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Home | ©2010 La Finanza sul Web | Articolo visto 16867 volte 20 dicembre 2010

A Rodi mille economisti al capezzale della crisi

L’ incontro del World Public Forum “Dialogo delle Civiltà”

Di Redazione  •  Inserito in: Finanza Internazionale

La dichiarazione finale dell’VIII conferenza annuale del World Public Forum Dialogue of Civilization (WPFDC), tenutasi a Rodi lo scorso 7-11 ottobre con la partecipazione di un migliaio di economisti, accademici e intellettuali provenienti da tutto il mondo, affronta efficacemente l’attuale crisi globale nei sui aspetti sia economici che sociali e umani.

“Il mondo sta attraversando una crisi globale sistemica multi dimensionale determinata dall’antagonismo tra la finanza e l’economia “reale”… Il crollo dell’economia finanziaria è avvenuto in quanto essa è totalmente inadeguata di fronte ad un ordine mondiale in cui i valori della vita umana, della società e della natura dovrebbero essere presenti in eguale misura”, si legge nel testo.

Invece di essere un servizio per l’economia, la finanza ha capovolto i principi, mettendo intere economie al servizio dei settori finanziari. Come se la coda scodinzolasse il cane e non viceversa.

I partecipanti alla sessione plenaria e nei vari panel hanno analizzato gli effetti della crisi in dettaglio e con una giusta preoccupazione e allerta.

 

Più volatilità

maggiori profitti…

 

L’ex cancelliere austriaco, Alfred Gusenbauer, ha stupito il pubblico raccontando alcuni suoi recentissimi incontri con banchieri e manager finanziari che hanno manifestato contentezza per le recenti tensioni sulle monete e sui mercati dei debiti sovrani in quanto “quando c’è un’alta volatilità noi facciamo buoni affari e maggiori profitti”.

Molti altri interventi hanno espresso la convinzione che siamo ancora molto lontani da una “exit strategy” vincente e che potrebbero essere necessari 6-8 anni perché l’economia ritorni ai livelli di prima della crisi.

Il panel economico ha sviscerato le cause della crisi sotto vari aspetti: cupidigia (greed), rischio, leverage, speculazione, mancanza di regole, ecc. Con martellante precisione, la bolla dei derivati Otc è stata indicata come la manifestazione più evidente del “financialism”, come anche Vladimir Yakunin, presidente del WPFDC e delle Ferrovie Russe ( RZD) ha definito la crescita cancerogena della finanza speculativa.

Sotto questo aspetto meritano particolare attenzione gli interventi dei rappresentanti della Cina, Li Xin, dell’Accademia delle Scienze di Shanghai e Liu Junmei della Fudan University, che hanno duramente denunciato la bolla dei derivati gestiti dalla City e da Wall Street come il problema finanziario maggiore prima delle crisi fino a tutt’oggi. Questi interventi devono essere interpretati come la linea di difesa contro le recenti accuse americane nei confronti della Cina di freno alle richieste di rivalutazione dello yuan.

 

 

Yakunin: è la prima crisi

del sistema neoliberista

 

Vladimir Yakunin ha sviluppato ulteriormente la sua critica. “Questa è la prima crisi del sistema globale basato sui principi neoliberisti, ha sottolineato, e il gap tra i paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo, invece di diminuire, si è approfondito e il crollo generalizzato degli aiuti verso i paesi poveri lo hanno aggravato”.

Alcuni hanno messo in evidenza che più che una crisi globale abbiamo una crisi dei sistemi economici degli Usa e dell’Europa, anche se è stato detto di non sottovalutare gli effetti della pandemia del virus speculativo.

Oltre ai salvataggi delle banche in fallimento e ai crolli di produzione e occupazione, i paesi industrializzati avranno nel 2014 un debito pubblico pari al 120 del Pil. I paesi del Bric invece, dimostrano di essere molto competitivi a capaci di sostenere una crescita notevole. Inoltre, è evidente che gruppi industriali dell’India, Cina e Brasile e di altri settori emergenti sono entrati nella lista delle 30 più importante aziende del mondo, in gran parte grazie alla partecipazione dei rispettivi Stati. Infatti tutte queste nuove importanti fabbriche sono possedute o partecipate dallo Stato.

