellezza il Convegno.

Sacconi ha esordito accennando al “collegato lavoro” della legge finanziaria di due anni or sono, che ha arricchito il “cassetto degli attrezzi” delle parti sociali, con elementi di maggiore sussidiarietà, tra cui l’arbitrato secondo equità. Ricordando poi come quarant’anni or sono lo Statuto dei Lavoratori abbia irrobustito la parte normativa rispetto a quella contrattuale, ha accennato allo “Statuto del lavoro” che presto verrà sottoposto al giudizio del Parlamento. “Oggi- ha sottolineato- possiamo definire insieme un Testo Unico e possiamo immaginare che una parte dell’impianto regolatorio possa essere delegata alle parti nel concreto della contrattazione”.

E’ stato chiesto a Bonanni: ma dalla centralità della contrattazione e dei soggetti sociali, verranno poi risultati concreti?

“La recrudescenza della crisi globale ha reso più difficile la nostra situazione”, ha ammesso il segretario della CISL. “Noi possiamo rispondere generando intanto un clima di fiducia. Bisogna far qualcosa, e farlo insieme. E senza oneri per lo Stato. Per il bilancio pubblico i nostri accordi debbono essere a costo zero. La CISL con le imprese ha dato vita ad una collaborazione che non aveva precedenti. Abbiamo costruito un sistema cooperativo che possa mettere d’accordo noi e le imprese. Quando poi si tratterà di dividerne i frutti, allora discuteremo. Ma occorre costruire la base della nostra economia,che è il lavoro”.

Gli ha fatto eco il ministro Sacconi: “occorre deliberare senza oneri aggiuntivi di finanza pubblica; senza una forte disciplina di bilancio l’Italia avrebbe rischiato di fare la fine della Grecia, anche se la nostra situazione non è paragonabile a quella greca, per il basso grado di indebitamento  delle nostre famiglie e delle nostre imprese, per la ricchezza finanziaria netta delle famiglie, la loro propensione al risparmio, e per  la qualità degli attivi delle nostre banche. Il salario può crescere se cresce la produttività; il parametro non è più la difficoltà dell’accordo: è il mondo che cambia”.

E’ possibile, è stato chiesto un “tagliando”, cioè una sorta di controllo sul funzionamento regolare, rispetto all’accordo contrattuale dell’anno passato?

Bonanni ha risposto ricordano che la CISL ha rinnovato  migliaia di contratti senza un’ora di sciopero. Non era mai successo. La CGIL, che non aveva sottoscritto quelle linee-guida, ha firmato anch’essa i rinnovi. Se il “tagliando”, ha aggiunto, può essere occasione per tornare a un clima unitario, ben venga.

Un accenno alle ipotesi di sciopero generale, prospettate da alcuni ambienti della sinistre e della CGIL. Bonanni ha ricordato che oggi nel sindacato CISL ed UIL assieme fanno la maggioranza,  e che le decisioni su uno sciopero generale vanno prese nelle riunioni sindacali comuni, non nella piazza.

Infine si torna al tema centrale della partecipazione. Dopo le dichiarazioni del ministro Sacconi, che annunciava la volontà del governo di procedere speditamente su tale strada, c’è stata, com’è noto, una moratoria, in attesa che le parti sociali trovino esse stesse un accordo su tale materia.

 

Partecipazione dei lavoratori:

cominciare dalle imprese

a capitale pubblico prevalente?

 

La partecipazione agli utili è il tema prevalente che suscita una certa diffidenza nelle imprese, perché implica la trasparenza dei bilanci.

C’è una resistenza forte sia da parte della CGIL che della Confindustria. Ma la partecipazione non significa un mutamento sul ponte di comando delle imprese.

Mi auguro ha aggiunto Sacconi, che i tavoli  della trattativa tra le parti sociali diano una risposta positiva entro la fine dell’anno, altrimenti il Parlamento tornerà a procedere.

E’ possibile, si è chiesto Bonanni, che le parti sociali giungano ad un avviso comune?  Un tempo vari imprenditori concepivano la partecipazione come un tentativo di comandare a casa loro. Ora si discute, ma la soluzione è difficile. Ci sono difficoltà, ma nessuno dice:”non ne voglio sentir parlare”. La partecipazione in realtà non implica la direzione dell’impresa, ma poteri di indirizzo e controllo, ed il possesso di informazioni vere.

Quindi il segretario generale della CISL lancia  una proposta stimolante: se il governo vuole favorire la partecipazione, può farlo incentivando soluzioni in tal senso, ad esempio cominciando a sperimentare la partecipazione nelle aziende  ove la presenza pubblica è ancora maggioritaria e determinante, come le Poste, l’Enel, l’Eni, le Ferrovie, le banche, e nei servizi pubblici locali. Questo sarebbe un modo per muovere il tavolo della trattativa tra le parti sociali.

Infine una constatazione generale: questo non è il tempo del conflitto sociale. Una volta il problema era quello della distribuzione; oggi il problema è la creazione di ricchezza.

Un motivo di più, aggiungiamo noi, per procedere sulla via della concertazione e dell’associazionismo partecipativo.

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