Secondo Yakunin: “Questo è un segnale che le cose stanno cambiando e potrebbe essere un indizio della tendenza che l’economia globale seguirà dopo la crisi finanziaria. Il mondo sviluppato è di fronte ad una seria sfida: riconoscere come necessaria la partecipazione dei governi nello sviluppo economico e sociale, oppure accettare la stagnazione ed vedere il tasso del Pil e la loro prosperità scivolare verso il basso, perdendo nel contempo l’ordine stabilito.”

 

Il ruolo dello Stato

nell’economia

 

Il ruolo dello Stato negli affari economici e sociali è stato al centro di un approfondito dibattito che ha analizzato una serie di casi specifici.

Uno è stato quello della modernizzazione tecnologica e industriale della Germania dell’Est dopo l’unificazione. Questa regione ha vissuto una trasformazione radicale, raggiungendo livelli di sviluppo ieri impensabili: nuove infrastrutture, nuovi alloggi, investimenti tedeschi e stranieri nei settori dell’alta tecnologia, un aumento del Pil del 200%, un aumento dei redditi privati del 50%, meno danni ambientali e centri cittadini rinnovati e modernizzati. Una storia di successo che è costata molto, ma non c’erano alternative. Circa 1,2 trilioni di euro sono stati investiti nelle infrastrutture fisiche, in educazione e progetti sociali. E’ stato messo in pratica l”enabling State”, cioè lo Stato che agevola e sostiene l’accesso e la libera circolazione di conoscenza e di tecnologie tra i paesi e le fabbriche.

Un secondo esempio del ruolo positivo che lo Stato può giocare per una vera “exit strategy” è  quello del sostegno promosso da alcune grandi istituzioni finanziarie pubbliche europee per progetti di investimento di lungo termine nelle infrastrutture e nelle nuove tecnologie. Questi enti sono oggi impegnati nella costruzione di un Long Term Investors Club per orientare investitori pubblici ma anche privati, come i fondi equità e i fondi pensione, verso progetti di sviluppo dell’economia fisica su scala mondiale.

 

Dopo la crisi un nuovo

ordine mondiale

 

Sulla stessa lunghezza d’onda si trova la proposta, presentata a Rodi, di Bonds for African Development, obbligazioni per lo sviluppo dell’Africa, che i paesi del Bric potrebbero acquistare per promuovere grandi progetti infrastrutturali (trasporto, acqua, educazione e salute) nel continente africano, troppo spesso dimenticato.

Si è convenuto che se il settore privato non è capace di creare nuovi posti di lavoro, i governi devono sopperire in questi momenti di emergenza, come datore di lavoro di ultima istanza, un po’ come fece il presidente americano Franklin Delano Roosevelt con il New Deal nel periodo della Grande Depressione.

La conferenza di Rodi ha anche affrontato il ruolo centrale della formazione dei futuri attori economici a cui bisognerà tornare ad insegnare l’etica e il vero spirito di nuova imprenditorialità. Non più semplici manager o esperti finanziari, bensì “syncretic stewards”, cioè individui con interessi più universali capaci di coniugare partecipazione e valori morali in economia.

“La comunità internazionale sta attraversando una lunga storia di crisi e ha riconosciuto la necessità di un discorso sociale e politico multilaterale e più strutturato che dovrà diventare il soggetto dell’ordine mondiale post crisi”, ha concluso Vladimir Yakunin.

Le sfide poste dalla grande crisi attuale non sono state ancora affrontate. Si richiedono azioni a livello internazionale e nazionale non solo rivolte alle politiche monetarie e fiscali ma anche mirate a innovare l’intero sistema di governance e di valori. La cooperazione dovrà essere il fulcro di queste azioni. Soprattutto una cooperazione tra le istituzioni bancarie e finanziarie, e tra i governi e le grandi organizzazioni economiche internazionali sotto la guida del G20 ma anche dei nuovi raggruppamenti regionali tra vari paesi.

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Autore: Redazione » Articoli 668 | Commenti: 202

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